A quasi ventiquattro ore dagli spari che hanno trasformato la fine dell’Aarauer Rave in una notte di terrore, l’indagine cambia direzione. La polizia cantonale dell’Argovia ha arrestato un cittadino svizzero di 43 anni, fermato poco prima dell’una nella notte tra domenica e lunedì e ora sospettato di aver aperto il fuoco nell’area dello Schachen, ad Aarau. Per gli investigatori, allo stato attuale, l’uomo avrebbe agito da solo. È un passaggio decisivo perché ridimensiona la prima ricostruzione di un possibile commando composto da più persone, ipotesi alimentata nelle ore immediatamente successive alla sparatoria dalla quantità dei colpi e dal ritrovamento di munizioni di calibro diverso.

Il bilancio resta quello di una giovane donna morta e cinque persone ferite. La vittima è Maria Spinelli, 22 anni, cittadina italiana di origine abruzzese, deceduta sul posto nonostante i tentativi di rianimazione. La sparatoria è avvenuta intorno alle 2.30 di domenica 30 agosto, quando l’evento techno si era concluso e gran parte delle circa 3.500 persone presenti stava lasciando la zona.

La svolta nella notte

La cattura del 43enne cambia soprattutto il quadro operativo. Per un’intera giornata gli investigatori avevano lavorato sulla possibilità che gli autori fossero più di uno, con ricerche estese anche fuori dal cantone e il coinvolgimento della Fedpol e dei meccanismi di cooperazione internazionale. Ora la Kantonspolizei Aargau parla esplicitamente di un sospettato sottoposto a fermo per grave sospetto e, soprattutto, di un solo autore.

Restano però aperte le domande fondamentali. Non è stato reso noto dove sia avvenuto il fermo, quale collegamento abbia il 43enne con il rave o con le persone colpite, né quali elementi abbiano consentito agli inquirenti di concentrare l’attenzione su di lui. Anche il movente rimane sconosciuto. La polizia ha annunciato che non diffonderà ulteriori dettagli prima della nuova conferenza stampa fissata per mercoledì 2 settembre alle 14.

Il commando che ora perde consistenza

Nelle prime ore dopo l’attacco la scena aveva suggerito uno scenario assai più complesso. Sul terreno erano state trovate munizioni appartenenti ad almeno due calibri e diversi testimoni avevano riferito di numerosi colpi esplosi in pochi secondi. La presenza di munizioni differenti, tuttavia, non significa necessariamente che a sparare siano state due persone. Già prima dell’arresto gli investigatori avevano precisato che un singolo assalitore avrebbe potuto utilizzare più armi.

È questo il punto che rende oggi molto più fragile la ricostruzione di un gruppo armato entrato nell’ippodromo e poi fuggito verso i boschi. Alcune testimonianze raccolte subito dopo gli spari parlavano di una figura con un’arma lunga nella zona delle automobili e di una fuga in direzione della vegetazione. Ma quelle testimonianze, maturate nel caos di una sparatoria notturna, non bastano a ricostruire da sole la dinamica.

Cancellate e sicurezza, cosa è davvero accertato

Anche sulla questione degli accessi emergono elementi che consigliano prudenza. Non è al momento confermato che gli assalitori siano entrati indisturbati attraverso cancelli lasciati spalancati dopo la fine della manifestazione. Anzi, uno degli organizzatori ha riferito alla televisione pubblica svizzera che il personale di sicurezza era ancora operativo e che, quando sono iniziati gli spari, alcune barriere sono state aperte rapidamente proprio per creare ulteriori vie di fuga e permettere l’evacuazione del pubblico.

Questo non esclude che la fase di deflusso abbia reso il perimetro più vulnerabile, ma trasforma quella dei cancelli aperti da possibile certezza in una delle circostanze ancora da ricostruire. Lo stesso vale per l’ipotesi di una lite scoppiata nei parcheggi e proseguita dentro l’area del rave. Il movente criminale, compreso un eventuale regolamento di conti, resta sul tavolo, ma non è stato finora sostenuto pubblicamente da elementi conclusivi.

I video diventano decisivi

Non risulta una copertura capillare dell’intera area attraverso telecamere fisse. Gli investigatori stanno quindi lavorando soprattutto sulle registrazioni realizzate dai presenti, sulle immagini eventualmente disponibili nelle zone circostanti e sulle testimonianze raccolte dopo la sparatoria. La polizia ha rivolto un appello a partecipanti e residenti affinché consegnino fotografie e video della notte, materiale che potrebbe chiarire sia gli spostamenti del sospettato sia la successione degli spari.

Anche il luogo ha complicato le prime ricerche. Lo Schachen è una vasta zona verde e sportiva vicina al centro di Aarau, con l’ippodromo circondato da alberi, strutture sportive e aree che nella notte possono offrire numerose possibilità di allontanamento. Domenica la polizia aveva isolato un perimetro molto ampio e mobilitato anche reparti speciali.

Maria Spinelli e gli altri feriti

Al centro della vicenda rimane la morte di Maria Spinelli. La giovane si era trasferita in Svizzera e, secondo le ricostruzioni italiane, cercava lì una nuova stabilità. Il dj Tekibo, che aveva partecipato alla serata, ha raccontato sui social di avere perso un’amica e ha definito quanto accaduto straziante.

Cinque persone sono rimaste ferite. Le autorità italiane hanno riferito che tra loro vi sono anche due cittadini italiani, curati per lesioni non gravi e successivamente dimessi. Nel bollettino della polizia cantonale i feriti vengono invece indicati come una cittadina tedesca e quattro uomini di cittadinanza svizzera. Le informazioni diffuse dalle diverse autorità non sono state finora ulteriormente precisate sul punto.

Il passo successivo sarà capire perché il 43enne arrestato si trovasse allo Schachen, quali armi siano state effettivamente utilizzate e soprattutto se le sei persone colpite fossero bersagli scelti oppure vittime casuali. La polizia aveva inizialmente lavorato su tre grandi scenari, terrorismo, gesto indiscriminato o fatto criminale. L’arresto restringe il campo degli autori, non ancora quello del movente. Ed è proprio su questo che si concentra ora l’inchiesta.