Meta chiude uno dei fronti giudiziari più pericolosi della sua storia mettendo sul tavolo fino a circa 17 miliardi di dollari e, soprattutto, accettando di cambiare alcune delle regole con cui Facebook e Instagram trattengono gli utenti più giovani sulle piattaforme.

L'accordo raggiunto con una vasta coalizione di procuratori generali americani mette fine al processo federale cominciato il 18 agosto a Oakland, in California, nel quale il gruppo fondato da Mark Zuckerberg era accusato di avere progettato funzioni capaci di favorire un utilizzo compulsivo dei social da parte di bambini e adolescenti, minimizzandone contemporaneamente i rischi.

L'intesa deve ancora ottenere il via libera della giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers, che presiede il procedimento. Meta non ha ammesso responsabilità e continua a respingere l'accusa di avere deliberatamente creato prodotti destinati a provocare dipendenza nei minori.

Il conto miliardario

Le cifre diffuse nelle ore successive all'accordo variano leggermente a seconda delle componenti considerate. Reuters indica un valore massimo di 16,68 miliardi di dollari, mentre altre fonti americane arrotondano l'operazione a circa 17 miliardi. La stessa Meta, illustrando la struttura complessiva dell'intesa, parla di circa 18 miliardi distribuiti nell'arco di dieci anni.

Il meccanismo finanziario prevede che circa 12,7 miliardi vengano destinati agli Stati partecipanti. Una seconda quota, pari a circa 5,3 miliardi, è invece legata a condizioni che coinvolgono direttamente anche due concorrenti del gruppo, YouTube e TikTok.

Perché quella parte dell'accordo venga sbloccata, le due piattaforme dovranno adottare a loro volta misure paragonabili per gli utenti più giovani e contribuire economicamente al nuovo sistema. È un passaggio particolarmente significativo perché trasforma il patteggiamento di Meta nel possibile punto di partenza per regole comuni a una parte molto più ampia dell'industria dei social media.

L'accordo risolve le richieste avanzate da 29 Stati nel procedimento federale e coinvolge, nel quadro complessivo annunciato, una coalizione ancora più ampia di procuratori generali statali e territoriali.

Due ore al giorno per gli adolescenti

La parte più importante dell'intesa, tuttavia, non riguarda il denaro. Riguarda il modo in cui Instagram e Facebook dovranno funzionare per gli utenti con meno di 18 anni.

Meta introdurrà un limite quotidiano predefinito di due ore complessive sulle due piattaforme. L'adolescente non potrà semplicemente disattivarlo: per superare il limite sarà necessario l'intervento di un genitore. Il tempo trascorso su Facebook e Instagram verrà conteggiato insieme e il sistema dovrà cercare di individuare anche l'eventuale utilizzo di più account da parte della stessa persona.

Tra mezzanotte e le sei del mattino scatterà inoltre una modalità notturna che impedirà ai minori di utilizzare normalmente Feed, Stories, Explore e Reels. Durante l'orario scolastico, indicativamente tra le 8 e le 15, le notifiche push saranno disattivate, con alcune eccezioni per i messaggi diretti e gli avvisi relativi alla sicurezza dell'account.

Sono previsti anche avvisi periodici dopo sessioni prolungate di utilizzo, strumenti più semplici per la supervisione dei genitori e sistemi più severi per verificare l'età degli utenti. Le protezioni dovranno inoltre rendere più difficile per i minorenni raggiungere contenuti sottoposti a limitazioni anagrafiche.

Per gran parte di queste misure l'accordo stabilisce una durata di dieci anni.

Sotto accusa il modello dell'engagement

È qui che la vicenda giudiziaria supera il valore, pur enorme, del risarcimento. Il processo di Oakland metteva infatti sotto esame il cuore stesso dell'economia dei social network: l'engagement, cioè la capacità delle piattaforme di convincere gli utenti a restare collegati, continuare a scorrere contenuti e tornare sull'applicazione il maggior numero possibile di volte.

Secondo gli Stati che hanno portato Meta in tribunale, funzioni come lo scorrimento infinito, le notifiche, i meccanismi di raccomandazione e altri strumenti di coinvolgimento sarebbero stati utilizzati anche sapendo che bambini e adolescenti presentano una particolare vulnerabilità a forme di utilizzo eccessivo.

Le accuse riguardavano inoltre la raccolta dei dati personali di bambini sotto i 13 anni senza un adeguato consenso dei genitori, in presunta violazione della normativa federale americana sulla privacy dei minori.

Meta ha contestato questa ricostruzione, sostenendo di avere investito per anni nella sicurezza degli adolescenti e ricordando l'introduzione dei Teen Accounts e di numerosi sistemi di protezione. La società ha anche osservato che la "dipendenza da social media" non è riconosciuta come una specifica diagnosi psichiatrica.

Il processo si ferma prima di Zuckerberg

L'accordo arriva nella seconda settimana di un processo destinato a diventare uno dei più importanti mai celebrati negli Stati Uniti sul rapporto tra tecnologia e salute dei minori.

In aula aveva già testimoniato Adam Mosseri, responsabile di Instagram, chiamato a difendere le politiche adottate dalla piattaforma per limitare gli effetti negativi dell'utilizzo prolungato. Era attesa anche la testimonianza di Mark Zuckerberg, che avrebbe dovuto rispondere davanti alla giuria delle scelte compiute negli anni ai vertici del gruppo.

Il patteggiamento interrompe quella fase del procedimento prima che il fondatore di Facebook salga sul banco dei testimoni.

Gli Stati avevano prospettato richieste economiche enormemente superiori all'accordo raggiunto. Meta aveva indicato in alcuni atti processuali un'esposizione teorica che avrebbe potuto arrivare fino a 1.400 miliardi di dollari, mentre i rappresentanti degli Stati avevano indicato una valutazione molto più vicina ai 200 miliardi.

Una svolta che può coinvolgere tutta Big Tech

La partita, per Meta, non è comunque chiusa. Il gruppo continua ad affrontare migliaia di azioni intentate negli Stati Uniti da privati, famiglie, amministrazioni locali e distretti scolastici. Procedimenti analoghi riguardano anche TikTok, YouTube, Snapchat e le rispettive società controllanti.

Proprio per questo l'accordo di Oakland potrebbe avere conseguenze che vanno molto oltre Facebook e Instagram. Se limiti di utilizzo, blocchi notturni, verifiche dell'età e controlli parentali diventassero uno standard imposto anche ai concorrenti, verrebbe messo in discussione un principio che ha dominato per anni il settore: più tempo trascorso sulla piattaforma significa più occasioni di mostrare pubblicità, raccogliere dati e generare ricavi.

Meta ha scelto di evitare il rischio di una sentenza potenzialmente devastante e di accettare una serie di vincoli che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati difficilmente compatibili con il funzionamento tradizionale dei grandi social network.

Il risultato più importante dell'accordo potrebbe quindi non essere la cifra miliardaria versata agli Stati, ma il precedente. Per la prima volta una delle maggiori piattaforme digitali del mondo accetta, nell'ambito di una controversia di questa portata, che il tempo trascorso online dai minorenni possa essere limitato direttamente dal prodotto e non affidato soltanto alla volontà dell'utente.

È il punto sul quale la battaglia giudiziaria contro Big Tech potrebbe trasformarsi in una nuova fase della regolamentazione dei social media.