Si alza bruscamente il livello dello scontro tra Berlino e Mosca. Dopo settimane di indagini, il governo tedesco ha attribuito direttamente alla Russia il tentato attacco con droni ed esplosivo all’aeroporto di Lipsia-Halle, uno dei principali hub logistici europei e uno snodo utilizzato anche per il sostegno all’Ucraina. Per la Germania non si tratta più soltanto di sospetti: l’episodio viene qualificato come un’operazione di guerra ibrida condotta sul territorio tedesco.
A formulare pubblicamente l’accusa sono stati il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt e il ministro degli Esteri Johann Wadephul. Secondo Berlino, gli elementi raccolti dalla polizia, le modalità dell’operazione e le informazioni dell’intelligence convergono nell’indicare una responsabilità russa. Mosca respinge le accuse e sostiene che la Germania non abbia fornito prove sufficienti.
L’operazione in tre fasi
Al centro dell’indagine c’è quanto accaduto in agosto nello scalo di Lipsia-Halle. La ricostruzione tedesca descrive un’azione articolata, nella quale sarebbero stati impiegati più droni.
Un primo apparecchio con materiale esplosivo e un sistema di detonazione è stato individuato vicino a un velivolo ucraino. L’aeroporto rappresenta un nodo importante delle rotte logistiche che sostengono Kiev, circostanza che secondo gli investigatori aiuta a spiegare la scelta dell’obiettivo.
Dopo la chiusura e la successiva riapertura dello scalo, un altro drone avrebbe raggiunto un cargo della Dhl. In una fase successiva è stato poi rinvenuto un terzo apparecchio e, nelle vicinanze, altro esplosivo militare. Gli investigatori tedeschi hanno analizzato componenti, configurazione dei droni e sistemi di detonazione, confrontandoli con quelli riscontrati in precedenti operazioni attribuite alla Russia.
Per Berlino, dunque, non si sarebbe trattato di un episodio isolato o dell’iniziativa autonoma di singoli sabotatori. L’ipotesi è quella di un’operazione riconducibile alla strategia di pressione ibrida che i servizi occidentali attribuiscono da tempo a Mosca, con azioni clandestine, sabotaggi e altre attività destinate a colpire infrastrutture e sostegno europeo all’Ucraina.
La risposta della Germania
Il governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha accompagnato l’accusa con una serie di contromisure. Tra quelle annunciate figurano la chiusura del consolato generale russo a Bonn, interventi sulla Casa russa di Berlino e nuove pressioni contro la cosiddetta flotta ombra utilizzata per il trasporto del petrolio russo aggirando le sanzioni occidentali.
Il ministro Wadephul ha sottolineato come, secondo il governo tedesco, le azioni di Lipsia abbiano danneggiato ulteriormente rapporti con Mosca già compromessi dalla guerra in Ucraina. Berlino sostiene di voler reagire senza perdere il controllo dell’escalation, ma anche di non poter lasciare senza conseguenze un’azione considerata diretta contro il proprio territorio.
Da Mosca è arrivata una risposta durissima. Le autorità russe negano il coinvolgimento e promettono reazioni alle decisioni tedesche. Il presidente Vladimir Putin ha sostenuto che la Germania non disponga di prove di una guerra ibrida russa.
La Nato si schiera con Berlino
La reazione della Nato è stata immediata. Il segretario generale Mark Rutte ha parlato con Merz e ha espresso la piena solidarietà dell’Alleanza alla Germania, definendo «inequivocabili» le prove presentate da Berlino.
Rutte ha assicurato che la Nato continuerà a rafforzare la capacità di deterrenza e di difesa degli Alleati contro le minacce, comprese le operazioni ibride. Il messaggio rivolto a Mosca è netto: i tentativi di intimidire i Paesi dell’Alleanza, dividerli e indebolire il sostegno all’Ucraina «sono vani e falliranno».
Anche la Commissione europea ha espresso sostegno alla Germania. Il caso di Lipsia assume così una dimensione che supera il rapporto bilaterale tra Berlino e Mosca e investe direttamente la sicurezza europea e atlantica.
La vicenda di Lipsia apre così una fase particolarmente delicata. Per Berlino la minaccia russa non riguarda più soltanto il fronte ucraino, ma può manifestarsi direttamente all’interno dell’Europa attraverso sabotaggi e operazioni clandestine. È su questa valutazione che Germania, Nato e Unione europea stanno ora costruendo la risposta politica e di sicurezza.