La Campania dispone di quasi 15 miliardi di euro del Pnrr, una delle dotazioni più consistenti d’Italia, ma nella fotografia sull’attuazione territoriale del Piano resta nelle retrovie. Il 16,8% dei finanziamenti attribuiti alla regione risulta associato a progetti conclusi, mentre l’83,2% fa riferimento a interventi ancora in corso. Una percentuale nettamente inferiore alla media nazionale del 26,2% calcolata sui progetti territorializzati.
È questo il dato che emerge dal nuovo dossier di monitoraggio del Servizio studi della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, costruito sulla banca dati ReGiS e aggiornato al primo luglio. Una mappa che racconta un Pnrr a velocità diverse e che, nel caso campano, mette di fronte due numeri difficili da separare: 14,99 miliardi di euro assegnati al territorio e una quota di risorse legata a progetti terminati ancora sotto il 17%.
Il dato da leggere oltre i numeri
C’è però una precisazione decisiva. Quel 16,8% non rappresenta la percentuale numerica dei cantieri o degli interventi materialmente terminati sul totale. La graduatoria misura il peso dei finanziamenti associati ai progetti conclusi rispetto alle risorse complessive attribuite a ciascun territorio. Significa che una grande opera da centinaia di milioni di euro incide sul risultato molto più di numerosi interventi di piccolo importo.
È un elemento che impedisce letture troppo schematiche, ma che non cancella il divario della Campania rispetto alla media italiana. Il Piano vale complessivamente 194,4 miliardi di euro, articolati in 224 misure e 575 traguardi. Le risorse territorializzate ammontano a 173,3 miliardi, distribuite su oltre 672 mila progetti, mentre altri 17,3 miliardi riguardano interventi di ambito nazionale non riconducibili a una singola regione. Considerando soltanto la componente territoriale, il 26,2% delle risorse è collegato a interventi conclusi.
Campania tra le ultime cinque regioni
Nel confronto nazionale la distanza appare evidente. Il Trentino-Alto Adige guida la graduatoria con il 46,4%, seguito dalla Lombardia con il 40,4%, dal Friuli-Venezia Giulia con il 37,2% e dall’Emilia-Romagna con il 36%. La Lombardia, con 21,9 miliardi, è anche la regione che dispone della maggiore quantità di finanziamenti.
La Campania, con il suo 16,8%, si colloca invece nella parte bassa della graduatoria. Peggio fanno Sicilia, al 16,7%, Molise, al 15,9%, Calabria, al 15,6%, e Liguria, ultima al 10,2%. Poco sopra la Campania si trova la Puglia, al 17,4%. Il quadro conferma una maggiore difficoltà di una parte consistente del Mezzogiorno, ma mostra anche come il divario non possa essere ridotto a una semplice frattura tra Nord e Sud: proprio la Liguria registra infatti il dato più basso d’Italia.
La consistenza delle risorse rende il caso campano particolarmente rilevante. I 14,99 miliardi attribuiti alla regione collocano la Campania tra i territori con la maggiore dotazione del Piano. Il problema non è quindi l’assenza di finanziamenti, ma il passaggio dalla programmazione alla conclusione degli interventi, soprattutto quando il peso economico delle opere ancora aperte resta elevato.
Da Avellino a Benevento, la Campania viaggia a più velocità
Anche dentro i confini regionali emerge una geografia molto differenziata. Avellino presenta il risultato migliore, con il 33,9% delle risorse associato a progetti conclusi. Seguono Salerno con il 24,8% e Caserta con il 24,4%. Più indietro la provincia di Napoli, ferma al 18,5%, mentre Benevento chiude la graduatoria campana con il 18,1%.
La distanza tra Avellino e Napoli supera così i quindici punti percentuali. Un divario che conferma come la capacità di avanzamento non dipenda soltanto dalle scelte regionali, ma anche dalla dimensione e dalla complessità degli interventi, dalla struttura degli enti attuatori e dalla capacità amministrativa dei territori coinvolti. La stessa fotografia nazionale mostra scarti molto ampi anche tra province appartenenti alla stessa regione.
La corsa per trasformare le risorse in opere
Per la Campania la questione centrale è adesso il tempo. La quota dell’83,2% classificata come “in corso” comprende interventi in fasi molto diverse e non può essere automaticamente tradotta in opere ferme. Ma fotografa comunque una mole di risorse che deve ancora arrivare alla conclusione del percorso previsto dal Piano.
Sul territorio, intanto, alcuni capitoli stanno avanzando. Nel settore sanitario, per esempio, la Regione Campania ha comunicato a luglio il completamento di otto interventi di adeguamento e miglioramento sismico su nove programmati nell’ambito della Missione Salute. È il segnale di come il dato aggregato debba essere letto insieme allo stato dei singoli programmi, evitando di trasformare una percentuale in un giudizio uniforme su tutte le misure.
Resta però una distanza significativa da recuperare. Quasi 15 miliardi assegnati fanno della Campania uno dei principali banchi di prova territoriali del Pnrr. La sfida dei prossimi mesi sarà portare a compimento una parte crescente degli interventi già finanziati e ridurre quel divario di oltre nove punti percentuali che oggi separa il dato regionale dalla media nazionale.