La porta verso casa si è riaperta, ma non tutta insieme. Per i tre bambini della cosiddetta famiglia nel bosco il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha dato il via libera a un percorso di ricongiungimento con i genitori Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, scegliendo però la strada della gradualità. Nessun ritorno immediato e nessuna data già fissata per lasciare definitivamente la casa famiglia di Vasto. Il riavvicinamento sarà scandito da tappe precise e sottoposto alla verifica dei servizi sociali.
È la prima vera svolta dopo nove mesi di separazione. I bambini erano stati allontanati dalla casa di Palmoli, nel Chietino, alla fine dello scorso novembre, quando i giudici avevano sospeso la responsabilità genitoriale e disposto il loro trasferimento in una struttura protetta. Da allora il caso è diventato anche uno scontro pubblico, politico e culturale sul confine tra libertà educativa dei genitori e tutela dei minori.
Il ritorno comincia dalla scuola
Il primo passaggio indicato dai giudici riguarda proprio uno dei nodi che aveva accompagnato l’intera vicenda: l’istruzione e, soprattutto, la socializzazione. Secondo quanto emerge dalla nuova ordinanza, i tre bambini dovranno entrare nella scuola pubblica, abbandonando almeno in questa fase il modello esclusivamente parentale scelto in passato dalla famiglia.
I minori hanno già superato gli esami di idoneità sostenuti all’inizio dell’estate: la figlia maggiore è stata ammessa alla quarta elementare, i due gemelli alla seconda. Il risultato scolastico aveva rappresentato uno degli elementi utilizzati dalla difesa per sostenere che alcune delle criticità contestate alla coppia fossero state superate. Ma per il Tribunale il punto non sembra essere soltanto il rendimento. La frequenza scolastica viene considerata anche uno strumento per inserire stabilmente i bambini in una rete di relazioni esterna alla famiglia.
Proprio la scarsa socializzazione era stata una delle questioni sollevate nel procedimento che aveva portato all’allontanamento. Ora la scuola diventa, di fatto, una delle condizioni sulle quali costruire il ritorno.
Prima gli incontri, poi i weekend
Il ricongiungimento procederà progressivamente. Dopo l’avvio della scuola dovrebbero aumentare i tempi trascorsi con i genitori. Il percorso prevede incontri più lunghi e, secondo quanto emerso nelle ultime ore, tra circa un mese potrebbe arrivare il primo fine settimana trascorso insieme. Solo successivamente, sulla base delle valutazioni degli operatori, si potrà passare a permanenze sempre più estese.
Non si tratta quindi di un semplice periodo di attesa prima di un ritorno già deciso nei tempi. Saranno i comportamenti della famiglia, l’adattamento dei bambini e le relazioni dei servizi sociali a determinare la velocità del percorso.
L’obiettivo indicato dal provvedimento resta comunque il ricongiungimento. Se le diverse fasi avranno esito positivo, i tre fratelli potranno lasciare definitivamente la struttura di Vasto e tornare a vivere con Catherine Birmingham e Nathan Trevallion.
Nove mesi di scontro
La vicenda era cominciata nel 2024, dopo un’intossicazione da funghi che aveva portato i bambini in ospedale e acceso l’attenzione delle autorità sulle loro condizioni di vita. La famiglia abitava in un piccolo casolare immerso nei boschi di Palmoli, senza alcuni servizi essenziali e con i figli educati attraverso l’istruzione parentale.
Nel novembre 2025 era arrivato il provvedimento più duro: sospensione della responsabilità genitoriale e trasferimento dei tre minori in una casa famiglia. Inizialmente la madre era rimasta con loro nella struttura, ma nel marzo successivo i giudici avevano disposto anche il suo allontanamento, ritenendo la sua presenza incompatibile, in quella fase, con il lavoro degli educatori e dei servizi sociali.
Da quel momento il procedimento è stato accompagnato da consulenze psicologiche, relazioni degli operatori, ricorsi della difesa e un confronto sempre più acceso anche fuori dalle aule giudiziarie. A luglio i tre bambini erano stati ascoltati direttamente dai giudici per circa tre ore. Pochi giorni prima avevano superato gli esami scolastici, mentre la nuova difesa guidata dall’avvocato Simone Pillon aveva depositato una richiesta di ricongiungimento di 99 pagine.
La svolta dopo mesi di contrapposizione
Negli ultimi mesi il quadro sembra essersi progressivamente modificato. I rapporti tra la coppia, gli operatori e le istituzioni si sono distesi e alcune delle criticità materiali contestate all’inizio della vicenda sono state affrontate. I genitori dispongono ora di un’abitazione messa a disposizione dal Comune di Palmoli, mentre è in corso anche il progetto per una nuova sistemazione sul terreno della famiglia.
Il provvedimento del Tribunale appare così come un compromesso tra le due posizioni che si sono confrontate per mesi. I giudici non hanno accolto la richiesta della difesa di far tornare immediatamente i bambini a casa, ma allo stesso tempo hanno superato la prospettiva di una permanenza a tempo indeterminato nella struttura.
Il messaggio è che la separazione non deve diventare definitiva, ma neppure interrompersi senza una fase di verifica.
La decisione ora passa anche dai servizi sociali
Il ruolo decisivo sarà affidato agli operatori che accompagneranno il reinserimento. Ogni passaggio dovrà essere osservato e valutato, dalla frequenza scolastica agli incontri con i genitori fino alle prime permanenze notturne.
È proprio questa impostazione a cambiare la prospettiva della vicenda. Finora il procedimento era ruotato soprattutto attorno alla domanda se i bambini dovessero restare lontani dai genitori. Da oggi la questione diventa invece come e quando potranno tornare con loro.
Non è ancora la fine del caso della famiglia nel bosco, ma per la prima volta dall’allontanamento il percorso indicato dal Tribunale ha una direzione esplicita: ricostruire gradualmente la vita comune, verificando passo dopo passo che il rientro corrisponda all’interesse dei tre minori.