Una folla di cittadini, attivisti e giornalisti si è radunata questo pomeriggio davanti alla sede regionale della Rai a Napoli per un presidio a sostegno di Sigfrido Ranucci, della trasmissione Report e della libertà del servizio pubblico. La mobilitazione, promossa da Articolo 21, Imbavagliati e Free Assange Napoli, nasce come risposta alle recenti tensioni politiche e mediatiche che hanno coinvolto il celebre programma d'inchiesta di Rai 3.
"Difendiamo il diritto dei cittadini a sapere"
A spiegare le ragioni della protesta è Désirée Klain, portavoce per la Campania dell'associazione per la libertà di stampa: "Abbiamo indetto questa manifestazione non solo per difendere un grande conduttore e una trasmissione come Report, che da sempre ha avuto il coraggio di raccontare la verità, colpendo il potere ogni volta che è necessario, sia quando è politicamente di destra sia quando è di sinistra".
Il presidio, trasversale e partecipato, ha acceso i riflettori su un tema cruciale per il panorama istituzionale e democratico italiano: l'indipendenza editoriale della Rai rispetto ai condizionamenti della politica. Nel corso degli interventi, gli organizzatori hanno posto l'accento sulla tutela del pluralismo e sulla necessità di preservare il giornalismo d'inchiesta da pressioni esterne, richiamando anche i parametri normativi comunitari.
"Siamo qui - ha aggiunto Klain - per difendere qualcosa di ancora più importante: il diritto dei cittadini a essere informati, la libertà di stampa e l'autonomia del giornalismo. Quanto è accaduto rappresenta, a nostro avviso, una violazione dei principi del Freedom Act, perché quando si cerca di intimidire o imbavagliare l'informazione si colpisce un diritto fondamentale: quello di conoscere la verità".
La mobilitazione si inserisce in un clima di crescente dibattito politico sul ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo e sulle garanzie costituzionali legate al diritto di cronaca. Dal cuore di Napoli parte così un monito netto: "Il giornalismo deve essere libero, scomodo e indipendente da ogni potere. Perché se una voce viene messa a tacere, a perdere non è soltanto un giornalista: è la democrazia".