Un incontro lontano da Roma e dalle sedi ufficiali del partito, mentre il centrodestra comincia a preparare una stagione politica destinata a intrecciarsi sempre più con l’appuntamento elettorale del 2027. Antonio Tajani è atteso giovedì in Provenza per un nuovo faccia a faccia con Marina Berlusconi, nella residenza di famiglia a Châteauneuf-de-Grasse, nell’area di Valbonne, a una trentina di chilometri da Nizza. L’appuntamento era stato anticipato già all’inizio di agosto da fonti parlamentari di Forza Italia e viene ora indicato dalle ricostruzioni giornalistiche per questa settimana.
Prima della tappa francese il vicepremier e ministro degli Esteri sarà domani al Meeting di Rimini. Alle 12 è previsto l’appuntamento dedicato all’Europa con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola; alle 13 Tajani interverrà all’incontro sul Libano insieme al ministro degli Esteri libanese Youssef Raggi e al vicario apostolico di Beirut César Essayan.
Il precedente di Cologno e la richiesta di rinnovamento
Quello in Provenza non sarà un incontro di cortesia. Il precedente più significativo risale al 10 aprile, quando negli uffici Mediaset di Cologno Monzese Tajani rimase per oltre quattro ore con Marina Berlusconi, Pier Silvio Berlusconi, Gianni Letta e l’amministratore delegato di Fininvest Danilo Pellegrino. Ufficialmente da quel vertice uscì una rinnovata fiducia nel segretario e una linea comune per il rilancio del partito. Nei giorni immediatamente successivi, però, arrivò il cambio dei capigruppo parlamentari, con Enrico Costa alla Camera e Stefania Craxi al Senato.
Da allora la parola che ricorre dentro Forza Italia è “rinnovamento”. Non tanto una discussione sulla leadership di Tajani, che continua a essere pubblicamente riconosciuta dalla famiglia Berlusconi, quanto sulla squadra, sulla rappresentanza televisiva del partito, sui dirigenti territoriali e sui nomi da portare verso le prossime elezioni politiche. La famiglia del fondatore vuole un partito più riconoscibile nel centrodestra e più capace di presidiare l’area liberale, moderata ed europeista.
Il nodo delle candidature è destinato a diventare sempre più importante. La riforma elettorale in discussione e l’avvicinarsi della fine naturale della legislatura rendono la costruzione delle future liste uno dei dossier più sensibili. Ed è difficile immaginare che il tema non entri, almeno indirettamente, anche nel colloquio in Provenza.
Manovra, sulle banche resta la distanza con Salvini
Sul tavolo ci sarà soprattutto la prossima legge di Bilancio. Forza Italia vuole intestarsi una linea fortemente orientata alla riduzione della pressione fiscale. Tajani ha rilanciato la detassazione delle tredicesime, l’allargamento del taglio dell’Irpef ai redditi fino a 60 mila euro e la riduzione, fino alla possibile eliminazione, del bollo auto e moto. La detassazione delle tredicesime è diventata nel frattempo un terreno di convergenza tra più forze della maggioranza, anche se restano da individuare coperture e platea dell’intervento.
Più complicato il confronto sulle banche. Matteo Salvini continua a guardare a un prelievo sugli extraprofitti come possibile fonte di risorse, mentre Tajani ha più volte contestato l’idea di colpire fiscalmente le imprese solo perché hanno realizzato utili elevati. La linea azzurra resta quella di eventuali contributi concordati con il sistema bancario, evitando una nuova tassa imposta per legge. È una posizione coerente anche con la tradizionale sensibilità di Marina Berlusconi su questo dossier.
La questione non è soltanto economica. Dentro il centrodestra le scelte sulla manovra rappresenteranno uno dei terreni sui quali i tre principali partiti proveranno a caratterizzare la propria offerta politica in vista delle elezioni. Forza Italia punta sul profilo fiscale e liberale, la Lega insiste maggiormente su pensioni e prelievi straordinari, mentre Fratelli d’Italia dovrà tenere insieme le diverse richieste con gli spazi effettivamente disponibili nei conti pubblici.
