Napoli

Il Napoli dopo un precampionato vissuto nel solco della sobrietà e del risparmio, fa lo stesso scendendo in campo a Genova con un atteggiamento a dir poco dimesso. Errori a bizzeffe, equilibri manco a parlarne e un'idea di gioco così enigmatica che i testi di Pasquale Panella per Lucio Battisti sembravano filastrocche per bambini delle scuole elementari.

L'esordio stagionale, insomma, era apparso, almeno per un tempo, un film horror più che la premessa a un sodalizio - quello fra il tecnico toscano e la SSC Napoli - che ci si augura duraturo e felice. Pesavano, inoltre, almeno due cose sull'atmosfera attonita e lugubre che ha avvolto la tifoseria azzurra in quei primi 45 minuti stagionali azzurri: la totale mancanza di campagna acquisti (un rincalzo e mezzo, infatti, non possono essere annoverati in nessun ambito utile a migliorare ad oggi la rosa a disposizione) e l'inizio fulmineo di Vincenzo Italiano - il predestinato perpetuo - in terra turca, con 6 vittorie di fila in altrettante partite ufficiali giocate, 9 gol segnati e nessuno preso. Due giocatori su tutti sono apparsi - primo tempo o meno - molto sottotono: Matteo Politano e Frank Zambo Anguissa. E mentre per il primo è stata una sorpresa, solo in parte giustificabile con un ritardo di condizione, per il secondo è ormai una regola, tanto più in un momento che si discute tanto di rinnovo contrattuale e, pare, le distanze restino abissali.

Il calciatore camerunese prima o poi dovrà chiedere a sé stesso di dimostrare da che parte vuole stare: se da quella dell'atleta pimpante e decisivo, anche in termini realizzativi, visto solo a sprazzi in questi ultimi 4 anni o di quella del giocatore lento, superbo e annoiato, che sembra ormai prediligere, tra lo sconcerto generale. Resta da stabilire, allora, quale sia il vero Napoli e chi siano i suoi legittimi interpreti per l'anno che inizia. Tanto più che la squadra sembra preferire - proprio a causa della scarsa incisività di Anguissa - un modulo più "leggero", tecnico e manovrato: quello che si è visto con gli ingressi di Kevin De Bruyne e Antonio Vergara, non a caso poi risultati proprio i due calciatori decisivi sulle sorti finali dell'incontro. Fa bene Salvatore Biazzo a chiedere a Massimiliiano Allegri di "rivedere qualcosa negli schemi" prima che ci si appantani in scelte pretestuosamente obbligate - e il 4-3-3 potrebbe diventarlo se non si crede negli uomini per farlo o si vuole utilizzare il fuoriclasse belga, che a questo modulo sembra poco avvezzo. Ma anche scegliere un 4-2-3-1 richiede poi i suoi ricambi.