"Abbiamo a che fare con l’inerzia della politica rispetto alla tragedia del carcere da decenni. Cambiano le maggioranze, non la sciagurata indifferenza.

Con 65.009 persone recluse e un affollamento al 140,6%, i Tribunali di sorveglianza hanno accertato 6.539 volte in un anno che l’Italia detiene in modo inumano o degradante le persone ristrette".

E' quanto afferma Samuele Ciambriello, garante campano delle persone private della libertà personale.

"Ci sono Istituti con celle da nove posti o dieci, con tre letti a castello, come a Poggioreale e in nove istituti italiani si è superato il 200%. La pena non può trasformarsi in sofferenza e abbandono. Il sovraffollamento vuol dire caldo insopportabile, celle invivibili, tensione continua, disagio psichico, autolesionismo, suicidi. È un dato che dovrebbe scuotere più di ogni slogan la politica intera, la stessa società civile. E gli agenti della polizia penitenziaria, poi: ne mancano quasi 10mila in Italia, sono costretti a lavorare in condizioni sempre più difficili e con turni massacranti. In carcere c’è una emergenza umanitaria.

Oggi che i numeri sono altissimi la questione principale è diventata quella umanitaria, dei trattamenti inumani e degradanti, quasi a discapito di quella rieducativa. In Campania abbiamo 8046 detenuti, ben duemila (!) in più dei posti disponibili. Abbiamo 2215 detenuti tossicodipendenti acclarati, più di 400 detenuti con sofferenza psichica, solo a Poggioreale 80 sono psicotici.

Ho visto, con piacere, che nei giorni scorsi, Forza Italia ha ottenuto di avviare alla Camera una indagine conoscitiva sulle condizioni delle carceri, assicurando il suo impegno perché la situazione impone interventi concreti, reali, qui ed ora. Il mio è un appello ai singoli partiti che non devono guardare al consenso su questi temi, ma al senso costituzionale della pena, la dignità delle persone detenute e quella di chi lavora in carcere appartengono alla stessa battaglia di civiltà. Un carcere incapace di rieducare, curare, cambiare, non produce maggiore sicurezza, ma alimenta marginalità e recidiva".