Un sondaggio sulla popolarità, i suggerimenti sui temi da inserire, le considerazioni sui possibili avversari e persino le fantasie su Palazzo Chigi. Nell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci emerge un capitolo che porta direttamente alla politica: il progetto coltivato da Valter Lavitola di trasformare il conduttore di Report in un possibile protagonista delle future elezioni.

È uno degli aspetti ricostruiti nell’ordinanza della gip di Roma Iole Moricca, che ha portato all’arresto di Lavitola, accusato di essere l’ideatore e il promotore dell’attentato contro il giornalista. L’ipotesi degli inquirenti è che l’azione dimostrativa dovesse aumentare la popolarità di Ranucci e favorirne una possibile ascesa politica, dalla quale lo stesso Lavitola avrebbe sperato di ricavare un ruolo di primo piano. L'impianto resta quello di un'accusa sottoposta alla verifica giudiziaria.

Il sondaggio per misurare Ranucci

Secondo la ricostruzione contenuta nelle carte, il progetto comincia ad assumere maggiore concretezza nel gennaio 2025. Lavitola comunica all’amico l’intenzione di commissionare un sondaggio sulla popolarità di alcuni personaggi pubblici, con l’obiettivo di verificare anche l’indice di gradimento del giornalista.

Non sarebbe rimasto soltanto un progetto elaborato unilateralmente da Lavitola. Dagli scambi riportati nell’ordinanza emerge infatti che Ranucci interviene sul questionario, proponendo integrazioni e indicando alcuni argomenti che, a suo giudizio, avrebbero assunto un peso crescente nella futura competizione politica.

Tra questi cita l’intelligenza artificiale, la gestione dell’egemonia digitale, i suoi possibili effetti sulla democrazia, l’ambiente e la transizione ecologica. È lo stesso giornalista, secondo i messaggi riportati nelle carte, a spiegare di avere integrato il materiale ricevuto aggiungendo altri temi.

Un elemento che documenta una partecipazione alla preparazione del sondaggio, ma che va tenuto distinto dal piano criminoso contestato a Lavitola: dalle informazioni finora emerse non risulta che Ranucci fosse a conoscenza del progetto dell’attentato.

Il progetto di Lavitola

Nella lettura della gip, l’obiettivo del faccendiere non sarebbe stato semplicemente aiutare un amico. Lavitola, secondo l’ordinanza, avrebbe investito tempo e denaro immaginando per sé una collocazione futura nel panorama politico italiano.

Il progetto avrebbe avuto quindi una doppia prospettiva: favorire l’ascesa di Ranucci e ritagliarsi, attraverso quella candidatura, un proprio spazio. Una chiave che gli investigatori considerano importante anche per interpretare il presunto movente dell’attentato.

Lavitola avrebbe incoraggiato più volte il conduttore di Report, facendo riferimento alla popolarità raccolta durante incontri pubblici e presentazioni di libri. Nei loro scambi compaiono ragionamenti sulla possibilità che Ranucci potesse raccogliere consensi trasversali e diventare competitivo rispetto agli attuali leader politici.

La gip inserisce questo scenario in una biografia già segnata dalla frequentazione dei palazzi della politica e da precedenti vicende giudiziarie che hanno incrociato passaggi delicati della storia politica italiana.

I messaggi sui possibili candidati

Il dialogo prosegue anche nei mesi successivi. All’inizio di aprile Lavitola invia a Ranucci un articolo dedicato ai possibili protagonisti di future primarie nel centrosinistra. Nell’ordinanza viene riportata la reazione del giornalista, che giudica alcuni dei nomi indicati come candidati poco credibili.

È in questa fase che il progetto, almeno nei messaggi, comincia ad assumere i contorni di una possibile operazione politica. Lavitola paragona quei mesi a una sorta di test elettorale sul modello americano e cerca di misurare non soltanto la notorietà dell’amico, ma anche la sua rete di rapporti.

Ogni incontro istituzionale diventa così occasione per alimentare la prospettiva. Quando emerge il nome del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Lavitola scherza sul futuro dell’amico e arriva a prospettargli la possibilità di diventare presidente del Consiglio.

Il corridoio di Palazzo Chigi

Il passaggio forse più simbolico arriva nel giugno 2025. Lavitola domanda a Ranucci se abbia mai percorso il corridoio dei presidenti a Palazzo Chigi. Il conduttore risponde di non esserci ancora stato.

Per la gip, quello scambio lascia emergere la proiezione politica coltivata dal faccendiere: immaginare un giorno l’amico nei luoghi più alti del governo e, parallelamente, costruire per sé un ruolo da consigliere e stratega.

È su questo terreno che l’inchiesta intreccia due piani radicalmente diversi. Da una parte ci sono conversazioni e ipotesi su un futuro politico di Ranucci, compreso il lavoro sul sondaggio. Dall’altra c’è il presunto progetto criminale attribuito a Lavitola, che secondo l’accusa avrebbe organizzato l’attentato dimostrativo proprio per accrescere la notorietà del giornalista e accelerarne l’ascesa.

La distinzione è decisiva: allo stato delle risultanze rese pubbliche, la partecipazione di Ranucci alle discussioni sul sondaggio non equivale a una conoscenza dell’attentato. È invece la magistratura a leggere nelle iniziative di Lavitola un disegno personale più ampio, nel quale la fortuna politica dell’amico avrebbe dovuto aprire una strada anche a lui.

L’inchiesta sulla bomba

L’arresto di Lavitola rappresenta l’ultimo sviluppo dell’indagine sull’esplosione avvenuta davanti all’abitazione del conduttore. Già a luglio gli investigatori avevano perquisito l’ex editore e sequestrato telefoni e altro materiale nell’ambito degli accertamenti sul possibile ruolo di mandante.

Con la misura cautelare, l’ipotesi investigativa ha compiuto un salto: Lavitola viene indicato come il presunto promotore del piano. L’accusa dovrà ora essere verificata nel procedimento giudiziario, mentre l’ordinanza consente di ricostruire il retroscena politico che, secondo gli inquirenti, avrebbe accompagnato la preparazione dell’attentato.

Il sondaggio, le correzioni, i ragionamenti sui candidati e le conversazioni su Palazzo Chigi diventano così tasselli di un quadro più vasto. Un progetto politico rimasto sulla carta che, nella ricostruzione accusatoria, Lavitola avrebbe cercato di accelerare attraverso un gesto criminale destinato paradossalmente a colpire proprio l’uomo del quale immaginava l’ascesa.