Il Ponte sullo Stretto di Messina ottiene un nuovo via libera tecnico, ma la strada verso i cantieri resta carica di condizioni. Il Consiglio superiore dei Lavori pubblici ha dato parere favorevole alla prosecuzione dell'iter, accompagnandolo però con oltre cento tra prescrizioni e raccomandazioni che dovranno essere affrontate già nella prima fase della progettazione esecutiva. Il quadro che emerge è quindi quello di un sì condizionato, molto lontano da un'autorizzazione senza riserve.

Il punto più delicato riguarda proprio la possibilità, introdotta dal governo, di sviluppare il progetto esecutivo per stralci. Il parere chiede che al termine della prima fase venga effettuata una verifica complessiva dell'ottemperanza alle prescrizioni, così da consentire alla società Stretto di Messina di avere un quadro unitario delle risultanze tecniche prima di procedere oltre. È questo il passaggio che potrebbe incidere maggiormente sul cronoprogramma.

Il nodo delle verifiche sismiche

Tra le questioni poste dal Consiglio superiore spicca la sicurezza sismica. Secondo il documento riportato dalla stampa, la ricostruzione della sorgente del terremoto del 1908 presenta ancora elementi di incertezza e viene richiesta una valutazione più avanzata del comportamento dell'opera negli scenari estremi.

Nel parere vengono richiamate anche registrazioni di eventi sismici più recenti, tra cui il terremoto del Centro Italia del 2016, che avrebbero mostrato in alcuni parametri valori superiori rispetto a quelli utilizzati nelle elaborazioni progettuali. Il Consiglio chiede quindi ulteriori verifiche e un aggiornamento degli studi prima di arrivare alla progettazione costruttiva definitiva.

Particolare attenzione viene riservata alle fondazioni delle torri. Il documento rileva la necessità di documentare in maniera più approfondita le verifiche strutturali e di valutare l'affidabilità dell'opera rispetto ai diversi stati limite. Anche gli scenari legati alla perdita o al danneggiamento di singoli componenti dovranno essere sviluppati con maggiore dettaglio.

Fondazioni, acciai e dati geologici da aggiornare

Le richieste non riguardano soltanto il sisma. Il Consiglio superiore domanda approfondimenti sulle caratteristiche degli acciai da utilizzare e sulle condizioni di fornitura necessarie per una struttura di queste dimensioni.

Dovranno inoltre essere riesaminati diversi elementi del sistema infrastrutturale: le fondazioni delle torri, i grandi blocchi di ancoraggio, le opere terminali, i viadotti, le gallerie e i collegamenti sia sul versante della Sicilia sia su quello della Calabria. Il progetto definitivo prevede infatti, oltre alla campata centrale di 3.300 metri, circa 40 chilometri complessivi di raccordi stradali e ferroviari.

Uno dei rilievi più significativi riguarda l'età di parte della documentazione. Alcune informazioni geologiche e geotecniche risalgono a diversi decenni fa e dovranno essere integrate alla luce dell'evoluzione delle tecnologie di indagine e delle conoscenze disponibili oggi.

Il senso del parere è dunque preciso: il progetto può proseguire, ma non limitandosi a trasferire automaticamente nella fase esecutiva le elaborazioni già disponibili. La mole degli approfondimenti richiesti comporta inevitabilmente una nuova fase di studi, controlli e validazioni.

Il possibile effetto sui tempi

È su questo punto che si apre il confronto politico. Il governo punta a mantenere in movimento il dossier e la società Stretto di Messina ha ribadito nei mesi scorsi l'obiettivo di completare rapidamente gli adempimenti necessari per riportare il progetto al Cipess. Nel luglio scorso una riunione a Palazzo Chigi aveva fatto il punto proprio sul cronoprogramma e sulla documentazione prevista dal decreto legge 32 del 2026.

Le prescrizioni del Consiglio superiore possono però tradursi in un allungamento dei tempi, soprattutto se gli approfondimenti sulla sicurezza sismica, sulle fondazioni e sulla geologia richiederanno nuove campagne di indagine o modifiche progettuali rilevanti.

La società concessionaria sostiene che almeno una parte delle verifiche rientrava già nelle attività previste per il progetto esecutivo. Il tema decisivo sarà quindi capire quante delle richieste potranno essere recepite attraverso approfondimenti ordinari e quante, invece, imporranno revisioni sostanziali.

Bonelli attacca, il governo difende l'iter

L'opposizione interpreta il documento come una smentita dell'ottimismo del governo. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha annunciato la disponibilità a portare il caso davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, sostenendo che le prescrizioni dimostrerebbero l'esistenza di criticità tecniche che non possono essere liquidate come secondarie.

Il fronte governativo continua invece a considerare il parere favorevole come un passaggio positivo dell'iter. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva già sottolineato nei mesi scorsi la prosecuzione del confronto con le istituzioni europee sui profili relativi agli appalti e alla direttiva Habitat, mentre la concessionaria aveva indicato la volontà di rispettare il cronoprogramma nonostante le verifiche richieste.

La partita, quindi, non è chiusa. Il Ponte supera un altro passaggio formale, ma entra adesso nella fase in cui le prescrizioni devono trasformarsi in calcoli, indagini e modifiche progettuali concretamente verificabili. Sarà la capacità di superare questo esame tecnico, più che il via libera formale, a determinare quando potrà aprire il primo vero cantiere.