Una nuova battaglia si apre intorno a Report e a Sigfrido Ranucci. Questa volta al centro dello scontro non ci sono direttamente le inchieste della trasmissione, ma i soldi spesi per realizzarle. Il Tempo ha pubblicato una serie di cifre riferite ai giornalisti e agli autori del programma Rai, presentandole come compensi molto elevati. Fratelli d’Italia ha immediatamente chiesto chiarimenti ai vertici del servizio pubblico. La risposta degli inviati è arrivata poche ore dopo: quegli importi, sostengono, non corrispondono ai loro stipendi e contro il quotidiano è stata annunciata una querela.
Le cifre pubblicate da Il Tempo
Secondo il quotidiano romano, il totale delle somme riferite a una trentina di giornalisti e autori sarebbe passato da poco più di 2,2 milioni di euro nella stagione 2022-2023 a circa 2,5 milioni nel 2023-2024, fino a oltre 2,9 milioni nel 2024-2025. Il giornale ha inoltre pubblicato importi attribuiti a singoli inviati, in alcuni casi superiori ai 200 mila euro annui.
Lo stesso articolo precisa però che fonti Rai descrivono quelle somme come importi lordi comprensivi anche delle spese di produzione. È proprio su questa distinzione che si concentra la replica della redazione di Report. Gli inviati contestano infatti che le cifre possano essere presentate come semplici retribuzioni personali.
Secondo i giornalisti della trasmissione, una parte consistente della squadra lavora con contratti autonomi e partita Iva e anticipa direttamente le spese necessarie a produrre le inchieste: trasferte, montaggio, collaborazioni e altri costi sostenuti durante lavorazioni che possono durare mesi. La somma pagata dalla Rai per un servizio, sostengono quindi gli inviati, non coincide con ciò che rimane effettivamente al giornalista come compenso.
Gli inviati annunciano querela
La reazione di Report è particolarmente dura. La redazione parla di una campagna diffamatoria e annuncia iniziative legali nei confronti de Il Tempo e delle testate che dovessero riprendere quelle che definisce informazioni false e scorrette.
Gli inviati rivendicano anche il modello produttivo della trasmissione e sostengono che Report costi complessivamente circa 150 mila euro a puntata, cifra che secondo la loro ricostruzione ne farebbe il programma di approfondimento meno costoso della prima serata Rai nella stessa fascia. È una valutazione della redazione, non ancora un dato certificato da un nuovo documento pubblico della Rai emerso nella polemica di oggi.
La questione, dunque, si sposta sul significato delle cifre. Il Tempo sostiene di aver mostrato correttamente quanto viene corrisposto per il lavoro degli inviati e replica che nel proprio articolo era già indicata la presenza delle spese di produzione. Report, al contrario, considera fuorviante trasformare quei totali nel presunto “stipendio” dei giornalisti.
FdI porta il caso in Vigilanza Rai
La polemica è diventata immediatamente politica. Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, chiede all’azienda una presa di posizione e collega i costi della trasmissione alle precedenti dichiarazioni di Ranucci sul presunto isolamento subito all’interno del servizio pubblico.
Per Montaruli l’aumento degli importi destinati alla realizzazione dei servizi sarebbe incompatibile con la rappresentazione di una trasmissione penalizzata dalla Rai. L’esponente di FdI torna inoltre sul rapporto tra Ranucci e Valter Lavitola, chiedendo che anche la magistratura valuti se la documentazione economica possa avere qualche rilievo nelle verifiche già aperte sulle loro conversazioni. Si tratta, in questa fase, di una richiesta politica di Montaruli e non dell’annuncio di una nuova iniziativa giudiziaria.
Anche il deputato di FdI Marco Osnato ha attaccato la trasmissione, ironizzando sul valore economico di alcuni servizi che lo avevano riguardato e chiedendo che la prossima stagione di Report approfondisca sia i rapporti di Ranucci sia i conti del programma.
Un altro esponente di Fratelli d’Italia, Francesco Filini, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione sui compensi e sui costi della trasmissione. Il caso si prepara quindi a entrare formalmente anche nel confronto parlamentare sulla gestione della Rai.
Capezzone respinge le accuse
Alla minaccia di querela ha replicato anche il direttore de Il Tempo, Daniele Capezzone, che respinge l’accusa di aver confuso deliberatamente costi e stipendi. Secondo il direttore, il giornale avrebbe già specificato la natura lorda degli importi e la presenza delle spese sostenute per le produzioni. Capezzone chiede a sua volta che la Vigilanza Rai approfondisca la questione.
Lo scontro assume così una doppia dimensione. C’è una disputa contabile, perché resta da stabilire con documentazione completa quale parte delle somme pubblicate rappresenti effettivamente il compenso individuale degli inviati e quale copra invece i costi delle inchieste. E c’è uno scontro politico più ampio, nel quale il tema dei finanziamenti diventa un nuovo capitolo della contrapposizione tra Fratelli d’Italia e Report.
Il nodo è distinguere compensi e costi di produzione
È questo il punto che dovrà essere chiarito dalla Rai. Sapere quanto costa un programma del servizio pubblico è un tema di interesse generale, così come è legittimo verificare i compensi corrisposti ai collaboratori. Ma il confronto ha senso soltanto se vengono separati con precisione gli stipendi o i compensi professionali dalle somme anticipate per produrre concretamente un servizio.
Per ora le due versioni restano contrapposte. Il Tempo rivendica i documenti pubblicati. Gli inviati di Report sostengono che quelle cifre siano state interpretate in modo scorretto e preparano le querele. FdI chiede che la Rai apra i conti e riferisca. La prossima mossa spetta quindi al servizio pubblico, chiamato a chiarire quali siano davvero i costi della trasmissione e come vengano contabilizzati.