Quasi un mese nell’Atlantico. È una delle tragedie più gravi degli ultimi mesi lungo la rotta atlantica verso le Canarie. Un cayuco rimasto per quasi quattro settimane in balia dell’oceano è stato raggiunto nella notte dal Soccorso marittimo spagnolo a circa 120 chilometri da Gran Canaria. A bordo i soccorritori hanno trovato decine di superstiti e cinque cadaveri. Ma il bilancio reale della traversata sarebbe molto più pesante: secondo la ricostruzione di Caminando Fronteras, le vittime sarebbero 83.
L’imbarcazione sarebbe partita dal Gambia il 7 agosto con 128 persone, tra le quali quattro donne e un neonato. A consentire di collegare il cayuco soccorso alla barca scomparsa sono state alcune iscrizioni presenti sullo scafo, ritenute compatibili dalla Guardia Civil con quelle segnalate dall’organizzazione non governativa.
Il numero definitivo dei superstiti è ancora oggetto di verifiche. Le prime informazioni diffuse nella mattinata parlano di 44 uomini, mentre altre fonti spagnole riferiscono di 45 persone salvate, 44 uomini e una donna. Il dato certo è che soltanto una parte di coloro che erano partiti dal Gambia è riuscita ad arrivare viva nelle acque delle Canarie.
Il soccorso nella notte
Il cayuco era stato individuato nel tardo pomeriggio di mercoledì da un mezzo aereo del Salvamento Marítimo, a circa 65 miglia nautiche a sud-ovest del porto di Arguineguín, nel comune di Mogán. La nave Guardamar Urania è stata quindi inviata nella zona e ha raggiunto l’imbarcazione intorno alla mezzanotte.
Le condizioni del mare hanno complicato le operazioni. Secondo le informazioni raccolte nelle Canarie, nella zona soffiavano venti superiori ai venti nodi e le onde raggiungevano circa due metri e mezzo. I cinque corpi rimasti sul cayuco non hanno potuto essere recuperati durante la prima fase dell’intervento.
I superstiti sono stati trasferiti verso Arguineguín, dove sono arrivati nelle prime ore di giovedì e hanno ricevuto assistenza sanitaria sul molo dalla Croce Rossa e dai servizi di emergenza. Tre persone, in condizioni particolarmente gravi, erano già state evacuate in elicottero e trasferite negli ospedali di Gran Canaria, tra cui l’Hospital Universitario de Gran Canaria Doctor Negrín.
Ai soccorritori i sopravvissuti hanno raccontato di essere partiti in più di cento e di aver visto morire numerosi compagni durante le settimane trascorse nell’Atlantico. Una traversata trasformata progressivamente in una lotta per la sopravvivenza, senza che al momento sia possibile ricostruire le circostanze della morte di tutte le persone che risultavano inizialmente a bordo.
La stima di 83 vittime
È Helena Maleno, portavoce di Caminando Fronteras, a indicare un bilancio di 83 morti. Secondo l’organizzazione, tra le vittime ci sarebbero tre donne, un neonato e 79 uomini. Il calcolo deriva dal confronto tra il numero delle persone che avrebbero lasciato il Gambia e quello dei superstiti ritrovati dopo quasi un mese di navigazione.
La maggior parte dei corpi non è stata recuperata. Molte delle persone morte durante il viaggio sarebbero finite in mare prima che il cayuco venisse localizzato. Soltanto cinque cadaveri erano ancora sull’imbarcazione al momento dell'arrivo dei soccorsi.
La tragedia si inserisce in un quadro già drammatico. Secondo il rapporto pubblicato da Caminando Fronteras, nei primi cinque mesi del 2026 sono morte 1.317 persone nel tentativo di raggiungere le coste spagnole. La rotta atlantica verso le Canarie risultava la più letale, con 635 vittime censite nello stesso periodo, nonostante una forte riduzione degli arrivi rispetto all’anno precedente.
La rotta più pericolosa verso la Spagna
Il viaggio dal tratto occidentale dell’Africa alle Canarie può durare molti giorni e costringe le imbarcazioni a percorrere centinaia di chilometri nell’Atlantico. Quando un cayuco perde la rotta, resta senza carburante o esaurisce acqua e viveri, il tempo necessario per individuarlo può trasformare rapidamente un’emergenza in una strage.
In questo caso il mare ha restituito soltanto una parte di chi era partito. Le autorità spagnole stanno completando l’identificazione dell’imbarcazione e la ricostruzione della traversata, mentre resta da accertare con precisione il numero delle persone che si trovavano a bordo al momento della partenza e quello definitivo dei superstiti.