Un minorenne di Trani è indagato per l’omicidio di Cosimo Quagliarella, il diciottenne di Andria morto dopo essere stato colpito a coltellate durante una rissa scoppiata nella notte in piazza Papa Giovanni XXIII. È il primo sviluppo investigativo di rilievo nelle ore successive alla tragedia che ha sconvolto le due città e che ora apre anche uno scontro politico sul tema della sicurezza e della prevenzione del disagio giovanile.

Il minorenne si presenta agli investigatori

Secondo quanto riferito dal suo difensore, l’avvocato Enrico Alvisi, il giovane si sarebbe presentato spontaneamente alle autorità intorno alle quattro del mattino, accompagnato dal legale, prima di ricevere convocazioni o altri provvedimenti. La sua posizione resta al vaglio degli inquirenti e l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale naturalmente a un accertamento di responsabilità. I Carabinieri, coordinati dall’autorità giudiziaria, stanno continuando ad ascoltare amici della vittima e persone che avrebbero assistito alla rissa. Tra gli elementi ritenuti potenzialmente decisivi ci sono anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona.

La tragedia si è consumata poco dopo la mezzanotte nella zona conosciuta come la pinetina di via Andria, in piazza Papa Giovanni XXIII. Cosimo Quagliarella era con un gruppo di amici arrivati da Andria per trascorrere la serata e organizzare una grigliata. Nelle vicinanze si trovava un altro gruppo di giovani di Trani. Una discussione sarebbe rapidamente degenerata in uno scontro fisico. Il diciottenne è stato raggiunto alla schiena da tre fendenti. Soccorso in condizioni disperate, è stato trasferito da Trani all’ospedale di Bisceglie, dove è morto poco dopo.

Di Lernia: «Il governo metta i Comuni nelle condizioni di prevenire»

Sul delitto interviene duramente Mino Di Lernia, assessore alla Tutela, Sicurezza urbana e Polizia locale del Comune di Trani. «La morte di un giovane avvenuta a Trani nel corso di una serata conviviale in strada ci colpisce tutti. E fa rabbia», afferma, chiedendo al governo di mettere i Comuni, «che sono in prima linea», nelle condizioni di lavorare sulla prevenzione del disagio.

L’assessore sposta quindi il confronto dal singolo episodio al rapporto tra amministrazioni locali e Stato. Secondo Di Lernia, davanti a fatti di questa gravità occorre ricordare ai cittadini la distinzione delle competenze e garantire ai territori strumenti finanziari e organizzativi stabili. La Costituzione attribuisce allo Stato la competenza legislativa esclusiva in materia di ordine pubblico e sicurezza, fatta eccezione per la polizia amministrativa locale.

Nel mirino dell’assessore entra anche il cosiddetto decreto Caivano, nato nel 2023 con misure rivolte al contrasto del disagio giovanile, della povertà educativa e della criminalità minorile. Per Di Lernia il provvedimento rappresenterebbe un modello fondato soprattutto sugli annunci, senza un adeguato sostegno strutturale ai Comuni. «Gli interventi vanno progettati, finanziati e resi strutturali», sostiene, annunciando che il tavolo politico sulla sicurezza cittadina dovrà diventare sistematico e non essere convocato soltanto sull’onda delle emergenze. Il decreto Caivano è stato convertito nella legge 159 del 2023.

Il dolore di Andria e una vicenda ancora da ricostruire

Alla tragedia ha reagito anche la sindaca di Andria, Giovanna Bruno, che ha parlato di un episodio capace di mostrare un preoccupante «imbarbarimento sociale». Una comunità piange un ragazzo di appena diciotto anni mentre gli investigatori cercano di stabilire cosa abbia innescato lo scontro, chi abbia materialmente impugnato il coltello e quale sia stato il ruolo dei diversi giovani presenti.

La presenza di un primo indagato segna dunque un passaggio importante, ma l’inchiesta resta aperta. Testimonianze, immagini di videosorveglianza e riscontri investigativi dovranno definire una dinamica che nelle prime ore ha restituito soltanto i contorni di una serata tra ragazzi trasformata, in pochi minuti, in una tragedia.