A Venezia è il giorno di George Clooney. L’attore, regista e produttore americano è arrivato al Lido per l’apertura dell’83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica, dove nella serata del 2 settembre riceverà il Leone d’Oro alla carriera. Un riconoscimento deciso dal consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia su proposta del direttore artistico Alberto Barbera, che riporta al centro del festival uno dei protagonisti più assidui della sua storia recente.

La conferenza stampa che precede la cerimonia è diventata però qualcosa di più di una celebrazione. A 65 anni Clooney ha tracciato un bilancio personale e professionale, affrontando senza sottrarsi anche alcuni dei temi politici e sociali che attraversano gli Stati Uniti. L’invecchiamento, ha spiegato con la consueta ironia, porta inevitabilmente una componente di malinconia, persino nei piccoli gesti quotidiani, ma coincide anche con la consapevolezza di una vita privilegiata, costruita accanto alla moglie Amal Clooney, ai due figli e a un mestiere che oggi può permettersi di scegliere.

La scelta di lasciare la regia

Il cambiamento più importante riguarda proprio il lavoro. Clooney ha spiegato di non voler più affrontare gli impegni richiesti dalla regia cinematografica. Con due figli di nove anni, trascorrere un anno lontano da casa per preparare e realizzare un film non è più compatibile con le sue priorità. Recitare, al contrario, gli permette di limitare le assenze a periodi più brevi e di mantenere una maggiore presenza nella vita familiare.

Non significa però abbandonare il racconto cinematografico. Clooney continua a considerare essenziale la capacità del cinema di portare storie davanti al pubblico e attribuisce ai grandi festival un ruolo decisivo. Venezia, in particolare, occupa un posto centrale nella sua carriera. Qui nel 2005 presentò Good Night, and Good Luck, il film dedicato allo scontro tra il giornalista Edward R. Murrow e il senatore Joseph McCarthy, una delle opere che meglio hanno rappresentato il suo interesse per informazione, politica e libertà di stampa.

L’attacco alla politica americana

È proprio la politica ad aver dominato una parte consistente dell’incontro. Senza nominare direttamente Donald Trump, Clooney ha descritto gli Stati Uniti come un Paese affidato in questa fase a persone che considera non adeguate al compito di governarlo. Per spiegare il momento americano ha utilizzato il termine “kakistocrazia”, cioè un sistema nel quale il potere finisce nelle mani dei meno qualificati.

L’attore guarda alle elezioni di midterm di novembre come a un possibile passaggio per cambiare il clima politico e riportare, nella sua valutazione, gli Stati Uniti verso una maggiore normalità. Al centro della sua critica non c’è soltanto la capacità dell’amministrazione, ma anche l’imbarbarimento del confronto pubblico. Clooney considera particolarmente preoccupante che crudeltà e aggressività vengano trasformate in strumenti di comunicazione politica, fino a indebolire quel senso di decenza che ritiene indispensabile nella vita pubblica.

Nonostante il giudizio severo sul presente, l’attore mantiene una prospettiva ottimista. Ha ricordato altri passaggi drammatici attraversati dagli Stati Uniti, compreso il 1968, sostenendo che il Paese possiede ancora gli strumenti democratici per superare questa fase.

Giornalismo e potere economico

Un altro terreno particolarmente sensibile è quello dell’informazione. Figlio di un giornalista e legato attraverso la propria fondazione alla tutela di reporter esposti alle pressioni dei regimi, Clooney ha espresso preoccupazione per la concentrazione delle fonti informative nelle mani di alcuni degli uomini più ricchi del pianeta.

Il rapporto tra potere economico, piattaforme digitali e grandi testate rappresenta per lui una delle questioni cruciali delle democrazie contemporanee. Anche in questo caso, tuttavia, Clooney non considera compromessa la possibilità di produrre giornalismo indipendente e di qualità.

Dal clima all’intelligenza artificiale

Lo sguardo si è poi spostato sulla crisi climatica. Clooney, che vive parte dell’anno nel sud della Francia e mantiene un forte legame con il lago di Como, ha richiamato gli effetti sempre più evidenti delle temperature estreme e degli incendi. La transizione ambientale, nella sua prospettiva, non dovrebbe essere considerata soltanto un costo, ma anche un’occasione per creare nuova occupazione attraverso l’economia verde.

Tra le preoccupazioni per il futuro c’è anche l’intelligenza artificiale. Il punto più delicato, secondo l’attore, è la progressiva difficoltà nel distinguere immagini e video autentici da contenuti artificiali sempre più realistici. Una questione che coinvolge direttamente anche le celebrità, le cui immagini possono essere riprodotte e manipolate senza che il pubblico riesca più a riconoscere immediatamente ciò che è vero.

Il Leone d’Oro e il ritorno a Venezia

La giornata resta soprattutto quella del cinema. In serata Clooney riceverà il Leone d’Oro alla carriera nella Sala Grande del Palazzo del Cinema. Sarà l’amica Laura Dern a pronunciare la laudatio che accompagnerà la consegna del riconoscimento. La cerimonia inaugura ufficialmente Venezia 83, in programma dal 2 al 12 settembre.

Per Clooney è anche l’ennesimo capitolo di un rapporto speciale con la Mostra. Dai primi passaggi veneziani fino ai successi da attore, regista e produttore, il Lido ha accompagnato molte delle svolte della sua carriera. Questa volta non c’è un nuovo film da difendere, ma un’intera traiettoria artistica da celebrare. E proprio mentre riceve uno dei riconoscimenti più importanti del cinema internazionale, Clooney sceglie di raccontare anche ciò che viene dopo: meno tempo lontano dai figli, meno regia, ancora cinema e una libertà di parola che non sembra intenzionato ad abbandonare.