È una sconfitta che va molto oltre i confini della Sassonia-Anhalt. Il voto di domenica 6 settembre ha consegnato ad Alternative für Deutschland il risultato più clamoroso della sua storia e ha precipitato la Cdu nella crisi più grave dell’era Friedrich Merz. Le prime proiezioni avevano assegnato ai cristiano-democratici il 18,5%, già un dato considerato disastroso. Durante la notte il quadro è persino peggiorato: secondo il risultato provvisorio della Landeswahlleitung, con tutti i 2.661 distretti scrutinati, AfD ha ottenuto il 43,8%, la Cdu appena il 17,2%. Nel 2021 erano rispettivamente al 20,8 e al 37,1%. La partecipazione ha raggiunto il 77,8%.

Il dato più brutale per la Cdu è forse un altro. Cinque anni fa aveva conquistato 40 collegi uninominali su 41. Questa volta non ne ha vinto neppure uno. AfD ne ha conquistati 38, mentre gli altri tre sono andati alla Linke. Persino il ministro presidente uscente Sven Schulze, scelto per raccogliere l’eredità di Reiner Haseloff, ha perso il proprio collegio a Magdeburgo. È il segno di una frana territoriale prima ancora che elettorale.

Merz chiuso nell’Adenauer-Haus

A Berlino, domenica pomeriggio, Merz si è rifugiato nell’Adenauer-Haus, il quartier generale della Cdu. Alle 17 erano già arrivati alcuni membri del presidium per una riunione informale, mentre le proiezioni rendevano evidente la portata della sconfitta. Il cancelliere ha scelto di non comparire davanti alle telecamere. Secondo la ricostruzione della stampa tedesca aveva valutato un intervento già nella serata soltanto nell’ipotesi estrema di una maggioranza assoluta di AfD.

Il vero confronto arriva questa mattina. Il presidium della Cdu è convocato alle 9, seguito dal Bundesvorstand, il consiglio direttivo federale. Schulze deve poi tornare in serata in Sassonia-Anhalt, dove lo attende un altro processo politico. L’ex ministra regionale dell’Istruzione Eva Feußner ne ha chiesto le dimissioni e la Junge Union locale vuole il passo indietro dell’intera dirigenza regionale.

Ma il problema, per il partito, ormai non si chiama soltanto Sven Schulze. Si chiama Friedrich Merz.

Le prime richieste di dimissioni del cancelliere

La domanda che fino a domenica circolava sottovoce nella Cdu ha cominciato a essere pronunciata apertamente: può Merz continuare a guidare contemporaneamente il governo e il partito dopo un risultato di queste dimensioni?

Una prima richiesta di dimissioni è arrivata da Tim Brand, dirigente della Junge Union del Brandeburgo, che ha invocato un nuovo inizio politico e personale chiedendo l’uscita di scena di Merz sia dalla cancelleria sia dalla presidenza della Cdu. Non è, almeno per ora, una rivolta dei pesi massimi del partito. Ma il significato politico è evidente: il tabù è caduto. Un’analisi di Tagesschau parla ormai apertamente di un cancelliere che “traballa” e considera sempre meno probabile che la Cdu possa affrontare con lui un’altra campagna elettorale federale.

Il risultato della Sassonia-Anhalt è particolarmente pericoloso perché la campagna elettorale regionale era stata costruita anche nel tentativo di tenere Merz a distanza. La sua popolarità nello Stato orientale era ridottissima: secondo i dati di Infratest dimap, soltanto il 9% degli elettori esprimeva un giudizio positivo sul cancelliere. Il 59% sosteneva che il governo federale meritasse una punizione attraverso il voto regionale e, tra gli elettori insoddisfatti dell’esecutivo, la responsabilità principale veniva attribuita proprio alla Cdu.

