Israele compie un nuovo passo verso la realizzazione del contestato progetto di insediamento E1, uno dei dossier più delicati per il futuro della Cisgiordania. Il ministero israeliano delle Costruzioni e dell'Edilizia ha pubblicato una gara d'appalto per 1.234 nuove unità abitative nell'area situata tra Gerusalemme Est e l'insediamento di Ma'ale Adumim.
La scadenza per presentare le offerte è stata fissata al 19 ottobre, appena una settimana prima delle elezioni per la Knesset. Una tempistica che ha immediatamente alimentato le critiche delle organizzazioni israeliane contrarie all'espansione degli insediamenti.
La pubblicazione della gara porta una parte del progetto E1 dalla lunga fase di pianificazione verso quella concreta dell'assegnazione dei lavori. Nell'agosto 2025 il Consiglio superiore di pianificazione dell'Amministrazione civile israeliana aveva dato il via libera definitivo ai piani per complessive 3.401 abitazioni nell'area.
Perché E1 è un progetto decisivo
La rilevanza di E1 va molto oltre il numero delle abitazioni previste. L'area occupa un corridoio strategico della Cisgiordania, a est di Gerusalemme, tra la città e Ma'ale Adumim.
La costruzione degli insediamenti creerebbe una maggiore continuità territoriale israeliana tra Ma'ale Adumim e Gerusalemme. Per i palestinesi, le organizzazioni contrarie agli insediamenti e numerosi governi stranieri, l'effetto sarebbe invece quello di rendere ancora più difficile la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese, separando ulteriormente il nord e il sud della Cisgiordania e isolando Gerusalemme Est dal suo retroterra palestinese.
È questa la ragione per cui E1 è rimasto per decenni uno dei progetti urbanistici israeliani più controversi. I governi israeliani ne hanno sostenuto a più riprese lo sviluppo, mentre le pressioni internazionali ne hanno rallentato a lungo l'attuazione.
Il monito europeo alle imprese
Sul progetto si erano già espresse nei mesi scorsi Italia, Francia, Germania e Regno Unito. In una dichiarazione congiunta, i quattro Paesi avevano richiamato direttamente le imprese sulle possibili conseguenze legali ed economiche derivanti dal coinvolgimento nella costruzione di insediamenti nell'area E1.
Il messaggio era esplicito: le aziende non avrebbero dovuto partecipare alle gare per la realizzazione del progetto. La pubblicazione del nuovo bando riporta quindi al centro anche il problema della partecipazione delle società private e delle possibili ripercussioni internazionali.
Gli insediamenti israeliani nei territori occupati sono considerati illegali dalle Nazioni Unite e dalla maggior parte della comunità internazionale sulla base del diritto internazionale. Israele contesta questa interpretazione e rivendica il proprio diritto a costruire negli insediamenti.
Peace Now: una corsa prima delle elezioni
Molto dura la reazione di Peace Now, organizzazione israeliana che monitora da anni l'espansione degli insediamenti. Secondo il movimento, la pubblicazione della gara rappresenta una manovra dell'ultima fase del mandato del governo con conseguenze destinate a pesare anche sul prossimo esecutivo.
L'organizzazione sostiene che l'obiettivo sia arrivare alla firma dei contratti con le imprese prima delle elezioni, rendendo così molto più complicato per un eventuale nuovo governo interrompere il progetto.
Per Peace Now, costruire nell'area E1 comprometterebbe ulteriormente la possibilità di raggiungere un accordo fondato sulla soluzione dei due Stati e contribuirebbe a consolidare sul terreno una situazione difficilmente reversibile.
Dal progetto ai cantieri
È proprio il passaggio alla fase delle gare a rendere particolarmente significativo l'annuncio. Dopo l'approvazione dei piani urbanistici, il bando consente infatti ai costruttori di concorrere per i diritti edificatori e avvicina il progetto alla fase operativa.
Il futuro di E1 torna così a intrecciarsi direttamente con quello del processo politico israelo-palestinese. Da una parte il governo israeliano considera l'espansione di Ma'ale Adumim parte della propria politica territoriale; dall'altra palestinesi e oppositori del progetto vedono nel corridoio uno degli ultimi spazi decisivi per preservare la possibilità geografica di due Stati.
Con la scadenza delle offerte fissata pochi giorni prima del voto israeliano, la partita non sarà soltanto urbanistica. E1 entra direttamente nella fase finale della campagna elettorale e promette di restare uno dei dossier più controversi anche per il governo che uscirà dalle urne.