di Paola Iandolo
La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane ha proclamato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale degli avvocati per i giorni 23-24-25-26-27-28-29 settembre 2026. Astensione alla quale ha aderito anche la Camera Penale Irpina e poichè nella settimana di fine settembre il giudice Sonia Matarazzo (trasferitosi presso la Corte di Appello di Salerno) aveva rinviato l’udienza per l’ex sindaco Festa e agli altri imputati - procedimento denominato Dolce Vita - al 25 settembre, il processo è destinato ad essere rinviato. La concomitante astensione farà slittare anche la prossima udienza di un processo che si prevede piuttosto lungo, visto che non è ancora entrato nel vivo della istruttoria dibattimentale. Si attende la fissazione di una nuova data.
I motivi dell'astensione
Lo sciopero proclamato dai penalisti, al quale ha già aderito anche la Camera Penale Irpina, si riferisce ancora una volta alla vicenda della registrazione di colloqui tra avvocato e assistito avvenuta in carcere a Perugia. Nella delibera è stato rilevato come ci si arriva dopo il “mancato rispetto dell’impegno di fare piena luce sulla violazione dei colloqui difensivi si accompagna la battuta d’arresto delle riforme dirette a limitare il sequestro indiscriminato dei dispositivi digitali, il tentativo di ampliare l’utilizzazione delle intercettazioni in procedimenti diversi, l’estensione dei poteri preventivi di polizia, la regressione della disciplina dell’imputabilità minorile e la persistente inerzia di fronte alla catastrofe penitenziaria.
Il quadro complessivo rivela l’abbandono della prospettiva liberale e garantista più volte annunciata e il progressivo prevalere di una politica penale securitaria, simbolica e orientata alla ricercadel consenso, nella quale i diritti fondamentali vengono subordinati alle esigenze dell’accusa e dell’ordine pubblico. La tutela della sicurezza non può essere perseguita attraverso l’indebolimento dei limiti costituzionali al potere, poiché quei limiti non proteggono il reato, ma ogni cittadino dall’arbitrio delloStato. Le scelte relative ai confini dei poteri investigativi e di polizia appartengono al Parlamento e non possono essere dettate dagli organi dell’accusa, la cui funzione istituzionale è necessariamente orientata alla repressione dei reati e non alla sintesi tra tale esigenza e la tutela delle libertà fondamentali.
La lesione della riservatezza dei colloqui
La Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane denuncia che in questo contesto, il silenzio del Ministro sulla vicenda di Perugia assume un significato ancora più grave, perché manifesta l’incapacità o la mancanza di volontà di rendere effettivi proprio quei limitie quelle garanzie che avrebbero dovuto caratterizzare l’azione riformatrice annunciata. Dunque l’Unione delle Camere Penali Italiane non può accettare che la lesione della riservatezza dei colloqui difensivi venga affidata all’oblio, né che le promesse di riforma liberale siano sostituite da una nuova espansione del diritto penale, dei poteri investigativi e delle misure di polizia, pertanto è necessario richiamare nuovamente l’attenzione dei cittadini, del Parlamento e del Governo sulla gravità di quanto accaduto e sulla necessità di ristabilire un indirizzo politico coerente con i principi dello Stato costituzionale di diritto”.