I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Battipaglia hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Salerno nei confronti di tre persone di 35, 40 e 48 anni, tutti originari della Piana del Sele. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di estorsione consumata, tentata estorsione e incendio, tutti realizzati in concorso e aggravati dall'utilizzo del metodo mafioso.
L'INCENDIO DEL 4 AGOSTO IN VIA CARMINE TURCO
L'attività investigativa, diretta dalla Procura della Repubblica di Salerno, trae origine dall'intervento effettuato dai Carabinieri nelle prime ore del mattino del 4 agosto 2026 in via Carmine Turco a Battipaglia, a seguito del divampare di un grave incendio. Le fiamme, propagatesi rapidamente, hanno distrutto completamente tre autovetture parcheggiate nel piazzale condominiale, di proprietà e nella disponibilità delle vittime: un cinquantaduenne ebolitano e un suo familiare convivente.
LE INTIMIDAZIONI PER COSTRINGERLO A SPACCIARE E IL "PIZZO" DA 500 EURO A SETTIMANA
Le investigazioni, condotte senza soluzione di continuità, hanno consentito di accertare - secondo la prospettazione accusatoria - che, a partire dal mese di gennaio 2026, il cinquantenne ebolitano è stato destinatario di reiterate e allarmanti intimidazioni volte a costringerlo a svolgere attività di spaccio di sostanze stupefacenti per conto del gruppo criminale facente capo agli indagati. Al fermo rifiuto opposto dall'uomo, gli indagati hanno reagito imponendo il pagamento di una somma fissa settimanale di 500 euro o, in subordine, la corresponsione di somme estorsive a titolo di "pizzo". Tali richieste venivano assecondate dalla vittima solo in minima parte, per complessivi 450 euro devoluti in tre tranches, prima dell'interruzione definitiva dei pagamenti avvenuta nel mese di giugno.
L'ATTO RITORSIVO ORDINATO DA UN UOMO AGLI ARRESTI DOMICILIARI IN PROVINCIA DI CAMPOBASSO
Il persistente rifiuto della vittima e l'interruzione, da parte sua, dell'erogazione di denaro, ha infine innescato l'atto ritorsivo di natura incendiaria del 4 agosto. Secondo gli elementi raccolti, l'incendio è stato commissionato dal promotore e capo di un'associazione dedita al traffico di droga che, pur trovandosi agli arresti domiciliari con dispositivo di controllo elettronico in provincia di Campobasso, continuava a perpetrare allarmanti minacce tramite profili social fittizi. La condotta incendiaria, in esecuzione delle direttive di quest'ultimo, è stata pianificata e materialmente eseguita da altri due soggetti, suoi complici: l'autore materiale del rogo, in particolare, ha operato dietro la promessa del corrispettivo di 5 grammi di crack.
MINACCE DI SPARARE ALLE GAMBE E IL "COPRIFUOCO" RIVENDICATO SU BATTIPAGLIA
Il quadro indiziario, stando alle ulteriori acquisizioni investigative, si è ulteriormente aggravato nei giorni successivi all'evento. Il 7 agosto, infatti, uno dei complici ha inoltrato alla vittima un esplicito messaggio dal tenore fortemente intimidatorio ("da oggi in poi guardati bene bene perché all'improvviso arrivo..."). Inoltre, a seguito di un alterco fisico avvenuto tra la vittima e l'esecutore materiale dell'incendio, indicato come tale dal suo stesso fratello, il mandante dell'atto incendiario ha inviato un messaggio vocale tramite WhatsApp al fratello dell'esecutore materiale - reo di averne rivelato l'identità - minacciando di sparargli alle gambe e rivendicando in maniera perentoria il controllo criminale assoluto e il "coprifuoco" nel territorio del comune di Battipaglia.
IL PERICOLO DI FUGA E I LEGAMI CON CRIMINALI IN SPAGNA
Il provvedimento restrittivo d'urgenza si è reso necessario in virtù del concreto e attuale pericolo di fuga degli indagati, caratterizzato - in un caso - da consolidati legami dello stesso con criminali dimoranti in Spagna, nonché dall'esistenza di una ramificata rete di coperture e dall'utilizzo disinvolto di canali di comunicazione schermati.