Il terremoto politico partito dalla Sassonia-Anhalt arriva fino a Bruxelles, a Mosca e a Washington. La vittoria dell’Alternative für Deutschland, che ha ottenuto il 43,8% dei voti e 39 seggi su 83 nel Parlamento regionale, ha acceso il confronto europeo sul peso crescente dell’estrema destra tedesca e sulle sue posizioni nei confronti della Russia.

A esporsi con maggiore nettezza è stata l’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri, Kaja Kallas. Pur ricordando che «spetta al popolo tedesco, in quanto Paese democratico, fare le proprie scelte», l’ex premier estone ha indicato nella crescita di forze politiche poco sensibili alla minaccia russa un elemento di preoccupazione per la sicurezza del continente.

Kallas rompe il silenzio di Bruxelles

Secondo Kallas, il segnale più inquietante non riguarda soltanto il risultato elettorale, ma il contesto nel quale è maturato. L’Alta rappresentante ha richiamato gli episodi avvenuti a Lipsia e gli atti di sabotaggio attribuiti alla Russia, sostenendo che le minacce si stanno avvicinando sempre di più all’Europa.

La preoccupazione, ha spiegato, nasce dal rafforzamento di partiti che appaiono «ciechi» davanti a questo rischio e che contestano la necessità di aumentare la capacità europea di deterrenza e difesa. Il timore è che l’Europa possa accorgersi troppo tardi di non aver fatto abbastanza per proteggersi.

Un atteggiamento diverso è stato scelto dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. A Nuuk, in Groenlandia, dove si trovava per rafforzare la cooperazione con l’Unione europea, la presidente ha rivendicato la tradizionale prudenza della Commissione davanti alle consultazioni interne degli Stati membri: niente commenti sulle elezioni nazionali e, di conseguenza, nemmeno su quelle regionali.

Mosca festeggia il risultato dell’AfD

Se Bruxelles misura le parole, da Mosca sono arrivati toni decisamente più espliciti. Kirill Dmitriev, inviato speciale del presidente russo Vladimir Putin e amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti, ha definito «storica» la vittoria dell’AfD e l’ha presentata come una bocciatura della linea del governo tedesco.

Dmitriev ha attaccato duramente la coalizione guidata dal cancelliere Friedrich Merz, accusandola di arroganza, bellicismo, incompetenza e ipocrisia. Parole che confermano quanto il risultato della Sassonia-Anhalt venga letto anche fuori dalla Germania come un passaggio capace di incidere sul dibattito europeo relativo alla guerra in Ucraina, alle sanzioni contro la Russia e alla politica di difesa comune.

L’AfD sostiene infatti da tempo una linea molto critica nei confronti dell’assistenza militare a Kiev, chiede la rimozione delle sanzioni contro Mosca e punta a una ripresa dei rapporti economici con la Federazione russa.

Da Trump a Musk, gli applausi americani

Segnali di soddisfazione sono arrivati anche dagli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un grafico con le proiezioni che mostravano l’AfD nettamente in testa, senza aggiungere commenti.

Più esplicito Elon Musk, che su X ha scritto «Gut gemacht», «ben fatto», congratulandosi con il partito. Ulrich Siegmund, il candidato che ha guidato l’AfD al miglior risultato della sua storia regionale, lo ha ringraziato pubblicamente per il sostegno.

Anche l’ex ambasciatore americano in Germania Richard Grenell ha parlato di una «grande vittoria» e di «un nuovo giorno per la Germania». Il rapporto con gli ambienti trumpiani resta però complesso: nei mesi precedenti il voto il partito tedesco aveva cercato di ridimensionare alcuni contatti con il mondo Maga per evitare che una vicinanza troppo marcata agli Stati Uniti diventasse un elemento controverso nella campagna elettorale.

Le capitali europee si dividono

Di segno opposto la reazione del premier spagnolo Pedro Sánchez, secondo cui la minaccia estremista sta guadagnando terreno in Europa e nel mondo anche a causa della resa della destra tradizionale. Il capo del governo di Madrid ha presentato il risultato tedesco come un avvertimento per l’intero continente.

In Polonia, il viceministro degli Esteri Ignacy Niemczycki ha concentrato l’attenzione proprio sui rapporti tra AfD e Russia, sostenendo che il partito mette in discussione l’ordine europeo e che il suo rafforzamento potrebbe produrre conseguenze anche sulla futura politica estera tedesca.

Diverso il tono del premier slovacco Robert Fico, che ha invitato il governo di Berlino a non presentare la «guerra con la Russia» come una possibile risposta politica alla sconfitta subita dai partiti di governo.

Dalla Francia, il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha parlato invece di un programma dell’AfD che rappresenterebbe «un tradimento dello spirito europeo». Per Barrot, la priorità delle forze democratiche deve essere impedire la normalizzazione delle idee dell’estrema destra, senza però ignorare le ragioni sociali e politiche che alimentano la rabbia degli elettori.

Bardella invita a rispettare il voto

Una lettura differente è arrivata da Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, che pur mantenendo le distanze politiche prese negli ultimi anni dall’AfD ha invitato a rispettare la scelta degli elettori tedeschi.

Secondo Bardella, l’Unione europea avrebbe troppo spesso difficoltà ad accettare risultati popolari che non condivide. Il voto in Sassonia-Anhalt sarebbe quindi l’espressione di una rabbia, di una richiesta di cambiamento e della volontà di riaffermare il ruolo delle nazioni.

La co-presidente dei Verdi europei, Terry Reintke, ha invece sottolineato la necessità di difendere la democrazia dall’avanzata dell’estrema destra, attribuendo una parte della responsabilità politica al cancelliere Friedrich Merz e alla linea economica e sociale del governo.

Il problema ora è governare

La vittoria elettorale non consegna automaticamente il governo regionale all’AfD. Con 39 seggi su 83, il partito di Ulrich Siegmund resta senza maggioranza assoluta e deve trovare appoggi nel Parlamento di Magdeburgo.

Il nodo è soprattutto il comportamento del Bündnis Sahra Wagenknecht, che dispone di cinque seggi e potrebbe diventare determinante nella procedura per l’elezione del presidente del Land. Il tradizionale cordone sanitario dei partiti tedeschi contro l’AfD viene così sottoposto alla pressione più forte dalla nascita della formazione.

Il voto della Sassonia-Anhalt assume quindi una dimensione che supera ampiamente i confini regionali. La Germania deve affrontare la crescita di una forza capace ormai di superare il 40%, mentre le capitali europee guardano alle possibili conseguenze su difesa, rapporti con la Russia, sostegno all’Ucraina e tenuta degli equilibri politici dell’Unione.