Il paradosso della sanità in Campania emerge con particolare nettezza quando dai dati regionali si scende dentro i territori. La Regione ha recuperato terreno sul rispetto dei Livelli essenziali di assistenza, ma la capacità di garantire cure vicine a casa resta molto diversa tra la grande area napoletana e le province interne. È qui che il quadro tracciato dalla Fondazione GIMBE acquista il suo significato più concreto: la carenza di personale, soprattutto nella medicina di famiglia, rischia di pesare maggiormente proprio dove la popolazione è più anziana, i comuni sono dispersi e raggiungere un servizio sanitario richiede più tempo.

L'ultima analisi GIMBE sui medici di medicina generale stima che al primo gennaio 2025 in Campania mancassero 643 medici di famiglia. Ogni professionista aveva in carico in media 1.425 assistiti, contro i 1.383 della media nazionale, mentre entro il 2028 potrebbero raggiungere l'età pensionabile 1.147 medici campani. La stessa Fondazione avverte che le medie regionali possono nascondere situazioni molto più critiche nei singoli ambiti territoriali, in particolare nelle zone montane e rurali.

Il nodo delle aree interne

È soprattutto tra Irpinia e Sannio che i numeri raccontano un equilibrio fragile. Qui non manca necessariamente la dotazione ospedaliera in senso stretto. Il problema è piuttosto la combinazione tra età della popolazione, disponibilità di specialisti, medicina di prossimità e necessità di spostarsi per ricevere determinate cure.

Benevento e Avellino sono anche le province più anziane della regione. Secondo gli ultimi dati censuari disponibili, nel 2024 l'età media era di 47,1 anni nel Sannio e di 46,9 anni in Irpinia, contro valori di 43,6 anni a Caserta e 43,7 a Napoli. In territori più anziani aumenta inevitabilmente il bisogno di assistenza continuativa, gestione delle cronicità e presenza capillare dei medici di base.

Avellino, i posti letto non bastano

La provincia di Avellino dispone di 36,7 posti letto ospedalieri ogni 10 mila abitanti, un dato superiore alla media italiana di 33,3. La disponibilità di posti per specialità a elevata assistenza è invece pari a 3 ogni 10 mila abitanti, leggermente sotto il valore nazionale di 3,2. Più evidente è il divario sul fronte degli specialisti: 25,5 ogni 10 mila abitanti contro 34,1 in Italia.

Il dato che misura meglio la difficoltà del territorio è però la mobilità sanitaria. Il 12,7 per cento dei ricoveri dei residenti avellinesi avviene in un'altra regione, quasi quattro punti sopra la media nazionale. È un numero che aiuta a leggere la condizione delle aree interne: la presenza di un grande polo come l'azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati non elimina le difficoltà di accesso e di prossimità nei comuni più lontani dal capoluogo.

Benevento, molti letti ma la mobilità è la più alta

Ancora più netto è il caso di Benevento. Con 42,7 posti letto ogni 10 mila abitanti, il Sannio ha la dotazione più elevata tra le province campane e supera ampiamente la media italiana. Anche l'alta assistenza, con 3,1 posti letto ogni 10 mila residenti, è sostanzialmente in linea con il dato nazionale. Gli specialisti sono però 29,9 ogni 10 mila abitanti, ancora sotto la media del Paese.

A colpire è soprattutto il 14,6 per cento di emigrazione ospedaliera verso altre regioni, il dato più alto della Campania. In altre parole, una provincia che sulla carta dispone di una forte dotazione di letti continua a perdere una quota importante di pazienti. È la dimostrazione che la qualità percepita e reale di un sistema sanitario non si misura soltanto con il numero dei posti disponibili, ma anche con specialità presenti, tempi di accesso e continuità delle cure.

Caserta, il quadro più debole

La provincia di Caserta presenta la situazione più problematica tra i principali indicatori dell'offerta sanitaria. I posti letto ospedalieri sono 24,4 ogni 10 mila abitanti, quelli per specialità ad alta assistenza appena 1,6. Anche il numero di specialisti, 24,4 ogni 10 mila residenti, è molto lontano dai 34,1 della media nazionale.

A questo si aggiunge una mobilità sanitaria fuori regione del 13,8 per cento. Il rapporto territoriale dell'Istat colloca inoltre Caserta come la provincia campana con il maggior numero complessivo di indicatori di benessere significativamente inferiori alla media italiana. Sul versante sanitario, dunque, il problema è doppio: minore dotazione e forte capacità di attrazione esercitata dalle strutture collocate fuori dal territorio.

Napoli trattiene più pazienti

Il quadro cambia nella città metropolitana di Napoli. È qui che si concentra la maggiore disponibilità di medici specialisti, 36 ogni 10 mila abitanti, unico valore campano sostanzialmente in linea e leggermente superiore alla media italiana. I posti letto complessivi sono invece 28,9 ogni 10 mila residenti e quelli ad alta assistenza 2,4.

La differenza più evidente rispetto alle province interne riguarda la mobilità: solo il 6,9 per cento dei residenti si ricovera fuori regione, meno della metà del dato di Benevento. La concentrazione nel territorio napoletano di aziende ospedaliere, policlinici universitari e strutture specialistiche produce quindi una capacità di trattenere la domanda sanitaria che le altre province non riescono a replicare.

Salerno, una provincia con due velocità

In provincia di Salerno gli specialisti sono 29 ogni 10 mila abitanti, i posti letto ospedalieri 30,6 e quelli per alta assistenza 3. La mobilità sanitaria fuori regione raggiunge il 12,1 per cento. Sono numeri intermedi, ma la dimensione provinciale rischia di nascondere differenze profonde tra il capoluogo, la fascia costiera e le vaste zone interne del Cilento, del Vallo di Diano e dell'area degli Alburni.

È proprio in territori di questo tipo che la questione sanitaria si salda con quella demografica. Per un paziente anziano o cronico, la disponibilità teorica di una prestazione conta meno se per raggiungerla servono decine di chilometri o se manca il medico di famiglia capace di garantire un primo livello di assistenza continuativa.

La sfida adesso è portare personale sul territorio

La Regione Campania ha messo sul tavolo 98 milioni di euro nel 2026 per reclutare personale destinato alla sanità territoriale, con l'obiettivo di rafforzare Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali operative territoriali e continuità assistenziale. Alla fine di aprile risultavano in esercizio 68 Case della Comunità e sette Ospedali di Comunità. A luglio la Giunta ha inoltre approvato i piani triennali del fabbisogno di personale delle aziende ospedaliere Moscati di Avellino e San Pio di Benevento.

Il punto, però, resta quello indicato da GIMBE: strutture e investimenti rischiano di non essere sufficienti senza medici, infermieri e professionisti capaci di renderli operativi. Nelle aree interne questa differenza è ancora più decisiva. Il divario non passa soltanto tra Nord e Sud o tra regioni adempienti e inadempienti, ma anche tra chi vive vicino a un grande ospedale e chi, pur nella stessa regione, deve percorrere molti chilometri per trovare uno specialista o un medico disponibile.

La fotografia della Campania non è quindi quella di un sistema uniformemente in difficoltà. È piuttosto quella di una sanità a più velocità. Napoli concentra specialisti e trattiene più pazienti, Caserta mostra le carenze strutturali più consistenti, mentre Avellino e Benevento raccontano il paradosso delle aree interne: una dotazione ospedaliera anche significativa che convive con meno specialisti, maggiore mobilità sanitaria e una popolazione più anziana. È su questa distanza tra strutture e accessibilità reale che si gioca la prossima partita della sanità campana.