AfD a un passo dalla maggioranza

La vittoria di AfD è enorme, ma non consegna automaticamente il governo del Land al partito di Ulrich Siegmund. Nel nuovo parlamento di Magdeburgo l’ultradestra avrà 39 seggi su 83, tre in meno rispetto alla maggioranza assoluta. La Cdu ne avrà 15, mentre Spd, Verdi e Linke ne avranno otto ciascuno. Il Bündnis Sahra Wagenknecht, entrato per un soffio con il 5,3%, disporrà di cinque deputati.

È qui che comincia il secondo terremoto. Tutti gli altri partiti hanno escluso una coalizione classica con AfD, ma costruire un governo alternativo è quasi altrettanto complicato. Cdu, Spd e Verdi insieme raggiungono soltanto 31 seggi. Con l’appoggio della Linke arriverebbero a 39, esattamente quanti ne possiede AfD. La Cdu, inoltre, continua ufficialmente a escludere una coalizione sia con l’ultradestra sia con la sinistra radicale.

Restano così decisivi i cinque eletti del Bsw. La candidata Claudia Wittig ha dichiarato di non voler votare né SiegmundSchulze, pur lasciando aperta la possibilità di convergenze parlamentari su singole questioni. In una votazione per il ministro presidente anche un solo voto potrebbe diventare determinante. Il nuovo Landtag dovrà riunirsi entro il 6 ottobre, mentre non esiste un termine tassativo per l’elezione del capo del governo regionale.

Il cancelliere è davvero finito?

Sul piano istituzionale, no. Una sconfitta regionale, per quanto devastante, non provoca la caduta del cancelliere federale. Merz resta alla guida del governo finché conserva la maggioranza al Bundestag e il sostegno della coalizione. Nessuno dei dirigenti nazionali di primo piano della Cdu ha finora aperto pubblicamente una procedura per sostituirlo.

Politicamente, però, il voto cambia la sua posizione. Merz deve dimostrare di poter ancora controllare il partito, tenere insieme il governo con la Spd e soprattutto interrompere l’avanzata di AfD. E avrà pochissimo tempo per farlo. Il 20 settembre si voterà contemporaneamente per il parlamento di Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Due nuove sconfitte pesanti trasformerebbero una crisi regionale in una crisi nazionale della leadership cristiano-democratica.

La questione centrale dentro la Cdu sarà anche strategica. Una parte del partito ritiene che la risposta debba essere un ritorno più netto a destra, soprattutto su immigrazione, sicurezza, economia e welfare. Un’altra teme che inseguire AfD sul suo terreno finisca soltanto per legittimarla, senza riconquistare gli elettori perduti. La stessa “Brandmauer”, il muro politico che vieta accordi con l’ultradestra, tornerà inevitabilmente sotto pressione adesso che governare la Sassonia-Anhalt senza AfD richiede combinazioni parlamentari sempre più difficili.

La notte che cambia la Germania

Per AfD, intanto, il 43,8% rappresenta molto più di una vittoria locale. Il partito di Alice Weidel e Tino Chrupalla ha dimostrato di poter diventare forza dominante in un Land, mobilitando anche una massa di ex astensionisti: secondo le prime analisi, quasi 160 mila non votanti del 2021 sarebbero passati questa volta ad AfD. Siegmund rivendica un mandato a governare e la leadership nazionale considera il risultato una prova che il cordone sanitario degli altri partiti non può durare indefinitamente.

È questo che rende la sconfitta così pericolosa per Merz. Non ha perso soltanto la Cdu della Sassonia-Anhalt. È stata respinta la promessa sulla quale aveva costruito la propria leadership: riportare il centrodestra abbastanza in alto da ridimensionare AfD e ricondurne gli elettori nell’area conservatrice. Domenica è accaduto il contrario.

Il cancelliere non è ancora alla fine. Ma da questa mattina non è più soltanto AfD a chiedersi quanto possa durare Friedrich Merz. La stessa domanda è entrata nell’Adenauer-Haus.