Due anni dopo il varo del cosiddetto Decreto anziani, la domanda è diventata molto concreta: quanto di quel grande progetto per l’autonomia e l’inclusione della terza età è effettivamente arrivato nelle tasche e nella vita quotidiana degli anziani? La risposta, al 3 settembre 2026, è fatta di luci e ombre. Alcune misure sono operative, altre sono state avviate attraverso progetti territoriali, mentre diversi interventi annunciati nel 2024 attendono ancora la piena attuazione.
Il riferimento normativo corretto è il decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo ed entrato in vigore il giorno successivo. Il provvedimento è stato poi modificato dal decreto legislativo n. 93 del 2025, in vigore dal 12 luglio dello stesso anno. L’obiettivo resta quello di costruire una politica nazionale per l’invecchiamento attivo, l’autonomia e l’assistenza alle persone anziane, ma non tutte le disposizioni contenute nella riforma equivalgono a un vero “bonus” economico.
L’aiuto più importante è la Prestazione Universale
La misura economicamente più rilevante è oggi la Prestazione Universale, sperimentale fino al 31 dicembre 2026. È destinata alle persone di almeno 80 anni con un bisogno assistenziale definito gravissimo dall’INPS, un Isee sociosanitario non superiore a 6.000 euro e il diritto all’indennità di accompagnamento. È inoltre necessario non essere ricoverati in una Rsa o in una struttura analoga.
La prestazione non è però un assegno indistinto da 1.400 euro. Nel 2026 l’indennità di accompagnamento è pari a 551,53 euro al mese e a questa può aggiungersi l’assegno di assistenza di 850 euro. Il valore complessivo può quindi arrivare a 1.401,53 euro mensili, ma la quota aggiuntiva deve essere utilizzata per pagare un assistente domiciliare regolarmente assunto oppure servizi qualificati di assistenza non sanitaria. Le spese sono sottoposte a verifica e un utilizzo non conforme può portare alla perdita della quota integrativa.
È dunque il vero sostegno economico nato dal Decreto anziani, ma riguarda una platea molto selezionata. Non basta avere più di 80 anni e non essere autosufficienti: il limite Isee di 6.000 euro e il riconoscimento di un bisogno assistenziale gravissimo restringono sensibilmente l’accesso.
Il bonus trasporti nazionale per gli anziani non c’è ancora
Sul fronte della mobilità la distanza tra progetto e realtà resta evidente. Il decreto del 2024 prevede l’individuazione di livelli di servizio del trasporto pubblico locale adatti alle esigenze degli anziani, sia nelle città sia nei territori extraurbani. A più di due anni dall’entrata in vigore della riforma, però, il monitoraggio ufficiale della Presidenza del Consiglio dei ministri indica ancora come non adottato il decreto attuativo previsto dall’articolo 7.
Non esiste quindi un “bonus trasporti anziani” nazionale collegato al decreto. Restano invece operative le agevolazioni stabilite autonomamente da Regioni, Comuni e aziende locali di trasporto, con requisiti di età e reddito che variano da territorio a territorio.
Sul piano fiscale continua inoltre a essere possibile detrarre il 19 per cento della spesa sostenuta per gli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, entro un limite complessivo di 250 euro. Non è però una detrazione riservata agli anziani e non riguarda il semplice acquisto di biglietti singoli.
Viaggi e vacanze, il progetto nazionale è ancora incompleto
Anche il turismo della terza età era uno dei capitoli più interessanti della riforma. Il decreto aveva previsto convenzioni tra servizi socioassistenziali e strutture ricettive, termali, balneari, agrituristiche e parchi tematici per consentire agli anziani di viaggiare a prezzi vantaggiosi soprattutto nei periodi di bassa stagione.
Il provvedimento attuativo necessario per rendere operative su scala nazionale le iniziative di turismo del benessere e turismo lento risulta però ancora non adottato nel monitoraggio del Dipartimento per il programma di Governo. Non esiste quindi, nel settembre 2026, un bonus vacanze generalizzato per tutti gli over 65 derivante dal Decreto anziani.