Legge elettorale, la partita delle preferenze non è ancora chiusa
L’altro dossier è la nuova legge elettorale. Il testo dello “Stabilicum” è stato approvato dalla Camera il 16 luglio con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astensioni. Il passaggio più traumatico per la maggioranza era arrivato due giorni prima, quando l’emendamento per introdurre capilista bloccati e fino a tre preferenze era stato bocciato a scrutinio segreto per un solo voto, 188 contrari contro 187 favorevoli.
La vicenda, però, non può considerarsi chiusa. Il centrodestra ha lavorato durante agosto a una nuova formulazione da presentare al Senato, con preferenze e maggiori garanzie sull’alternanza di genere. Il termine indicato per gli emendamenti in commissione è il primo settembre e l’obiettivo della maggioranza resta quello di arrivare all’approvazione di Palazzo Madama entro la metà del mese. Nelle ultime ore sono tuttavia riemerse differenze tra gli alleati sulla soluzione definitiva, in particolare sul rapporto tra preferenze e capilista bloccati.
Per Forza Italia il problema è anche interno. Il voto segreto alla Camera aveva mostrato una maggioranza meno compatta di quanto indicassero le dichiarazioni ufficiali, mentre una parte degli azzurri continua a preferire un sistema nel quale la scelta degli eletti venga affidata maggiormente agli elettori. Tajani ha assicurato che il partito sosterrà la riforma, ma ha contemporaneamente rivendicato la necessità di concordare il testo sulle preferenze.
Il caso Vannacci entra nel confronto azzurro
A rendere più delicato il vertice c’è infine Roberto Vannacci. La rottura si è materializzata in Calabria, dove Futuro Nazionale ha deciso di presentarsi alle elezioni suppletive della Camera del 27 e 28 settembre nel collegio di Reggio Calabria, sfidando direttamente il centrodestra.
La mossa è politicamente pesante perché Vannacci ha scelto come candidato Domenico Giannetta, fino a pochi giorni fa capogruppo di Forza Italia nel Consiglio regionale calabrese e forte di oltre diecimila preferenze alle ultime Regionali. Il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha reagito escludendolo dalla maggioranza.
Forza Italia difenderà invece il seggio con Fabio Roscioli, tesoriere nazionale del partito, storico legale di Fininvest e figura vicina alla famiglia Berlusconi. Vannacci ha trasformato la candidatura in un attacco frontale agli azzurri, accusandoli di aver scelto un candidato romano anziché un esponente del territorio. Il voto calabrese, nato come una suppletiva locale, rischia così di diventare il primo vero test dei rapporti tra Futuro Nazionale e il centrodestra in vista del 2027.
Per Marina Berlusconi, che negli ultimi mesi ha spinto per un profilo più liberale e meno sovranista di Forza Italia, la crescita di un soggetto politico alla destra della coalizione rappresenta un problema strategico prima ancora che elettorale. Una competizione diretta con Vannacci può sottrarre consensi al centrodestra, ma può anche offrire agli azzurri l’occasione di accentuare la propria diversità rispetto alle componenti più radicali.
La partita verso il 2027
È su questo sfondo che Tajani arriverà in Provenza. Il rapporto con la famiglia Berlusconi resta uno degli elementi decisivi nella gestione del partito fondato da Silvio Berlusconi. Dopo il lungo confronto di aprile, la leadership del ministro degli Esteri non è stata rimessa formalmente in discussione, ma il mandato politico è apparso chiaro: cambiare il partito senza disperderne l’identità.
La manovra dirà quale spazio economico avrà Forza Italia nella maggioranza, la legge elettorale definirà le regole con cui verrà affrontato il voto e il caso Vannacci misurerà la capacità degli azzurri di difendere il proprio elettorato. Tre partite differenti che, nel faccia a faccia riservato tra Tajani e Marina Berlusconi, finiscono per convergere nella stessa domanda: quale Forza Italia arriverà alle elezioni del 2027.