Il 29 ottobre dello scorso anno si spegneva il commendatore Antonio Sibilia. Presidente dell'U.S. Avellino in tre epoche diverse, ha attraversato cinque decenni di storia del sodalizio biancoverde, ricoprendo tutte le cariche societarie. Un anno senza il commendatore Sibilia, colui che ha cambiato il modo di fare calcio, negli anni settanta e ottanta, con i suoi modi da burbero buono. Metodi da padre-padrone, ma pur sempre genuini. Ha saputo trasformare una semplice squadra di provincia in ammazzagrandi, portandola prima a confrontarsi in Serie B e poi gestendo un paio di annate in massima Serie, battendosi ad armi pari con i pezzi grossi della Serie A. Antonio Sibilia è ricordato tuttora nel mondo del calcio, preso come esempio in materia di gestione oculata delle società sportive. Giovani di belle speranze acquistati a poche lire e rivenduti a peso d'oro, stranieri scovati in posti lontani che ripagavano le scelte in un'epoca in cui il rischio di acquistare il bidone venuto dall'estero era sempre dietro l'angolo. Con gli allenatori non ha mai avuto un buon rapporto. Soprattutto se, come Giammarinaro e Papadopulo, venivano osannati al suo posto. L'Irpinia non ha dimenticato il "suo" commendatore. Nel giorno in cui ricorre il primo anniversario della sua scomparsa, alle 17.30, verrà celebrata una messa in suffragio nella Chiesa di San Modestino, a Mercogliano. Un modo sincero per esprimere affetto e gratitudine a un anno di distanza da quel triste 29 ottobre scorso.
Carmine Roca