Esiste invece Estate INPSieme Senior, ma si tratta di uno strumento molto diverso. Nel 2026 il bando dell’INPS ha finanziato soggiorni in località marine, montane, termali o culturali per alcune categorie di pensionati iscritti a specifiche gestioni dell’Istituto, insieme ai familiari ammessi. Le domande per l’edizione 2026 si sono chiuse il 14 aprile e sono già state pubblicate le graduatorie. Non è quindi un beneficio aperto indistintamente a tutti i pensionati italiani.
Sport, i fondi ci sono ma non arrivano come voucher
Più avanzata è la parte della riforma dedicata all’attività fisica. L’articolo 12 prevede per il triennio 2024-2026 iniziative destinate alla popolazione anziana, dai gruppi di cammino ai programmi di attività motoria e sportiva. Il decreto attuativo sui criteri per la presentazione dei progetti risulta adottato.
La dotazione, però, è limitata: fino a 500 mila euro complessivi per l’intero triennio 2024-2026, utilizzando risorse già disponibili per la promozione dello sport di base. Non si tratta quindi di un bonus personale con cui un pensionato può pagare l’abbonamento alla palestra. Sono risorse destinate alla realizzazione di programmi e iniziative, con effetti che dipendono anche dalla capacità del territorio di organizzare concretamente le attività.
Per gli adulti, inoltre, il semplice abbonamento in palestra non dà normalmente diritto alla detrazione Irpef prevista per lo sport dei minori. Possono invece rientrare fra le spese sanitarie detraibili determinate prestazioni terapeutiche o riabilitative quando ricorrono i requisiti sanitari e documentali previsti. La differenza è importante: non è lo sport in sé a essere detraibile, ma l'eventuale prestazione sanitaria.
Nessun bonus computer, ma cresce l’assistenza digitale
Il Decreto anziani non ha introdotto un contributo nazionale destinato agli over 65 per acquistare un computer, uno smartphone o un tablet. Parlare di “bonus computer anziani”, quindi, può essere fuorviante.
L’intervento che sta effettivamente prendendo forma riguarda la formazione. Le scuole possono organizzare iniziative rivolte alle persone anziane e nel 2026 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha continuato a monitorare e promuovere le attività intergenerazionali previste dalla riforma.
A questo si aggiunge la rete dei Punti Digitale Facile, che non nasce esclusivamente dal Decreto anziani ma rappresenta oggi uno degli strumenti più concreti contro il divario digitale. Sono stati attivati più di 3.000 punti di facilitazione sul territorio, con assistenza per l’uso di servizi pubblici online, identità digitale e strumenti informatici. È un servizio, non un contributo per acquistare hardware.
Le spese veterinarie possono dare un doppio vantaggio
Una misura che nel 2026 ha cominciato a produrre effetti concreti è il Fondo nazionale per le spese veterinarie. La legge ha stanziato 250 mila euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026 per sostenere i proprietari di animali d’affezione con più di 65 anni e Isee inferiore a 16.215 euro.
L’erogazione pratica passa però attraverso le Regioni e non avviene automaticamente. In Piemonte, per esempio, nel maggio 2026 è stato aperto un bando per il rimborso di visite, interventi, analisi e farmaci veterinari, nei limiti delle risorse disponibili. La situazione deve quindi essere verificata nella propria Regione di residenza.
Resta inoltre la normale detrazione Irpef per le spese veterinarie, pari al 19 per cento della parte di spesa che supera la franchigia di 129,11 euro e fino al limite massimo previsto di 550 euro. Anche questa agevolazione non dipende dall’età del contribuente.
Occhiali, apparecchi acustici e dispositivi medici
Un altro risparmio spesso sottovalutato arriva dalla dichiarazione dei redditi. Occhiali, apparecchi acustici e altri dispositivi medici possono rientrare fra le spese sanitarie detraibili quando rispettano i requisiti previsti. In generale, per le spese sanitarie la detrazione è del 19 per cento sulla parte complessiva che supera la franchigia di 129,11 euro. Per alcune spese sostenute da persone con disabilità sono previste regole più favorevoli.
