Quarantaquattro anni dopo Giovanni Paolo II, un Papa torna al Meeting di Rimini. Sabato Leone XIV entrerà nei padiglioni della Fiera per la 47esima edizione della manifestazione nata nell’area di Comunione e Liberazione, interrompendo un’assenza che attraversa tre pontificati e oltre quattro decenni di storia della Chiesa italiana. Il precedente risale al 29 agosto 1982, quando Karol Wojtyla partecipò alla terza edizione del Meeting.
La scelta di Robert Francis Prevost ha quindi un peso che va oltre il calendario degli appuntamenti pontifici. Non è soltanto la visita a una manifestazione cattolica. È un gesto rivolto a un pezzo importante, e negli anni anche discusso, del cattolicesimo italiano, ma inserito in una giornata costruita dalla Santa Sede con un orizzonte molto più ampio rispetto al solo mondo ciellino.
Il ritorno dopo Wojtyla
Nel 1982 il Meeting era ancora giovanissimo e Giovanni Paolo II vi arrivò in una stagione dominata dalla guerra fredda, quando la presenza pubblica dei cattolici e il confronto con il comunismo rappresentavano uno degli assi della strategia ecclesiale del Papa polacco. Quella visita contribuì a consolidare il rapporto tra Wojtyla, don Luigi Giussani e il movimento che il sacerdote milanese aveva fondato.
Da allora nessun Pontefice in carica è più entrato al Meeting. Joseph Ratzinger conosceva bene quella realtà e vi aveva partecipato da cardinale, intervenendo anche nel 1990 con una riflessione sulla Chiesa come comunità continuamente chiamata a riformarsi. Da Benedetto XVI, però, non tornò a Rimini da Papa. Negli anni del suo pontificato il rapporto continuò attraverso messaggi e interventi della Santa Sede.
Nemmeno Francesco partecipò personalmente alla manifestazione. Ma ridurre quella distanza fisica a un rapporto di ostilità con Comunione e Liberazione sarebbe fuorviante. Bergoglio fu severo su alcuni nodi interni ai movimenti ecclesiali, ma riconobbe più volte il valore del carisma di Giussani.
Il rapporto difficile, ma non interrotto, con Francesco
Nel 2015 Papa Francesco mise in guardia CL dall’autoreferenzialità e dal rischio di trasformare l’eredità del fondatore in qualcosa di immobile. Tornò sul tema nel 2022, durante l’incontro per il centenario della nascita di don Giussani, invitando il movimento a custodire il proprio carisma senza chiudersi nella nostalgia e senza identificare l’esperienza cristiana con strutture o leadership.
Negli stessi anni il Vaticano intervenne più in generale sulla governance delle associazioni internazionali di fedeli, introducendo limiti alla durata degli incarichi e chiedendo maggiore ricambio negli organismi dirigenti. Il decreto del 2021 riguardava l’insieme dei movimenti sottoposti alla vigilanza della Santa Sede, non soltanto CL, ma ebbe inevitabilmente conseguenze anche su quella realtà.
Una fase che ha modificato il volto di Comunione e Liberazione, oggi guidata da Davide Prosperi, e che ha contribuito ad allontanarla dal modello di forte identificazione politica che aveva caratterizzato alcuni periodi della sua storia italiana.
È dentro questo passaggio che assume rilievo l’arrivo di Leone XIV. Il presidente della Fondazione Meeting Bernhard Scholz ha definito la presenza del Pontefice il cuore dell’edizione 2026, mentre Prosperi ha parlato di un’occasione per approfondire il rapporto del movimento con le preoccupazioni e la guida del Papa.
Una visita che va oltre Comunione e Liberazione
Il programma ufficiale chiarisce però che la giornata del 22 agosto non può essere letta come una semplice visita di Leone XIV a CL.
La mattina il Pontefice sarà nella Repubblica di San Marino, dove incontrerà le autorità e la comunità ecclesiale. Dopo una tappa privata al monastero delle monache agostiniane di Pennabilli, alle 14.45 arriverà alla Fiera di Rimini. Visiterà una mostra dedicata a Sant’Agostino, particolarmente significativa per un Papa appartenente all’Ordine agostiniano, e un’altra su Léon Harmel. Alle 15.30 saluterà i partecipanti al Villaggio Ragazzi e alle 16 incontrerà il pubblico del Meeting nel Grande Auditorium.
Poi uscirà dalla Fiera. Alle 17.30 sarà nella Cattedrale di Rimini per incontrare ammalati, persone con disabilità e poveri assistiti dalla Caritas. Alle 18.30 presiederà la Messa al Porto di Rimini, prima della partenza per il Vaticano.
È una costruzione pastorale precisa. La visita al Meeting viene inserita tra l’incontro con le istituzioni, la spiritualità agostiniana, i ragazzi, le persone fragili e la comunità diocesana. Il Papa arriva da CL, ma non si lascia racchiudere dentro CL.
Il segnale di Leone XIV
La 47esima edizione del Meeting si svolgerà dal 21 al 26 agosto con il titolo “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, l’ultimo verso della Divina Commedia. Prevost sarà l’ospite più atteso di una manifestazione che conserva un forte legame con la storia di Comunione e Liberazione ma che negli anni ha ampliato il proprio spazio di confronto a politica, economia, cultura, conflitti internazionali e dialogo religioso.
In questo senso il ritorno di un Papa dopo 44 anni può essere letto anche come un gesto coerente con una delle linee emerse nei primi mesi del pontificato di Leone XIV: tenere insieme sensibilità ecclesiali differenti, senza trasformare la vicinanza a una realtà in un’investitura politica o identitaria.
La giornata di Rimini sarà un banco di prova soprattutto nelle parole che Prevost pronuncerà davanti al popolo del Meeting. Dopo il lungo intervallo seguito alla visita di Wojtyla, sarà lì che si comprenderà quale rapporto il nuovo Pontefice intenda costruire con una delle esperienze più influenti e controverse del cattolicesimo italiano contemporaneo.