Berlino non arretra. I trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo per i quali la responsabilità ricade sul nostro Paese saranno eseguiti, perché questo, sostiene il governo tedesco, è quanto previsto dalle intese raggiunte con Roma e dalle nuove regole europee. La conferma arriva dal ministero dell’Interno tedesco, che si dice «un po’ sorpreso» dalle divergenze emerse negli ultimi giorni tra i due governi.
Berlino richiama l’accordo del 2025
Secondo la portavoce del ministero, Germania e Italia collaborano da tempo sulla gestione dell’immigrazione e nell’autunno del 2025 avrebbero raggiunto, insieme alla Grecia, accordi bilaterali destinati a regolare la ripresa dei trasferimenti. Il punto decisivo è la data del 12 giugno 2026, quando sono diventate pienamente applicabili le norme del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
La precisazione non è soltanto formale. Il nuovo regolamento europeo sulla gestione dell’asilo ha sostituito il precedente sistema di Dublino, pur conservandone uno dei principi centrali: in molti casi la domanda deve essere esaminata dallo Stato di primo ingresso o di soggiorno legale nell’Unione. Sono previsti però altri criteri, tra cui quelli legati alla presenza di familiari e ad alcuni rapporti precedenti con un Paese europeo.
Da qui la posizione tedesca. Per Berlino, gli accordi del 2025 stabilivano che con l’applicazione del nuovo sistema europeo sarebbero ripresi anche i trasferimenti verso Italia e Grecia. La portavoce ha sottolineato che, nella fase attuale, la questione riguarda soprattutto i casi maturati dopo l’avvio delle nuove norme europee.
Il caso della giovane somala
Il confronto è diventato concreto attorno al caso di una giovane cittadina somala arrivata in Germania dopo essere transitata dall’Italia. Il trasferimento nel nostro Paese è stato fissato per il 19 agosto. È il caso che ha trasformato una questione fino a pochi giorni fa prevalentemente amministrativa in un nuovo dossier politico tra i due governi. Secondo le ricostruzioni emerse in Germania, la donna ha chiesto protezione alle autorità tedesche, ma la competenza sull’esame della domanda viene attribuita all’Italia sulla base del suo precedente ingresso nel territorio europeo.
Roma prova a smorzare lo scontro
Da parte italiana, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha cercato di evitare una crisi diplomatica con Berlino. A margine della commemorazione di Sant’Anna di Stazzema, Tajani ha sostenuto che non dovrebbe esserci un vero problema politico con la Germania sulla questione dei cosiddetti dublinanti.
Il governo italiano, tuttavia, ha già chiarito la propria linea. Per Roma, le vecchie pendenze precedenti al 12 giugno 2026 devono considerarsi azzerate in forza delle intese raggiunte con alcuni partner europei. Per i casi successivi a quella data, invece, l’Italia intende discutere l’applicazione concreta dei trasferimenti e ha posto sul tavolo anche la questione delle imbarcazioni delle Ong che battono bandiera di altri Stati europei, in particolare tedesca.
È su questo punto che la posizione italiana assume soprattutto un valore politico. Le norme europee individuano lo Stato responsabile sulla base di criteri legati all’ingresso, alla permanenza e ai legami del richiedente asilo. La sola bandiera della nave che effettua un soccorso non determina automaticamente il trasferimento della competenza allo Stato di bandiera. Una eventuale «compensazione», quindi, dovrebbe passare attraverso un confronto politico tra governi e attraverso gli strumenti di solidarietà previsti dal nuovo sistema europeo.
Il fronte di Ceuta complica il quadro europeo
La tensione tra Roma e Berlino si inserisce in una fase già particolarmente delicata per la politica migratoria europea. Dopo l’ingresso irregolare di circa 72 mila persone a Ceuta a partire dal 30 luglio, le autorità spagnole restano in allerta per il rischio di un nuovo tentativo di attraversamento di massa in prossimità del 15 agosto. Nella città autonoma spagnola il governo locale ha chiesto nuove misure straordinarie per gestire le persone ancora presenti sul territorio.
Proprio la crisi di Ceuta ha provocato un duro scontro tra Italia e Spagna. Roma ha reintrodotto controlli temporanei per gli arrivi dalla Spagna, concentrandoli sui cittadini di Paesi extra Ue, e ha indicato il 15 agosto come prima scadenza per una possibile revisione della misura. Madrid ha risposto introducendo controlli sui collegamenti provenienti dall’Italia, annunciati fino al 7 settembre.
Il 12 agosto Tajani ha confermato che l’Italia non intende revocare le misure prima di Ferragosto. Dopo quella data, ha spiegato, il governo valuterà gli sviluppi della situazione, sostenendo che la decisione italiana non rappresenta una ritorsione contro la Spagna, ma una misura motivata dalla tutela della sicurezza nazionale e dei confini europei.
Il risultato è un’Europa che, proprio mentre prova a rendere operativo il nuovo sistema comune di asilo, torna a confrontarsi con uno dei nodi più difficili degli ultimi anni: stabilire non soltanto chi debba esaminare una domanda di protezione, ma anche come distribuire concretamente responsabilità e solidarietà tra gli Stati di primo ingresso e quelli di destinazione.