Sono ancora lì, nelle case alla periferia di Qusra, a sud di Nablus, mentre attorno continua una crisi che ormai ha superato i confini della Cisgiordania ed è arrivata fino a Washington. Famiglie palestinesi, attivisti internazionali e cinque italiani resistono da giorni alla pressione dei coloni israeliani che hanno circondato tre abitazioni, bloccato gli accessi e, secondo i residenti, interrotto più volte acqua ed elettricità. La presenza dei cinque connazionali, tra i 20 e i 40 anni, è documentata anche nelle testimonianze raccolte sul posto.
La vicenda ha provocato una reazione insolitamente dura degli Stati Uniti. L’ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, ha definito quanto accaduto un «orribile atto di terrorismo» e ha parlato apertamente di «terroristi israeliani» riferendosi agli estremisti coinvolti nell’assedio. È una presa di posizione particolarmente significativa per un diplomatico considerato da sempre vicino al movimento degli insediamenti. L’ambasciata americana ha inoltre confermato di essersi attivata con esercito e polizia israeliani.
Le case circondate e le scorte che diminuiscono
La crisi è cominciata domenica, quando decine di coloni hanno raggiunto le abitazioni e installato tende davanti alle case. Una delle proprietà appartiene a Loui Ridi, palestinese con cittadinanza americana residente in Ohio. Il fratello Qusai Abu Rida è rimasto nell’abitazione insieme al figlio adolescente.
Secondo i residenti, gli accessi sono stati ostacolati, le forniture essenziali interrotte e le persone nelle case hanno progressivamente ridotto i consumi mentre diminuivano cibo e medicinali. Reuters ha documentato che i coloni avevano chiuso la strada verso le abitazioni e tagliato acqua ed elettricità. Le Nazioni Unite hanno parlato di famiglie intrappolate in una condizione di paura e isolamento.
Le testimonianze raccolte raccontano anche il trasferimento di due bambine con un’ambulanza della Mezzaluna Rossa dopo giorni di tensione. La loro zia, Aisha Hassan, ha riferito che le piccole non riuscivano più a dormire e manifestavano forti sintomi di stress. Nelle tre abitazioni sono rimaste undici persone, sei palestinesi e cinque italiani arrivati per sostenere le famiglie.
Una delle italiane, identificata con lo pseudonimo Nancy, ha spiegato di essere arrivata il giorno precedente all’inizio dell’assedio insieme agli altri connazionali. La loro intenzione, ha raccontato, è restare finché la presenza internazionale potrà offrire sostegno alle famiglie palestinesi. Le sue dichiarazioni descrivono anche difficoltà nei rifornimenti e il timore che un eventuale abbandono temporaneo delle case possa trasformarsi in una perdita definitiva delle abitazioni.
L’esercito entra a Qusra
L’Idf ha progressivamente aumentato la propria presenza nel villaggio. Dopo un primo tentativo fallito di allontanare i coloni, le forze israeliane hanno smantellato due avamposti illegali, uno a Qusra e uno nella vicina Jalud, sequestrando materiale e fermando almeno un israeliano. Nell’area sono stati inviati anche soldati del 51esimo battaglione della Brigata Golani.
L’esercito sostiene di avere dispiegato le proprie forze con l’obiettivo di proteggere la popolazione e mantenere la sicurezza. Ma proprio il comportamento di alcuni militari ha alimentato nuove polemiche. Filmati diffusi nei giorni scorsi mostravano soldati pregare insieme ai coloni in una delle tende che avrebbero dovuto contribuire a sgomberare. L’Idf ha annunciato provvedimenti disciplinari nei confronti del personale coinvolto.
La gestione dell’operazione ha inoltre provocato uno scontro sulle evacuazioni. Alcuni residenti hanno raccontato di avere ricevuto l’ordine di lasciare le proprie abitazioni in pochi minuti per consentire ai militari di utilizzarle durante l’operazione. L’esercito ha invece affermato che gli abitanti avrebbero dovuto poter restare nelle case. Associated Press riferisce che diverse famiglie sono state inizialmente allontanate mentre i coloni continuavano a trovarsi in altre zone del villaggio.
La condanna di Washington
A trasformare il caso di Qusra in una questione internazionale è stata soprattutto la presenza di un cittadino americano tra i proprietari delle abitazioni coinvolte. Huckabee ha detto che l’ambasciata aveva sollecitato l’intervento delle autorità israeliane e ha definito criminali le intimidazioni contro la famiglia.
L’ambasciatore ha poi precisato che i responsabili rappresentano, a suo giudizio, una piccola minoranza del movimento dei coloni. Resta però la portata politica della sua denuncia. L’amministrazione americana ha generalmente mantenuto posizioni molto favorevoli agli insediamenti israeliani e il ricorso alla parola «terrorismo» nei confronti di estremisti ebrei rappresenta una rottura rispetto al linguaggio abituale di Washington.
Anche l’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani è intervenuto sul caso, denunciando il rischio che le pressioni esercitate sui residenti abbiano come effetto l’allontanamento delle famiglie dalle loro terre. Il ministero degli Esteri palestinese ha parlato a sua volta di azioni terroristiche e di un tentativo di espulsione forzata.
Netanyahu tace, Katz condanna gli estremisti
Il premier Benjamin Netanyahu non ha finora assunto personalmente una posizione pubblica altrettanto netta sul caso. Il governo si trova in una fase politicamente delicata, mentre la questione degli insediamenti resta centrale per l’ala nazionalista e religiosa della maggioranza.
Il ministro della Difesa Israel Katz ha invece condannato le azioni degli estremisti, proprio mentre partecipava alla cerimonia per il ripristino dell’insediamento di Ganim, evacuato nel 2005. La contemporaneità dei due eventi riassume una delle contraddizioni che attraversano oggi la politica israeliana: condanna delle iniziative illegali individuali, ma prosecuzione e accelerazione della politica di espansione degli insediamenti sostenuta dal governo.
Persino Israel Ganz, presidente del Consiglio Yesha, organizzazione che rappresenta il movimento degli insediamenti, ha definito inaccettabile quanto accaduto a Qusra. Nello stesso intervento ha però chiesto di superare gli Accordi di Oslo per consentire una maggiore espansione degli insediamenti.
Una violenza diventata strutturale
Qusra non è un episodio isolato. Secondo l’Onu, nei primi mesi del 2026 il villaggio ha registrato più attacchi da parte dei coloni di qualsiasi altra comunità della Cisgiordania. Associated Press riferisce di 1.476 attacchi di coloni denunciati dalle autorità palestinesi dall’inizio dell’anno e di 87 palestinesi uccisi da coloni o militari israeliani nello stesso periodo. Israele contesta la lettura complessiva di queste statistiche e sostiene che parte delle vittime fosse coinvolta in attacchi o scontri.
È in questo quadro che l’assedio delle tre case assume un valore più ampio. Non soltanto una contesa attorno a poche abitazioni, ma uno dei punti in cui si incontrano l’espansione degli avamposti, la difficoltà delle autorità israeliane nel fermare gli estremisti, le accuse palestinesi di impunità e una crescente pressione internazionale.
Per le famiglie di Qusra, però, la questione resta molto più concreta. Significa riuscire a ricevere acqua, cibo e medicine senza essere costrette ad abbandonare le case. E per i cinque italiani rimasti con loro significa continuare, almeno per ora, a condividere quell’isolamento.