Benevento

La sequenza degli allarmi dati in quelle ore e la loro corrispondenza con le attività messe in campo; la gestione della diga di Campolattaro e la situazione urbanistica. Sono i tre fronti lungo i quali si è allargata l'indagine per disastro colposo avviata dal sostituto procuratore Miriam Lapalorcia, con la supervisione del procuratore aggiunto Giovanni Conzo (nella foto), che da oggi guida l'ufficio inquirente, dopo il nubifragio che due settimane fa ha sconvolto Benevento e la sua provincia.

L'inchiesta è affidata alla forestale e ai carabinieri, e si avvale della competenza tecnica di due consulenti: l'ingegnere Paolo Grazioso e il geologo Sergio Nardò, incaricati di analizzare ciò che è successo e di individuarne le cause. Un'attività investigativa che allo stato, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, vive una fase preliminare. Nella quale domina la valutazione della documentazione già a disposizione e degli esiti dei sopralluoghi.

Come quello a Pago Veiano, dove una 74enne ha perso la vita dopo essere stata travolta e trascinata dal fango dinanzi alla sua abitazione. Quanto alla diga, l'attenzione è puntata sui dati relativi alle quantità di acqua entrata ed uscita, forniti anche, oltre che in quella cartacea, nella forma elettronica inviata all'ufficio centrale dighe, e sulle immagini del sistema di videosorveglianza installato alcuni mesi, contro il fenomeno dell'abbandono dei rifiuti e dei furti nella zona, su iniziativa del presidente dell'Asea, Alfredo Cataudo.

Enzo Spiezia