L’udienza di lunedì prossimo 7 settembre alle ore 9.30, dopo la pausa estiva, riprendono le udienze del processo che si sta celebrando dinanzi alla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere contro le 106 persone ritenute responsabili delle violenze subite dai detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020.
"Quella che venne definita una "spedizione punitiva", secondo l’impostazione accusatoria, fu accompagnata anche da tentativi di depistaggio e coperture che, tuttavia, non valsero ad evitare l’incriminazione da parte dei pubblici ministeri Alessandro Milita, Daniela Pannone e dott.ssa Alessandra Pinto.
Sono gli stessi magistrati che hanno portato avanti l'accusa fino alla requisitoria finale dello scorso mese di luglio, nella quale sono state formulate richieste di condanna fino a 21 anni di carcere.
Siamo ormai alle battute finali. L’udienza di lunedì prossimo apre la fase della discussione delle parti civili, nella quale prenderà la parola anche l’avvocato Francesco Giuseppe Piccirillo, nell’interesse del Garante regionale per i diritti delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello, costituito parte civile contro tutti gli imputati.
La presidente della Corte, Claudia Picciotti, ha indicato l’obiettivo di arrivare alla conclusione del processo entro la prima settimana di novembre.
Ricordiamo che la vicenda venne alla luce proprio grazie all'intervento del prof. Samuele Ciambriello, che due giorni dopo i fatti, l’8 aprile 2020, presentò un esposto alla Procura della Repubblica. Il giorno successivo si svolse un'ispezione del magistrato di sorveglianza Marco Puglia. Successivamente, il 4 maggio 2020, il Garante presentò un ulteriore esposto alla Procura".
Il Garante regionale Samuele Ciambriello così commenta le ultime battute del processo: "La requisitoria restituisce la gravità di fatti che denunciammo immediatamente.
"Non posso che guardare con intimo compiacimento alla fase finale di questo giudizio, per come è stato portato avanti dai suoi protagonisti principali e, in particolare, dai magistrati della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che si sono spesi con impegno nella ricerca della verità.
La requisitoria ha restituito la gravità di fatti che il Garante regionale e il magistrato di sorveglianza avevano segnalato immediatamente, quando ancora non erano disponibili le immagini registrate dalle telecamere interne del carcere.
Le immagini delle telecamere, divenute poi centrali nel procedimento, furono inizialmente ritenute non acquisibili, sostenendo che il sistema non fosse funzionante. Furono le testimonianze dei detenuti, le telefonate dei familiari e i segni sui loro corpi a far emergere la gravità di quanto accaduto.
Le richieste di condanna della Procura dimostrano che le mie denunce come Garante non erano campate in aria. Spetterà ora alla Corte stabilire le responsabilità e la verità sui fatti. Non spetta a me giudicare la severità delle pene richieste, né provo soddisfazione di fronte alla carcerazione. Mi aspetto soprattutto una sentenza capace di riaffermare il valore dei diritti della persona detenuta e di restituire fiducia nelle istituzioni, condizione indispensabile per un autentico percorso di recupero e reinserimento sociale.
La costituzione non si arresta davanti al cancello di un carcere. Questa vicenda - prosegue Ciambriello – pone una questione che va oltre le singole responsabilità penali e riguarda il modo stesso in cui concepiamo lo Stato di diritto.
Gli articoli 13 e 27 tutelano la persona detenuta, vietando ogni forma di violenza e garantendo che la pena si svolga nel rispetto della dignità umana e con finalità rieducativa. Ringrazio l’avvocato Francesco Giuseppe Piccirillo per l’impegno e il prezioso lavoro svolto al mio fianco".