Il dossier migranti torna a creare tensione sull'asse tra Roma e Berlino. La Germania punta a riprendere i trasferimenti verso l'Italia dei richiedenti asilo per i quali la responsabilità viene attribuita al nostro Paese, riaprendo una questione rimasta sostanzialmente congelata dalla fine del 2022. Al centro c'è il principio secondo cui, in determinate condizioni, uno Stato europeo può chiedere a un altro Paese di prendere o riprendere in carico un richiedente protezione internazionale.
La linea del governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz rischia così di aumentare la pressione sull'esecutivo di Giorgia Meloni. Per l'Italia il punto è particolarmente sensibile: la sua posizione geografica ne fa uno dei principali Paesi di primo ingresso lungo la rotta del Mediterraneo centrale.
Il blocco deciso dall'Italia nel 2022
La questione nasce dalla decisione assunta dall'Italia alla fine del 2022, quando l'Unità Dublino italiana comunicò agli altri Stati europei la temporanea sospensione dei trasferimenti in ingresso, fatta eccezione per alcune categorie, tra cui ricongiungimenti familiari e minori non accompagnati.
La motivazione era legata alla pressione esercitata sul sistema nazionale di accoglienza e alla difficoltà di garantire posti sufficienti. Gli effetti sono stati rilevanti. Secondo l'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo, i trasferimenti verso l'Italia sono successivamente scesi fino ai minimi storici.
È proprio questo equilibrio che Berlino intende superare. La Germania sostiene da tempo la necessità che le regole europee sulla responsabilità delle domande d'asilo vengano effettivamente applicate, soprattutto nei confronti dei migranti che, dopo essere entrati nell'Unione attraverso un altro Stato membro, raggiungono il territorio tedesco.
La stretta di Merz sull'immigrazione
La scelta si inserisce nella politica migratoria più restrittiva adottata dal governo Merz. Il cancelliere ha fatto del controllo dell'immigrazione irregolare uno dei punti centrali della propria azione politica, con un rafforzamento dei controlli e una maggiore attenzione ai rimpatri e ai trasferimenti verso gli altri Paesi europei.
Per Berlino la questione non riguarda soltanto l'Italia. L'obiettivo politico è ridurre i cosiddetti movimenti secondari, cioè gli spostamenti dei richiedenti asilo dal Paese europeo di primo ingresso verso un altro Stato dell'Unione.
Il problema per Roma è evidente. Una piena ripresa dei trasferimenti potrebbe riportare in Italia persone che, dopo essere arrivate attraverso il Mediterraneo e aver lasciato traccia del proprio ingresso nel sistema europeo, hanno successivamente raggiunto la Germania.
Il nuovo Patto europeo cambia lo scenario
La partita si intreccia inoltre con il nuovo quadro europeo su migrazione e asilo. Nel 2026 l'Unione europea è entrata nella delicata fase di passaggio dal vecchio sistema di Dublino alle nuove regole del Patto sulla migrazione e l'asilo, pensate per combinare responsabilità dei Paesi di frontiera e meccanismi di solidarietà tra gli Stati membri.
Per l'Italia si apre quindi una fase complessa. Il governo Meloni ha insistito in questi anni sulla necessità di fermare le partenze, rafforzare le frontiere esterne e accelerare i rimpatri. Ma Roma continua contemporaneamente a chiedere che la gestione dell'immigrazione non venga scaricata soltanto sui Paesi mediterranei.
La pressione tedesca riporta proprio questa contraddizione al centro del confronto europeo. Se Berlino riuscirà a rendere nuovamente operativi su larga scala i trasferimenti verso l'Italia, il dossier potrebbe diventare uno dei terreni più delicati nei rapporti tra Merz e Meloni, nonostante la collaborazione costruita dai due governi su numerosi altri dossier europei.