L'espressione è molto frequente, ma dietro i cosiddetti cold case, i casi rimasti senza soluzione, si nascondono storie incredibili. Sono quelle di quanti hanno perso un familiare e attendono da tempo una risposta che ancora non arriva e, forse, mai arriverà. C'è il dolore di chi ha perso un marito, un padre, un figlio, un fratello, e non sa perchè, nonostante gli sforzi investigativi. E c'è anche lo sconcerto di coloro che, a differenza degli altri, non hanno mai potuto piangere sulla tomba del loro caro, mai ritrovato. Come Enrico Soricelli, di cui nel 2011 è stata dichiarata la morte presunta, che permette di scriverne al passato.
Enrico, di Apice, aveva 36 anni quando era sparito nel nulla. Era il 6 agosto 1999. Sposato, due figli che all'epoca era in tenera età, era un commerciante. Una persona come tante, nessun problema economico. Le sue ultime tracce risalgono al pomeriggio, quando, come più volte ricordato, aveva detto ad un suo collaboratore che sarebbe andato a San Giorgio del Sannio. Stringeva tra le mani un cd di Gigi D'Alessio che aveva duplicato la sera precedente, dopo aver avuto l'originale da un amico.
Intorno alle 13,30 aveva telefonato ad un legale di fiducia per chiedergli informazioni sull'ambiente di un locale di Montesarchio di cui neanche ricordava il nome. Ma dove, probabilmente, aveva un appuntamento. Un locale dinanzi al quale era stata ritrovata, dopo poco più di ventiquattro ore, la sua Opel Vectra, regolarmente chiusa a chiave e con l'allarme attivato. Il telefonino era nel vano portaoggetti, tutto aveva fatto ritenere che Enrico fosse giunto nella cittadina caudina e che poi fosse salito a bordo di un'altra auto per incontrare qualcuno. Gli investigatori avevano sequestrato il computer che utilizzava, nella speranza di rintracciare qualcosa che potesse aiutare a capire.
La vicenda aveva richiamato l'attenzione della trasmissione "Chi l'ha visto?": ad ottobre una troupe era rimasta per due giorni nel Sannio, realizzaando una serie di interviste, anche all'amico al quale, aveva telefonato. La messa in onda del servizio aveva fatto scattare una segnalazione, poi risultata infondata, di un'assistente sociale in pensione, di Caserta, che aveva riferito di essere quasi certa che l'uomo notato in mattinata - era, a suo dire, in compagnia di una donna dall'aspetto volgare che lo tirava per un braccio nei pressi di una cabina telefonica - fosse lo stesso ritratto nella foto mostrata, in serata, dagli schermi di Rai 3. Non erano mancate altre voci, sulla scena era apparsa – in base alle testimonianze - una donna bionda e con una Renault 5 vecchio tipo che era stata vista ad Apice. Era stata anche coltivata un'ipotesi, poi naufragata, che aveva messo in relazione la sua vicenda con altre accadute nella zona. Da allora buio fitto ed un mistero che dura da 27 anni.