Cinque ore di tensione nel carcere di Cavadonna, a Siracusa, dove una trentina di detenuti ha occupato il blocco 10 dopo che quattro reclusi, secondo la ricostruzione fornita dal sindacato di Polizia penitenziaria, erano riusciti a sottrarre le chiavi a un agente.
L'episodio è avvenuto nella tarda mattinata di domenica 23 agosto. L'allarme è scattato intorno alle 11.30 e, davanti alla difficoltà di ristabilire rapidamente il controllo del reparto, sono stati fatti arrivare rinforzi dagli istituti penitenziari di Noto, Caltagirone, Brucoli e Ragusa.
La situazione è rientrata dopo circa cinque ore, ma quanto accaduto riapre il confronto sulle condizioni di sicurezza all'interno della casa circondariale siracusana.
Le chiavi sottratte e l'occupazione del reparto
Secondo la denuncia di Aldo Di Giacomo, vice segretario generale del CNPP-SPP, e Domenico Del Grosso, segretario regionale del sindacato, quattro detenuti sarebbero riusciti a impossessarsi delle chiavi sottratte a un poliziotto penitenziario. Da quel momento una trentina di reclusi avrebbe assunto il controllo del blocco 10.
Le forze presenti nell'istituto hanno dovuto gestire contemporaneamente la sicurezza degli altri reparti e la situazione nel settore occupato. Per questo è stato necessario ricorrere al personale proveniente da altre carceri siciliane.
Durante le tensioni, sempre secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali, un altro detenuto avrebbe danneggiato mobili e suppellettili dell'infermeria. Un agente è rimasto ferito e ha avuto bisogno di cure.
Tra le ragioni della protesta è stata indicata anche la presenza di cimici nelle celle. Nei giorni precedenti sarebbero stati sostituiti alcuni materassi, senza tuttavia risolvere completamente il problema segnalato dai detenuti.
Il sindacato: «Non è più una semplice protesta»
Per Di Giacomo quanto avvenuto rappresenta un salto di livello rispetto alle consuete tensioni che possono verificarsi all'interno di un istituto penitenziario. Il sindacalista sostiene che per alcune ore sia venuto meno il controllo effettivo di una parte del carcere.
Una valutazione molto dura, accompagnata però dal riconoscimento del diritto dei detenuti a condizioni di vita dignitose. Le ragioni di una protesta, sottolinea il sindacato, devono essere ascoltate attraverso gli strumenti previsti dall'ordinamento, senza che venga compromessa la sicurezza dell'istituto.
Il nodo, secondo i rappresentanti della Polizia penitenziaria, è la possibilità di governare strutture sempre più affollate con organici considerati insufficienti, mentre si susseguono aggressioni, proteste, danneggiamenti e altri eventi critici.
Settecentoventuno detenuti per 545 posti
I dati ufficiali del Ministero della Giustizia confermano il forte sovraffollamento di Cavadonna. La casa circondariale risulta avere 721 detenuti a fronte di 545 posti regolamentari, con un'eccedenza di 176 persone.
Anche sul fronte degli organici il divario è significativo. Gli appartenenti alla Polizia penitenziaria effettivamente in servizio risultano 266, mentre la dotazione prevista è di 310 unità. Mancano quindi 44 agenti rispetto alla pianta organica indicata dal Ministero.
Numeri che spiegano perché il caso di Siracusa venga indicato dai sindacati come uno degli esempi delle difficoltà che interessano il sistema penitenziario nazionale.
Una sequenza di episodi critici
L'occupazione del blocco arriva inoltre in un periodo già particolarmente difficile per Cavadonna. Nei giorni scorsi erano state denunciate altre aggressioni ai danni degli agenti e un episodio nel quale alcuni detenuti avrebbero impedito una perquisizione mostrando lame ricavate da forbici spezzate.
Nel carcere siracusano è stato anche effettuato un vasto controllo della Polizia penitenziaria che ha portato al sequestro di decine di telefoni cellulari e sostanze stupefacenti. Un quadro che ha alimentato nuove richieste di rafforzamento degli organici e degli strumenti di sicurezza.
L'emergenza di domenica è terminata senza conseguenze ancora più gravi, ma le cinque ore trascorse prima del completo ritorno alla normalità diventano ora un nuovo elemento del confronto sulle condizioni dell'istituto. Per i sindacati il punto non riguarda soltanto Cavadonna: sovraffollamento, sicurezza degli agenti e condizioni dignitose di detenzione restano questioni che richiedono risposte strutturali.