La prima panchina su venticinque presenze. Un ingresso in campo tutt’altro che indimenticabile. E i fischi copiosi a fine partita indirizzata all’intera squadra. Facundo Lescano ha lasciato il campo a testa bassa. Salernitana-Cavese doveva essere la sua partita. Numero dieci sulle spalle, subito in gol con il Sorrento. E poi quel filo con la Cavese. Spense il Lamberti lo scorso febbraio con un tuffo di testa. Poi il pari nel finale. Aveva fatto parlare i social, spegnendo le voci sul mercato e pubblicando San Matteo come simbolo d’identità. La panchina iniziale lo ha stranito, segnale di una gerarchia che sta cambiando.
Le difficoltà
Uomo gol, bomber implacabile. Ma anche un’affannosa ricerca di entrare nel vivo del gioco. Per caratteristiche Lescano non è mai entrato nel pieno dello stile di gioco di Cosmi. Inizialmente nel 4-3-3, poi con Ferrari al suo fianco nel 3-5-2, con un trequartista alle sue spalle come Ferraris. Pochi palloni giocabili, difficoltà spalle alla porta. Ma in area di rigore è tra i top della categoria. La Gumina lega gioco, D’Ursi attacca la profondità ma si pesta i piedi con il numero 10. Questione di movimento, di affiatamento. Ora il Potenza: Lescano vuole una nuova chance.