Le prossime ore serviranno soprattutto a stabilire una cosa: quando Alessandro Di Battista potrà affrontare il viaggio verso l’Italia. L’ex deputato del Movimento 5 Stelle resta ricoverato all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana, dove è arrivato dopo il grave malore accusato venerdì 28 agosto a Santa Clara. È cosciente, comunica e ha parlato anche al telefono, ma il quadro viene ancora indicato come serio e, allo stato attuale, non compatibile con un trasferimento aereo.
Nella capitale cubana sono intanto arrivati Sahra Lahouasnia e due specialisti del Policlinico Gemelli di Roma, chiamati ad affiancare l’équipe locale. I medici appartengono alle strutture guidate dal professor Francesco Doglietto, direttore della Neurochirurgia, e dal professor Massimo Antonelli, responsabile della Rianimazione e Terapia Intensiva. Il loro compito è verificare direttamente il quadro clinico e, soprattutto, valutare i tempi e le condizioni di un eventuale rimpatrio.
Il malore e le ore più difficili
Di Battista si trovava a Cuba per lavorare a un reportage quando ha accusato fortissimi dolori alla testa e successivamente il malore. Il primo ricovero è avvenuto a Santa Clara, circa 300 chilometri dalla capitale. Per alcune ore ha perso conoscenza, prima di riprendersi e poter parlare con i sanitari. È stato quindi deciso il trasferimento in ambulanza all’Hermanos Ameijeiras, una delle principali strutture ospedaliere cubane, dove è stato sottoposto a nuovi accertamenti, compresa una Tac.
Sulle prime ore successive al malore sono circolate ricostruzioni non perfettamente coincidenti. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, sarebbe stata praticata anche una sedazione temporanea, circostanza che avrebbe contribuito alle iniziali notizie che parlavano di coma. Altre fonti hanno invece descritto una prolungata perdita di coscienza. Il dato confermato nelle ultime ore è che l’ex parlamentare è ora vigile, è riuscito a rispondere ai medici e ha utilizzato anche i social.
A chi gli scriveva per incoraggiarlo, Di Battista ha risposto assicurando che farà il possibile per tornare presto. Ha avuto anche un colloquio con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che lo ha definito «combattivo» e con il morale non piegato dalla situazione. Il titolare della Farnesina gli ha confermato la disponibilità del governo ad assicurare tutta l’assistenza necessaria, mentre l’ambasciata italiana a L’Avana segue il caso fin dalle prime ore.
Il nodo dell’aereo di Stato
Il rientro, però, non è imminente. Prima di ogni altra valutazione c’è il giudizio dei medici sulla trasportabilità. Le condizioni di Di Battista, secondo le informazioni disponibili nella mattinata di lunedì, non consentono ancora un lungo volo verso l’Italia. Per questo i due specialisti arrivati dal Gemelli dovranno confrontare gli esami già svolti a Cuba e verificare se e quando sarà possibile autorizzare il trasferimento.
Sul tavolo c’è anche la questione del volo sanitario di Stato predisposto dal governo. Di Battista avrebbe fatto sapere di non volerne usufruire qualora le sue condizioni gli permettessero di tornare con un normale collegamento di linea. Se invece fosse necessario un trasporto sanitario dedicato, l’ipotesi sarebbe quella di un mezzo coperto dall’assicurazione attivata per il viaggio di lavoro, con disponibilità a intervenire sulle eventuali spese anche da parte delle realtà che lo sostengono. Il punto, tuttavia, resta per ora soltanto teorico: senza il via libera clinico nessuna soluzione di rientro può essere concretamente attivata.
Conte, Tajani e i contatti politici
Attorno all’ex deputato si è ricostruita in queste ore una rete di contatti che attraversa vecchi e nuovi rapporti politici. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha seguito direttamente i collegamenti tra la famiglia, la Farnesina e gli specialisti italiani. Dal governo sono arrivati messaggi di vicinanza, mentre diversi esponenti ed ex esponenti pentastellati hanno cercato di mettersi in contatto con lui.
La priorità resta però esclusivamente sanitaria. Gli accertamenti dei medici cubani e la valutazione degli specialisti italiani dovranno chiarire l’evoluzione del quadro e soprattutto i rischi connessi al viaggio. Solo allora potrà essere stabilito se Di Battista resterà ancora all’Avana o se sarà possibile organizzare il ritorno in Italia.