Una gestione a conduzione familiare e di stampo privatistico delle risorse pubbliche e associative di una delle più importanti realtà sportive del Mezzogiorno. È questa la pesante ipotesi d'accusa mossa dalla Procura di Napoli che ha portato a un maxi sequestro di beni e denaro per un valore complessivo di 4,2 milioni di euro. Nel registro degli indagati è finito lo storico e ormai ex presidente del C.U.S. Napoli, Elio Cosentino, al vertice del centro universitario sportivo per quasi quarant'anni, dal 1985 al 2024.
L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Luigi Landolfi e coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppina Loreto, ha fatto emergere uno scenario opaco fatto di flussi finanziari anomali, immobili acquistati con le casse dell'ente e poi rivenduti ai familiari, assunzioni sospette, viaggi e tessere finiti sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza.
La genesi dell’inchiesta: la denuncia e le indagini
Il vaso di Pandora è stato scoperchiato formalmente il 1° novembre 2024, data in cui la nuova presidente del C.U.S. Napoli, l’avvocato Paola Del Giudice, ha presentato un esposto-denuncia formale. Da quel momento, le Fiamme Gialle hanno avviato accertamenti approfonditi che hanno portato alla luce «numerose e gravi anomalie ed irregolarità» nella gestione finanziaria pregressa del Centro, un'istituzione che si avvale storicamente sia di finanziamenti pubblici sia dei proventi derivanti dai tesseramenti dei singoli iscritti.
Gli accertamenti degli inquirenti hanno varcato anche i confini nazionali: il provvedimento di sequestro preventivo, infatti, è stato eseguito non solo a Napoli ma anche in Germania, dove l'ex patron deteneva alcuni beni patrimoniali.
Il cerchio familiare e i flussi finanziari nel mirino
Il provvedimento di sequestro e i capi d'accusa non si limitano alla figura di Elio Cosentino, ma coinvolgono direttamente il nucleo familiare dell'ex presidente. Il quadro delle contestazioni vede al centro Elio Cosentino, storico ex vertice dell'ente, indagato nell'ambito di un sistema di gestione finanziaria opaca, Claudio Yannik Cosentino, figlio dell'ex presidente, il quale risulta coinvolto in un'accusa di peculato per 216mila euro e di reimpiego di denaro di origine sospetta per una cifra superiore ai 2 milioni e 600mila euro, Elisabeth Katharina Wisskirken, moglie di Cosentino senior, indagata per un'ipotesi residuale di reimpiego di denaro di origine sospetta quantificata in 36mila euro. Nel complesso, i sigilli disposti dall'autorità giudiziaria hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 4 milioni e 200mila euro tra conti, beni immobili e altre utilità patrimoniali.
Il "retroscena": l'immobile di Fuorigrotta e l'enigma della Csu
Le cronache giudiziarie di questa inchiesta svelano dettagli amministrativi risalenti nel tempo. Al centro delle verifiche c'è, ad esempio, l'acquisto di un appartamento situato in via Cupa detta del Poligono, nel quartiere napoletano di Fuorigrotta, a due passi dagli impianti del Cus. Un'operazione immobiliare risalente agli anni Ottanta del valore di circa un miliardo di vecchie lire, che secondo la Procura sarebbe stata sostenuta direttamente attingendo dalle casse dell'ente sportivo. Negli anni successivi, lo stesso immobile sarebbe stato alienato in favore del figlio del patron, innescando i sospetti investigativi per i reati di peculato e reimpiego di capitali.
Non è tutto. Sotto la lente degli investigatori è finita anche la creazione e gestione di una sigla associativa denominata Csu (un acronimo invertito rispetto a Cus), che avrebbe utilizzato in regime di comodato d'uso gratuito gli impianti sportivi del Comitato. Un intreccio societario e gestionale particolarmente delicato, considerato che vi è stato un arco temporale in cui sia il Cus che la Csu si sono trovati sotto l'influenza o la direzione diretta dello stesso Elio Cosentino.
Accanto al mattone e alle società collegate, l'indagine sta scandagliando anche capitoli minori ma emblematici della gestione passata: dalle modalità di assunzione di parenti all'interno della struttura fino alla gestione di pos, viaggi e tessere associative. Trattandosi di una fase preliminare delle indagini, è d'obbligo e doveroso ricordare che i provvedimenti restrittivi, i sequestri, le perquisizioni e le ipotesi di reato formulate dalla magistratura costituiscono strumenti investigativi tesi ad accertare la verità giudiziaria e non rappresentano in alcun modo una sentenza di condanna definitiva. Tutti i soggetti coinvolti nell'inchiesta, a cominciare dall'ex presidente Elio Cosentino e dai suoi familiari, devono essere considerati integralmente innocenti fino a un eventuale giudizio definitivo di colpevolezza.