"Lo stabilimento andato in fiamme ad Airola era un deposito di plastica e carta già sotto sequestro giudiziario dall'aprile del 2024.
Il Noe di Napoli lo aveva sigillato su richiesta della Procura di Benevento, dopo aver accertato che i rifiuti stoccati superavano di settanta volte i limiti consentiti e che il materiale era accatastato direttamente sul terreno, senza alcuna protezione.
Eppure, per oltre un anno, nessuno ha rimosso quelle montagne di scarti. Nessuno ha vigilato. Nessuno ha impedito che quel sito rimanesse una polveriera pronta a esplodere.
Il 31 agosto è successo proprio questo. Un rogo che ha avvolto l'intero capannone, sprigionando una nube tossica che si è riversata sulla Valle.
Sulla questione interviene con determinazione Arturo Bonito segretario provinciale del partito della rifondazione comunista, federazione irpina.
"Le domande che dovremmo farci tutti, e che invece sembrano non interessare a nessuno, sono queste: perché un impianto sequestrato e dichiarato pericoloso è rimasto intatto per tutto questo tempo? Chi aveva il dovere di intervenire e non lo ha fatto? E, soprattutto, chi poteva trarre vantaggio dalla distruzione di quelle prove?
In questa terra, purtroppo, abbiamo imparato a convivere con l'assenza di risposte. Ci siamo abituati a vedere i servizi sanitari assottigliarsi, le corse ferroviarie soppresse, i nostri ragazzi costretti ad andare via. Abbiamo imparato a non parlare della droga che morde i giovani, a non nominare il disagio, per paura che fuori si dica che i nostri paesi non sono più quelli di una volta. Abbiamo imparato a tenere la testa bassa, per non mettere in discussione quelle poche famiglie che, da sempre, fanno da ponte con la politica regionale e nazionale e tengono in pugno le sorti del territorio.
Questa non è più rassegnazione, è una forma di complicità. Ed è proprio questo che ci indigna. Perché i fatti di Airola non sono un incidente, ma la conseguenza logica di anni di omertà e di silenzio. E noi non ci stiamo.
Chiediamo che la magistratura accerti le responsabilità di chi ha lasciato quel deposito in quelle condizioni. Chiediamo che l'Arpac diffonda pubblicamente i dati dei monitoraggi, coinvolgendo i cittadini e i comitati. Chiediamo che la Regione e la Prefettura facciano chiarezza su come intendano prevenire episodi analoghi. E chiediamo, soprattutto, che questa terra, dal Sannio passando per l'Irpinia fino al Salernitano, Casertano e Napoletano smetta di subire e cominci a pretendere.
Non possiamo permettere che la salute della nostra gente venga messa in secondo piano, che il diritto alla verità venga soffocato dalla paura di disturbare.