È bene ricordare che una detrazione fiscale non equivale a un rimborso automatico. Per utilizzarla occorre avere un’imposta Irpef da cui sottrarre l’agevolazione. In presenza di redditi molto bassi e di una ridotta capienza fiscale, una parte del vantaggio può quindi andare perduta.
Barriere architettoniche, cosa cambia nel 2026
Nel 2026 gli interventi che rientrano nella disciplina delle ristrutturazioni possono beneficiare della detrazione ordinaria del 36 per cento. L’aliquota sale al 50 per cento quando le spese sono sostenute dal proprietario o dal titolare di un diritto reale sull’immobile adibito ad abitazione principale. Le stesse percentuali possono quindi interessare anche lavori finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche quando rientrano tra gli interventi agevolabili.
Assegno di inclusione, soglie più alte per alcuni nuclei anziani
Tra gli strumenti che possono sostenere economicamente anche gli anziani c’è l’Assegno di Inclusione. Nel 2026 l’Isee del nucleo deve essere non superiore a 10.140 euro. La soglia base di reddito familiare è di 6.500 euro, moltiplicata per la scala di equivalenza prevista dalla normativa. Per i nuclei composti esclusivamente da persone di almeno 67 anni, oppure da over 67 insieme a familiari tutti in condizioni di disabilità grave o non autosufficienza, la soglia sale a 8.190 euro, sempre tenendo conto della scala di equivalenza.
Non è quindi corretto considerare 6.500 o 8.190 euro come limiti identici per ogni famiglia: la composizione del nucleo incide sia sull’accesso sia sull’importo del sostegno.
L’assegno sociale supera i 546 euro
Per chi ha almeno 67 anni e redditi particolarmente bassi rimane fondamentale l’Assegno sociale. Nel 2026 l’importo pieno è pari a 546,24 euro per tredici mensilità. Il limite annuo di reddito è di 7.101,12 euro per una persona non coniugata e di 14.202,24 euro per chi è coniugato. In presenza di redditi entro determinate soglie la prestazione può essere riconosciuta in misura ridotta.
Ticket sanitario e canone Rai restano due risparmi importanti
Per l’assistenza specialistica ambulatoriale continua a essere prevista l’esenzione E01 per i cittadini con più di 65 anni appartenenti a un nucleo familiare con reddito complessivo inferiore a 36.151,98 euro. È una misura nazionale, anche se le procedure concrete di riconoscimento e alcune ulteriori esenzioni possono dipendere dall’organizzazione regionale.
Resta inoltre l’esenzione dal canone Rai per chi ha compiuto 75 anni e possiede i requisiti reddituali previsti, con una soglia di riferimento di 8.000 euro per il reddito complessivo considerato dalla normativa. Non basta dunque l’età: occorre verificare anche le altre condizioni richieste per ottenere l’esonero.
Il vero quadro del 2026
A settembre 2026 il “pacchetto anziani” non può essere letto come una serie di cinque bonus pronti da richiedere. Il quadro è molto più frammentato. La Prestazione Universale è attiva e rappresenta l’intervento economico più consistente, ma è destinata esclusivamente ai grandi anziani non autosufficienti con requisiti molto severi. Gli interventi sullo sport sono stati avviati attraverso progetti, mentre sul turismo e sulla riforma della mobilità mancano ancora passaggi attuativi decisivi. Sul digitale sono invece cresciuti i servizi di formazione e assistenza, senza però trasformarsi in un contributo per comprare un computer.
Per la maggior parte degli over 65, il risparmio immediato continua quindi a passare soprattutto dalle misure già esistenti: agevolazioni territoriali sui trasporti, detrazioni fiscali, esenzione dai ticket, assegno sociale, Assegno di Inclusione quando spettante, agevolazioni per l’abitazione e, nei territori in cui sono stati aperti i relativi bandi, contributi per le spese veterinarie. Il Decreto anziani ha tracciato una strada più ampia, ma nel 2026 una parte importante di quella strada resta ancora da percorrere.