Un teatro che non si limita a raccontare, ma che prova a interrogare chi ascolta. È questa la cifra di “Pe mo a legge non è uguale pe tutti”, lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Francesca Maria Sole Parziale, andato in scena ieri sera nel Chiostro di Santa Sofia, nell’ambito della rassegna “Benevento Città Spettacolo”, diretta da Renato Giordano.
Una serata di partecipazione e apprezzamento, tra sorrisi, emozioni e domande. Parlare di disuguaglianze, nel lavoro di Parziale, non significa offrire risposte preconfezionate, ma portare sul palco storie, punti di vista e contraddizioni, lasciando agli spettatori la possibilità di riconoscersi e cambiare prospettiva.
“Uno spettacolo nato da più punti di vista”
A raccontare la genesi del progetto è la stessa Francesca Maria Sole Parziale: «È uno spettacolo che unisce vari pezzi, nati singolarmente, ma che hanno in comune il tema delle ineguaglianze sociali, affrontato in più sfaccettature e da più punti di vista. Il primo è un corto teatrale che è stato ideato anche con le altre due colleghe che avete visto in scena, mentre gli altri sono tutti testi scritti da me».
Sul palco, insieme a Parziale, le attrici e cantanti Antonella La Frazia e Mariapia Boffa, protagoniste di un intreccio artistico dinamico e corale.
Un teatro che parla di società
Le disuguaglianze sociali sono il nodo centrale dello spettacolo, affrontato attraverso una scrittura diretta e legata all'osservazione della realtà.
«Ancora oggi, se c’è motivo per scrivere questi testi, vuol dire che ci sono ancora delle cose da dover migliorare, da dover aggiustare sicuramente», sottolinea Parziale.
I testi nascono così da una visione personale, senza la volontà di impartire una lezione: «Ho detto: questa è la mia visione, vediamo se c’è qualcun altro che la condivide. Anche perché, se lo penso io, penso che lo pensino anche altre persone».
Il peso delle marginalizzazioni invisibili
La riflessione parte da una domanda semplice: quante volte siamo noi stessi, anche inconsapevolmente, a creare distanza dagli altri?
«Ci sono delle persone che noi automaticamente marginalizziamo, magari anche senza rendercene conto, anche senza volerlo. Le marginalizziamo da più punti di vista: dal punto di vista etnico, dal punto di vista dell’orientamento sessuale, dal punto di vista estetico».
Le disuguaglianze vengono così raccontate non solo nelle forme più evidenti, ma anche attraverso quei comportamenti quotidiani che finiscono per costruire barriere.
Quattro monologhi, quattro prospettive
“Pe mo a legge non è uguale pe tutti” propone quattro monologhi legati dal tema della diversità delle prospettive: “La voce della resistenza”, “La differenza tra A e B”, “Per tutti quei giovani” e il corto teatrale “Far finta di essere umani”, scritto da Parziale insieme alle artiste coinvolte in meno di 24 ore, nell’ambito di un contest sul territorio. Testi attraversati da emozioni, esperienze e osservazioni della realtà, costruiti per entrare in contatto diretto con lo spettatore.
Quando la quarta parete scompare
Uno degli elementi più evidenti della rappresentazione è l'abbattimento della tradizionale distanza tra palcoscenico e platea. La quarta parete scompare e il teatro diventa uno spazio di condivisione, dove ridere e riflettere insieme.
Il risultato è uno spettacolo fresco e coinvolgente, capace di alternare leggerezza ed emozione con un obiettivo preciso: creare empatia. Non imporre una verità, ma mettere in circolo domande.
Un messaggio che resta dopo il sipario
Al Chiostro di Santa Sofia, il teatro è tornato così a raccontare l'uomo attraverso l'uomo. “Pe mo a legge non è uguale pe tutti” lo fa con ironia ed emozione, senza rinunciare alla denuncia ma evitando il tono della predica. Quattro storie, quattro prospettive e una domanda che resta anche dopo il sipario: quanto siamo davvero consapevoli delle disuguaglianze che attraversano le nostre vite?