Nuovo materiale digitale entra nell’inchiesta sull’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. I carabinieri del Nucleo Investigativo hanno sequestrato un telefono cellulare e un personal computer a Valter Lavitola durante l’esecuzione della misura cautelare nel suo appartamento di Monteverde Vecchio, a Roma. I due dispositivi saranno sottoposti ad accertamenti e si aggiungono al materiale acquisito nelle precedenti attività investigative.

L’ex giornalista ed editore è stato arrestato il 10 agosto nell’ambito dell’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Roma sull’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report, a Pomezia. Per l’accusa Lavitola sarebbe il mandante dell’azione, contestazione che l’indagato ha respinto. La misura cautelare è stata eseguita dai carabinieri su provvedimento del gip.

La nuova pista passa dai dispositivi

Adesso una parte importante degli accertamenti si sposta ancora una volta sui contenuti digitali. Telefono e computer potrebbero consentire agli investigatori di ricostruire comunicazioni, contatti e spostamenti e di verificare eventuali collegamenti con gli altri soggetti coinvolti nell’inchiesta. Saranno gli esami tecnici a stabilire se nei dispositivi appena sequestrati vi siano elementi utili: allo stato non è possibile attribuire loro alcun contenuto investigativo prima delle analisi.

Il nuovo sequestro si aggiunge a quello effettuato durante la perquisizione del 4 luglio, quando gli investigatori acquisirono tre telefoni cellulari, due pen drive e sette manoscritti riconducibili a Lavitola. Quel materiale è ancora oggetto di approfondimenti. La perquisizione era scattata mentre, secondo la ricostruzione investigativa riportata nelle carte, l’imprenditore si preparava a partire per l’Africa.

È proprio dall’incrocio fra dati digitali, documenti, intercettazioni e dichiarazioni raccolte nelle ultime settimane che la Procura punta ora a consolidare la ricostruzione dei rapporti tra i diversi protagonisti della vicenda.

L’accusa sul presunto mandante

Secondo i magistrati della Dda di Roma, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, Lavitola avrebbe pianificato l’attentato avvalendosi di Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense indicato dagli inquirenti come possibile intermediario con il gruppo che avrebbe materialmente collocato l’esplosivo. Nei confronti di Tavares è stato emesso un mandato di arresto e l’uomo risulta ricercato.

L’ordigno, composto secondo gli investigatori da gelatina da cava, aveva danneggiato gravemente le auto del giornalista senza provocare vittime. Alla presunta organizzazione dell’azione viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.

Nell’ordinanza cautelare il gip attribuisce a Lavitola il progetto di favorire una futura ascesa politica di Ranucci, accrescendone la notorietà attraverso un attentato che avrebbe dovuto apparire come una ritorsione legata alla sua attività giornalistica. È la tesi dell’accusa e del giudice della fase cautelare, che dovrà essere verificata nel successivo percorso giudiziario. Le carte sottolineano inoltre che non sono emersi elementi per ritenere che Ranucci fosse a conoscenza del presunto piano.

Lavitola ha sempre respinto le accuse

Lavitola ha negato ogni coinvolgimento. Quando era stato convocato in Procura a luglio si era avvalso della facoltà di non rispondere alle domande, rendendo però dichiarazioni spontanee nelle quali aveva insistito sul rapporto di stretta amicizia con Sigfrido Ranucci e sull’incompatibilità, a suo giudizio, tra quel legame personale e l’ipotesi di essere il mandante dell’attentato.

La difesa ha dunque contestato fin dall’inizio l’impianto accusatorio. Sul fronte opposto, il gip ha ritenuto invece gli elementi raccolti sufficienti, allo stato dell’indagine, a giustificare la custodia cautelare in carcere.

Il prossimo passaggio a Rebibbia

Il calendario giudiziario prevede ora l’interrogatorio di garanzia di Lavitola nel carcere romano di Rebibbia mercoledì 12 agosto. Sarà il primo confronto davanti al giudice dopo l’esecuzione della misura cautelare e la difesa potrà scegliere se rispondere alle contestazioni o avvalersi della facoltà di non rispondere.

Parallelamente proseguirà il lavoro sui dispositivi elettronici. Il cellulare e il computer sequestrati nelle ultime ore ampliano infatti la mole di materiale già nelle mani degli investigatori. Ed è proprio dall’analisi di telefoni, memorie digitali, appunti e comunicazioni che potrebbero arrivare nuovi elementi per confermare o smentire la ricostruzione accusatoria di una vicenda che, dopo l’arresto del presunto mandante, entra adesso nella sua fase investigativa più delicata.