Avellino

di Paola Iandolo 

Dale 23 al 29 settembre i penalisti incroceranno le braccia. Lo sciopero proclamato dai penalisti, al quale ha già aderito anche la Camera Penale Irpina, fa riferimento alla registrazione di colloqui tra avvocato e assistito avvenuta in carcere a Perugia. Nella delibera è stato rilevato come ci si arriva dopo il “mancato rispetto dell’impegno di fare piena luce sulla violazione dei colloqui difensivi siaccompagnano l’arresto delle riforme dirette a limitare il sequestro indiscriminato dei dispositivi digitali, il tentativo di ampliare l’utilizzazione delle intercettazioni in procedimenti diversi, l’estensione dei poteri preventivi di polizia, la regressione della disciplina dell’imputabilità minorile e la persistente inerzia di fronte alla catastrofe penitenziaria.

Le criticità denunciate

A loro avviso il quadro complessivo rivela l’abbandono della prospettiva liberale e garantista più volte annunciata e il progressivo prevalere di una politica penale securitaria, simbolica e orientata alla ricercadel consenso, nella quale i diritti fondamentali vengono subordinati alle esigenze dell’accusa e dell’ordine pubblico; che la tutela della sicurezza non può essere perseguita attraverso l’indebolimento dei limiti costituzionali al potere, poiché quei limiti non proteggono il reato, ma ogni cittadino dall’arbitrio dello Stato; che le scelte relative ai confini dei poteri investigativi e di polizia appartengono al Parlamento e non possono essere dettate dagli organi dell’accusa, la cui funzione istituzionale è necessariamente orientata alla repressione dei reati e non alla sintesi tra tale esigenza e la tutela delle libertà fondamentali.

Le richieste dei penalisti

Per i penalisti, in questo contesto, il silenzio del Ministro sulla vicenda di Perugia assume un significato ancora più grave, perché manifesta l’incapacità o la mancanza di volontà di rendere effettivi proprio quei limiti e quelle garanzie che avrebbero dovuto caratterizzare l’azione riformatrice annunciata. Una situazione che l’Unione delle Camere Penali Italiane non può accettare. Non si può accettare la lesione della riservatezza dei colloqui difensivi venga affidata all’oblio, né che le promesse di riforma liberale siano sostituite da una nuova espansione del diritto penale, dei poteri investigativi e delle misure di polizia; che è pertanto necessario richiamare nuovamente l’attenzione dei cittadini, del Parlamento e del Governo sulla gravità di quanto accaduto e sulla necessità di ristabilire un indirizzo politico coerent econ i principi dello Stato costituzionale di diritto”.