Arrivano insieme, strette in un abbraccio, attraversano la folla della Festa dell’Unità di Genova e offrono l’immagine di una sintonia che va oltre il rapporto tra la segretaria del Partito democratico e una sindaca sostenuta dai dem. Elly Schlein e Silvia Salis si ritrovano nel cuore del Porto Antico proprio mentre nel centrosinistra cresce la discussione su chi dovrà guidare la coalizione alle prossime elezioni politiche. E il nome della prima cittadina genovese, nonostante le sue ripetute frenate, continua a circolare.

L’incontro più significativo avviene però lontano dal palco. Le due parlano da sole, tra la strada e i moli, prima di immergersi tra militanti, telecamere e dirigenti. Schlein torna a sondare la disponibilità di Salis a offrire un contributo più ampio alla costruzione dell’alternativa nazionale. La risposta della sindaca resta prudente: la sua priorità è Genova e non intende abbandonare il mandato ricevuto dagli elettori.

Dietro questa prudenza c’è una partita più grande. Salis viene considerata da una parte del centrosinistra una possibile soluzione capace di superare il confronto diretto tra Schlein e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. E proprio per questo l’attenzione riservata all’incontro genovese è molto più alta di quella che accompagnerebbe un normale appuntamento di partito.

Il nodo delle primarie

Schlein prova pubblicamente a spostare il terreno del confronto. «Suggerisco di smetterla di parlare di noi», dice arrivando alla Festa dell’Unità, chiedendo alla coalizione di concentrarsi sui problemi concreti degli italiani. Per la segretaria dem vengono prima il programma comune, la sanità, il lavoro, la scuola e la politica industriale. Soltanto dopo, insieme agli alleati, si discuterà di come individuare la leadership.

È una risposta indiretta ma evidente a Conte, che nelle ore precedenti aveva alzato il tono sulla necessità delle primarie. Il presidente del M5S non vuole che la questione venga rinviata all’infinito e considera il voto della base lo strumento più trasparente per scegliere chi dovrà rappresentare il centrosinistra.

Nel Pd, invece, la linea resta più cauta. Molto dipenderà dalla legge elettorale con cui si arriverà alle Politiche. Se le nuove regole dovessero imporre alla coalizione l’indicazione preventiva di un candidato alla presidenza del Consiglio, il ricorso alle primarie diventerebbe assai più probabile. In uno scenario diverso, potrebbe riaprirsi la strada a formule alternative.

Il punto politico è proprio questo: nessuno vuole arrivare troppo presto a una resa dei conti interna che rischierebbe di trasformare la costruzione del campo largo in una lunga competizione personale.

Salis resta il terzo nome

È in questo spazio che continua a muoversi il nome di Silvia Salis. La sindaca esclude di voler partecipare a una competizione nazionale e insiste sul proprio impegno amministrativo. Ma a livello dem non tutti considerano definitivamente chiusa la questione.

Schlein, davanti alla platea genovese, elogia apertamente il lavoro della prima cittadina. Parla dello «splendido lavoro» compiuto per tenere insieme il campo progressista e indica l’amministrazione di Genova come esempio di ciò che dovrebbe fare una coalizione progressista al governo.

Sono parole che possono essere lette su due livelli. Da una parte rafforzano Salis nella sua città e consolidano il rapporto con il Pd. Dall’altra mantengono la sindaca dentro un perimetro politico nazionale che lei stessa continua, almeno ufficialmente, a voler tenere a distanza.

Il precedente incontro tra le due risaliva a giugno, quando Schlein era stata ricevuta per quasi un’ora negli uffici comunali. Allora la versione ufficiale aveva confinato il colloquio alle questioni genovesi. Tre mesi dopo, con le Politiche ormai entrate nell’orizzonte della coalizione, il contesto è profondamente diverso.

La strategia della sindaca

Salis ha scelto negli ultimi mesi una linea comunicativa precisa. Poche incursioni nel dibattito politico nazionale e attenzione quasi esclusiva alla città, dai trasporti alle manutenzioni, passando per i servizi e i problemi dei quartieri.

Una strategia che le consente di proteggere il profilo di amministratrice e di evitare di essere trascinata prematuramente nella contesa tra i partiti. Allo stesso tempo, però, la tiene in una posizione particolare: abbastanza lontana dalle tensioni nazionali da poter essere considerata, qualora servisse, una figura di sintesi.

Genova, del resto, rappresenta per il centrosinistra qualcosa di più di una grande amministrazione locale. La coalizione che ha portato Salis alla guida della città viene osservata come uno dei laboratori possibili per il campo largo nazionale. Nei giorni della Festa dell’Unità, la città ospita in sequenza Schlein, Salis e Conte, trasformandosi inevitabilmente in uno dei luoghi nei quali si misura la tenuta dell’alleanza.

Schlein prova a cambiare agenda

La segretaria del Pd, intanto, tenta di sottrarre il partito alla discussione permanente sui nomi. Dal palco attacca il governo di Giorgia Meloni, accusa la maggioranza di essere divisa e punta sulla situazione economica e sociale del Paese.

La promessa è quella di presentare agli elettori un centrosinistra finalmente unito. Secondo Schlein, rispetto a tre anni fa oggi esiste un’alternativa che allora non c’era. Un messaggio rivolto al governo, ma anche agli alleati: la coalizione deve dimostrare di essere capace di costruire un programma prima di consumarsi nella battaglia per stabilire chi dovrà guidarla.

È la differenza che resta con Conte. Il leader del M5S vuole certezze sul metodo di scelta del candidato premier, mentre il Pd preferisce tenere aperte le opzioni almeno fino a quando non saranno definiti programma e legge elettorale.

In mezzo resta Salis. Per ora sindaca e soltanto sindaca, come continua a ripetere. Ma l’incontro riservato con Schlein, gli abbracci pubblici e soprattutto l’insistenza con cui il suo nome continua a tornare nelle discussioni del centrosinistra raccontano che la partita non è affatto chiusa.