Non solo una questione pastorale, ma una sfida che riguarda il futuro delle comunità. A Benevento torna il confronto dei Vescovi sulle Aree interne, oggi e domani al Centro “La Pace”, con una trentina di Presuli provenienti da diverse regioni italiane.
Al centro dell’incontro, promosso per ascoltare i territori, condividere buone prassi e individuare nuove prospettive, ci sono soprattutto due emergenze che si alimentano a vicenda: lo spopolamento e la carenza di infrastrutture e servizi.
Ad aprire i lavori è Monsignor Michele Autuoro, Arcivescovo di Benevento, per il quale l’appuntamento rappresenta anche l’occasione per fare il punto sul percorso avviato nel 2021 dall’allora Arcivescovo di Benevento, Monsignor Felice Accrocca. «È la prima volta per me – spiega Autuoro – e questo mi aiuta ancora di più a entrare nel discorso delle Aree interne, che è una caratteristica del territorio di questa Arcidiocesi». Un percorso che, sottolinea, non riguarda più soltanto i Vescovi direttamente interessati dal fenomeno, ma punta a coinvolgere l’intera Chiesa italiana.
La Conferenza Episcopale Italiana ha infatti avviato un coordinamento unitario delle iniziative dedicate alle Aree interne, con l’obiettivo di mettere in rete competenze e progetti e costruire una sorta di osservatorio permanente. «Non solo per monitorare – osserva Autuoro – ma perché sempre più ci sia un’attenzione sul piano pastorale, ma anche sul piano delle progettualità ed eventualmente dello sviluppo».
Perché nelle aree più fragili del Paese la crisi demografica non è un dato astratto. È la progressiva scomparsa di servizi, scuole, collegamenti e, insieme, di occasioni per restare. Autuoro racconta di aver toccato con mano il problema già nei suoi spostamenti quotidiani: «Non guido, non ho la macchina e quindi sono legato ai mezzi di trasporto». E proprio la difficoltà dei collegamenti ferroviari e stradali, con orari che spesso non facilitano gli spostamenti, restituisce la dimensione concreta dell’isolamento.
Poi ci sono i numeri dello spopolamento. «Quando vado nei nostri paesi chiedo a che punto sono le scuole, che margini ci sono tra coloro che muoiono, coloro che nascono e coloro che lasciano. Ascolto numeri veramente preoccupanti». In alcuni piccoli centri, spiega l’Arcivescovo, si arriva a perdere 60 o 70 persone ogni anno. Le conseguenze sono già visibili nelle aule scolastiche, con le pluriclassi e la necessità, dopo le scuole medie, di spostarsi anche per molti chilometri. Un peso che finisce spesso sulle famiglie, costrette a farsi carico dei trasferimenti dei figli.
Accanto allo spopolamento c’è poi l’invecchiamento della popolazione, con una domanda crescente di assistenza. «L’assistenza sanitaria necessita di un approfondimento e quindi di un’attenzione veramente particolare», sottolinea Autuoro, richiamando anche il tema dell’assistenza domiciliare agli anziani e la scarsità delle risorse disponibili.
A riportare il tema sul terreno delle responsabilità politiche è proprio Accrocca, oggi Arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno e ideatore dell’appuntamento beneventano. «C’è un’emergenza anche infrastrutturale – afferma – e questo continua a penalizzare i centri più lontani e periferici». La proposta, ripetuta negli anni, è quella di «rovesciare la piramide»: partire dalle periferie e arrivare ai grandi centri.
Per farlo, però, servirebbero scelte strutturali. Accrocca richiama, tra le altre, l’ipotesi di tassazioni differenziate e soprattutto un diverso criterio nell’assegnazione delle risorse. «Non può continuare a fare da padrone unicamente la quota pro capite – osserva – perché così le Aree interne restano doppiamente penalizzate». Poca popolazione significa infatti meno risorse, mentre i costi infrastrutturali sono spesso maggiori: più chilometri di strade da mantenere, condizioni territoriali più difficili, collegamenti più complessi.
Il nodo, secondo Accrocca, è anche temporale: questi interventi richiedono anni per produrre risultati e non garantiscono un ritorno politico immediato. «Questi sono progetti di media e lunga scadenza», osserva, denunciando una politica troppo condizionata dalla ricerca del consenso.
La Chiesa, intanto, prova a fare la propria parte. Nel 2025 una “Lettera aperta al Governo e al Parlamento”, sottoscritta da 141 tra Cardinali, Arcivescovi, Vescovi e Abati, chiedeva di cambiare la narrazione sulle Aree interne e di sostenere le esperienze positive già presenti sui territori. L’obiettivo indicato era quello di un «ripopolamento delle idee» prima ancora di quello demografico.
Ma anche le comunità sono chiamate a reagire. Per Accrocca la parola chiave è partecipazione: «Se cala la partecipazione c’è un deficit democratico ed è pericoloso». Senza una maggiore consapevolezza dei problemi reali, avverte, la politica ha più spazio per inseguire il consenso immediato.
Il confronto di Benevento riparte dunque da qui: dalle periferie che chiedono di non essere considerate marginali, dai paesi che perdono abitanti e servizi, dalle strade e dai trasporti che rendono più difficile restare. La sfida, per i Vescovi, non è soltanto salvare una presenza ecclesiale. È contribuire a garantire alle persone la possibilità di scegliere. «Ognuno – sintetizza Autuoro – abbia il diritto a rimanere lì dove ci sono le proprie radici».
Domani l'appuntamento prosegue: dopo la discussione nei gruppi e in plenaria, sarà il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, a concludere i lavori con una riflessione sulle “Nuove prospettive per continuare il cammino”.