Benevento

L'ha aggredita alle spalle, mentre lei stava cucinando, colpendola lateralmente al collo, e non solo. L'ha fatto più volte con quel coltello che impugnava dopo averlo preso da un cassetto, non dandole scampo. Lei ha cercato di difendersi, ma non ce l'ha fatta a sottrarsi ad un destino atroce.

E' morta così Maria, la 76enne uccisa alla frazione Pastene di Sant'Angelo a Cupolo, nel primo pomeriggio di Ferragosto, dal marito, Faustino, suo coetaneo. Sono i tristissimi dati che emergono dall'autopsia che il medico legale Emilio D'Oro ha eseguito nel pomeriggio su incarico del pm Maria Colucci, al quale consegnerà le sue conclusioni entro novanta giorni. All'esame ha preso parte la dottoressa Teresa Suero, nominata come consulente dalla difesa di Faustino, assicurata dall'avvocato Marcello D'Auria.

Un delitto terribile di cui l'indagato, come anticipato da Ottopagine in un altro servizio, ha fornito la sua spiegazione, e che il gip Maria Amoruso, incrociando le argomentazioni del difensore, ha qualificato come omicidio volontario e non come femminicidio, l'ipotesi di reato prospettata dal pm Maria Colucci. Una differenza di non poco conto se si pensa che l'omicidio volontario ha una pena base di 21 anni che diventa ergastolo in caso di femminicidio.

Implicazioni giudiziarie in un dramma endofamiliare scatenato da un 'raptus' che avrebbe assalito Faustino, a suo dire preoccupato per la gestione delle sue proprietà. Una preoccupazione che nutriva nell'ultimo periodo, evidentemente squassante per la sua condizione psicologica. Un raptus, dunque – un termine che fa inorridire psichiatri e psicologi -, un impulso che improvvisamente è diventato irrefrenabile ed ha spinto Faustino a scagliarsi contro Maria. Che ha cercato di far qualcosa per salvarsi, ma è stato inutile. Faustino l'ha visto accasciars sul pavimento, nel sangue, ed ha tentato di farla finita. Scrivendo tragicamente la parola fine su un rapporto che ha definito bellissimo.