Nuova stangata giudiziaria sul fronte della tutela ambientale nel capoluogo campano. Accogliendo i ricorsi presentati dalla Procura della Repubblica (Sezione V - Ambiente, Edilizia, Urbanistica), il Tribunale di Napoli ha disposto il sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di 3 milioni di euro nei confronti di un imprenditore operante nei settori dell'edilizia, del movimento terra e delle bonifiche.
Il provvedimento, eseguito nelle prime ore della mattinata odierna da un'operazione congiunta dei militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, del Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale (NOE) e del personale della Polizia Locale (Unità Operativa Avvocata), rappresenta l'ultimo capitolo di una complessa e ramificata inchiesta su un disastro ambientale che ha sfigurato il Parco Metropolitano delle Colline.
L'inchiesta: rifiuti speciali e metalli pesanti nell'ex cava Suarez
Al centro delle indagini c'è l'ex cava Suarez, un'area di notevole pregio paesaggistico e ambientale situata all'interno del Parco Metropolitano delle Colline di Napoli e formalmente affidata a una società riconducibile all'indagato per interventi di recupero e ripristino morfologico.
Invece di utilizzare i materiali ecocompatibili consentiti per la ricomposizione del sito, il bacino è stato sistematicamente trasformato in una discarica abusiva sotterranea. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, la cava veniva impiegata per l'abbandono e l'interramento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, sia pericolosi che non pericolosi, provenienti da vari cantieri edili.
Le stime tecniche parlano di un volume impressionante compreso tra i 146.000 e i 176.000 metri cubi di rifiuti, tra cui residui di demolizione, idrocarburi e metalli pesanti, con gravissimi rischi di compromissione per le matrici ambientali e per la salute pubblica. Di fronte a questo scenario, ARPAC e ISPRA hanno stimato che la sola rimozione di un frammento di 8.000 metri cubi di materiale costerebbe la cifra monstre di 3 milioni di euro.
L'iter giudiziario: dal patteggiamento al maxi sequestro
La vicenda processuale ha visto susseguirsi diverse tappe cruciali. Per i reati di inquinamento e disastro ambientale, nei confronti dell'imprenditore e delle società coinvolte era già intervenuta una sentenza definitiva di patteggiamento a 4 anni di reclusione (pena convertita in detenzione domiciliare e subordinata all'effettivo ripristino dei luoghi), accompagnata da sanzioni pecuniarie e interdittive.
Nel giugno 2021 erano scattate le prime misure cautelari personali e reali per omessa bonifica, seguite nel maggio 2024 dai domiciliari per l'indagato e dal blocco di autocarri e mezzi da cantiere. Nonostante nel 2025 il Tribunale avesse disposto un temporaneo dissequestro dei beni, la Procura della Repubblica ha tenuto il punto impugnando la decisione. Il Tribunale del Riesame ha accolto in pieno le tesi dell'accusa, ordinando nuovamente il sequestro preventivo fino a concorrenza di 3 milioni di euro — valore corrispondente al risparmio di spesa ottenuto eludendo i costi della bonifica.
Il patrimonio confiscato e la presunzione d'innocenza
Le indagini patrimoniali condotte dagli investigatori hanno permesso di individuare e sottoporre a vincolo disponibilità finanziarie, veicoli, quote societarie e terreni dislocati tra i comuni di Napoli e Cassino.Attualmente, le complesse operazioni di recupero e salvaguardia dell'area continuano a essere monitorate e seguite da un Commissario Straordinario di Governo. Trattandosi di una misura cautelare disposta nella fase dibattimentale e suscettibile di ulteriore ricorso per Cassazione, si ricorda che l'indagato deve considerarsi presunto innocente fino a eventuale sentenza di condanna definitiva.