Un bambino su quattro arriva all’età della scuola primaria senza risultare coperto dal richiamo contro difterite, tetano e pertosse. È il dato che accende l’attenzione sulla Campania, dove nella fascia tra i 5 e i 6 anni la copertura contro la difterite si ferma al 74,75 per cento, oltre venti punti sotto l’obiettivo del 95 per cento.

Non c’è un’emergenza difterite in Campania, ma i numeri assumono un peso diverso dopo la morte a Palermo di una bambina di quattro anni che non era vaccinata. Gli esami dell’Istituto superiore di sanità hanno confermato nei campioni la presenza di Corynebacterium diphtheriae e del gene della tossina responsabile della difterite respiratoria.

A poche settimane dalla riapertura delle scuole, il caso siciliano riporta così in primo piano non soltanto l’adesione alle vaccinazioni dell’infanzia, ma soprattutto la capacità del sistema sanitario di recuperare i bambini che non completano il calendario previsto.

Oltre diecimila bambini senza copertura

Gli ultimi dati disponibili del ministero della Salute, riferiti al 2024, indicano che nella coorte campana presa in esame circa 10.440 bambini su 41.350 non risultano coperti dal richiamo contro la difterite previsto nell’età prescolare.

La distanza rispetto alla media nazionale è consistente. In Italia la copertura nella stessa fascia raggiunge l’84,79 per cento, comunque inferiore al traguardo del 95 per cento, mentre la Campania resta circa dieci punti più indietro.

Il dato assume un significato particolare perché nei primi anni di vita l’adesione è molto più elevata. A 24 mesi la copertura del ciclo di base contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite ed Haemophilus influenzae B supera in Campania il 93 per cento. Il calo arriva successivamente, quando devono essere effettuati i richiami.

Il problema, dunque, non coincide necessariamente con il rifiuto della vaccinazione. Una parte del divario può essere legata a ritardi, appuntamenti mancati e difficoltà nel completamento dei protocolli.

Il nodo dei richiami prima della scuola

Il richiamo contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite è previsto tra i 5 e i 6 anni, una fase particolarmente importante perché coincide con l’ingresso nella scuola primaria e con l’aumento delle occasioni di contatto tra bambini.

Un andamento simile emerge anche per altre vaccinazioni pediatriche. In Campania la seconda dose contro il morbillo resta attorno al 72 per cento, mentre quella contro la varicella si ferma al 68,91 per cento.

La questione centrale diventa quindi individuare rapidamente chi non ha completato il percorso. La Regione Campania dispone dell’anagrafe vaccinale informatizzata integrata nella piattaforma Sinfonia, attraverso la quale è possibile verificare le somministrazioni e identificare ritardatari e inadempienti.

Le aziende sanitarie stanno puntando proprio sull’utilizzo dell’anagrafe per trasformare i dati in campagne di recupero. L’obiettivo è contattare direttamente le famiglie senza attendere che siano loro a tornare spontaneamente nei centri vaccinali.

Asl e pediatri alla ricerca dei ritardatari

L’Asl Napoli 1 Centro ha previsto nei propri programmi il monitoraggio delle coperture e l’individuazione dei bambini che non hanno completato il calendario. Anche l’Asl Napoli 2 Nord ha inserito il recupero degli inadempienti e dei ritardatari tra le attività da realizzare insieme ai pediatri di libera scelta, con l’obiettivo di raggiungere una copertura del 95 per cento.

Un lavoro analogo è previsto dall’Asl Napoli 3 Sud, dove il coinvolgimento dei pediatri dovrebbe consentire di intercettare più rapidamente le famiglie dei bambini con vaccinazioni incomplete.

Il punto più delicato sarà verificare quanto queste iniziative riescano effettivamente a recuperare le coperture prima e durante l’avvio dell’anno scolastico. Registrare un bambino come ritardatario, infatti, è soltanto il primo passaggio. Quello decisivo è riuscire a raggiungerlo e completare la vaccinazione.

Da settembre entrano in campo anche le farmacie

La rete territoriale è destinata intanto ad ampliarsi. La Regione Campania ha approvato l’accordo integrativo con Federfarma e Assofarm per le Farmacie dei servizi. Dal primo settembre le farmacie convenzionate potranno partecipare anche alle attività di prevenzione vaccinale, insieme ad altre prestazioni sanitarie territoriali.

Il nuovo modello punta ad avvicinare la prevenzione ai cittadini e a ridurre la distanza tra le famiglie e i servizi sanitari. Resta da verificare quale sarà, nella fase iniziale, la disponibilità concreta delle diverse tipologie di vaccino e quanto il nuovo canale contribuirà al recupero delle coperture pediatriche.

Il caso di Palermo riaccende l’attenzione

La morte della bambina di quattro anni a Palermo ha riportato la difterite al centro dell’attenzione dopo decenni nei quali la malattia era diventata rarissima in Italia. L’Iss ha confermato il 24 agosto la positività dei campioni al batterio e la presenza del gene della tossina.

In Sicilia le autorità sanitarie hanno avviato l’indagine epidemiologica e la profilassi dei contatti, mentre gli specialisti invitano a non parlare di emergenza nazionale. Il caso dimostra però quanto la protezione garantita dalle vaccinazioni resti determinante anche contro malattie diventate poco frequenti proprio grazie alle elevate coperture raggiunte negli anni.

Per la Campania, quindi, quel 74,75 per cento non rappresenta soltanto una statistica sanitaria. Dietro la percentuale ci sono più di diecimila bambini che, secondo i dati disponibili, non risultano coperti dal richiamo previsto per la loro età. Con la riapertura delle scuole ormai vicina, la sfida sarà capire quanti potranno essere recuperati e vaccinati.