Avella

di Paola Iandolo 

Gli interrogatori dei due presunti esecutori materiali dell'attentato a Sigfrido Ranucci sono durati ore. Padre e figlio - affiancati dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri - hanno stabilito con certezza il mandato ricevuto. Gli interrogatori si sono svolti nel carcere di Rebibbia, dove  Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, sono ristretti dal 30 giugno. I presunti esecutori materiali dell'attentato dimostrativo contro Sigfrido Ranucci, hanno chiarito "i confini del mandato", ossia i limiti esatti, i passaggi e l'effettivo raggio d'azione dell'incarico ricevuto per piazzare l'ordigno. 

La linea difensiva

Stabilendo i "confini del mandato" i legali dei due indagati finiti in carcere puntano a fare chiarezza sulla posizione dei due assistiti rispetto alla catena dei mandanti. Hanno puntanto anche sull'esclusione dell'aggravante mafiosa. Con l'interrogatorio a distanza di quasi due mesi dall'esecuzione della misura hanno puntato a dimostrare l'assenza del metodo mafioso nell'esecuzione dell'atto intimidatorio. Hanno chiarito che non vi è mai stato nessun contatto diretto con i vertici. La difesa sostiene che D'Avino e Passariello non conoscessero né Sigfrido Ranucci né Valter Lavitola, escludendo legami diretti con i protagonisti principali del caso. I legali infine hanno chiesto l'attenuazione delle misure con quelle meno afflittive rispetto alla detenzione in carcere.