Napoli

"Il fatto che Napoli cresca più di città con una vocazione turistica consolidata da decenni dice una cosa precisa: non è il numero di visitatori a produrre valore, ma quanto di quella spesa resta dentro una filiera organizzata», dichiara Amedeo Conte, Ceo di Worldtours.

"Venezia e Firenze hanno flussi che Napoli non ha ancora, eppure crescono meno. È il segnale che il turismo, da solo, non spiega niente. Quello che fa la differenza è la struttura che sta sotto: chi trasporta, chi accompagna, chi organizza, e soprattutto se lo fa in regola".

Le stime della mappa del Pil 2026 elaborata dal Cer per Confesercenti, costruite sulle previsioni dell'Ufficio parlamentare di bilancio che fissano allo 0,9% la crescita italiana, collocano Napoli a +1,5%, contro una media del Mezzogiorno ferma allo 0,8% e a un decimo di punto da Roma e Milano, entrambe a +1,6%. Nel Sud il capoluogo campano precede Bari (+1,3%). Il confronto che Conte richiama riguarda invece due città a forte specializzazione turistica: le stesse elaborazioni indicano Venezia a +0,7% e Firenze a +1,1%, entrambe sotto il valore napoletano.

Il quadro di questi giorni conferma il picco. Secondo le stime diffuse dal Comune di Napoli, tra il 13 e il 16 agosto sono attesi in città circa 600mila visitatori, contro i 550mila dello stesso periodo del 2025, con un pernottamento medio di quattro notti. Sul fronte ricettivo, l'indagine di Confindustria Alberghi tra le imprese associate colloca Napoli al primo posto tra le città italiane per occupazione ad agosto, con un tasso atteso dell'87% che sale al 90% nella settimana di Ferragosto, a fronte di una media delle destinazioni urbane del 68,6%.

"Ferragosto è un test di capacità, non un risultato», prosegue Conte. «Ci dice se la città regge il carico nei quattro giorni in cui tutto si concentra. Il Pil, invece, lo costruisci quando il picco è finito, e dipende da quanti di quei visitatori tornano e da cosa raccontano. Su questo bisogna essere onesti: il brand Napoli oggi è un patrimonio riconosciuto a livello internazionale, ma è un patrimonio collettivo e nessuno lo possiede. Basta un transfer irregolare, una tariffa contrattata al momento senza alcuna tracciabilità, un servizio venduto da chi non ha titolo per venderlo, e il danno non lo subisce l'operatore singolo: lo subisce la destinazione".

È il punto su cui l'operatore napoletano insiste da tempo, collegando la crescita economica alla regolazione del comparto dei servizi.

"Chi lavora rispettando obblighi, coperture assicurative e licenze compete con chi quegli obblighi non li ha, e lo fa nel momento di massima domanda, quando il controllo è più difficile e il visitatore ha meno strumenti per distinguere", aggiunge. "Non è una questione di categoria, è una questione di qualità percepita della destinazione. La reputazione è un'infrastruttura economica: costa anni costruirla e una stagione consumarla".

Lo stesso dossier segnala per Napoli un aumento dei prezzi stimato al 3,5%, secondo dato tra i capoluoghi italiani dopo Reggio Calabria (4,3%). Un elemento che, nella lettura del Ceo di Worldtours, rende la variabile qualità ancora più determinante.

"Se il costo del soggiorno sale, sale anche l'aspettativa. Il visitatore accetta di spendere di più, non accetta di spendere di più per lo stesso servizio di prima», conclude Conte. "Il Sud ha smesso da un pezzo di competere sul prezzo basso. Ora deve dimostrare di saper competere sull'organizzazione".