Il ballottaggio sembra destinato a uscire dalla riforma della legge elettorale. L'emendamento presentato dall'ex presidente del Senato Marcello Pera, eletto con Fratelli d'Italia, non avrebbe infatti i numeri per ottenere il sostegno della maggioranza. Il doppio turno, riemerso nelle ultime settimane come possibile correttivo al nuovo sistema, si è trasformato in un terreno di divisione dentro il centrodestra.
La contrarietà più netta arriva dalla Lega, che non intende aprire alla prospettiva di un secondo passaggio alle urne qualora nessuna coalizione raggiunga al primo turno la soglia richiesta per ottenere il premio di governabilità. Lo stesso vale nell'ipotesi di un risultato non coincidente tra Camera dei deputati e Senato della Repubblica.
Anche Forza Italia, dopo aver valutato una proposta sul doppio turno, ha fatto marcia indietro. Fratelli d'Italia non ha invece chiuso in linea di principio alla discussione, ma non ha mai trasformato l'ipotesi Pera in una posizione ufficiale del partito. In assenza di un'intesa politica, la strada più probabile resta quindi il ritiro dell'emendamento, eventualmente su richiesta dello stesso gruppo di FdI.
Il nodo della soglia
Archiviato, salvo sorprese, il ballottaggio, il confronto nella maggioranza si sposta sulla percentuale necessaria per far scattare il premio di governabilità. Il testo approvato dalla Camera prevede una soglia del 42 per cento, da raggiungere in entrambe le Camere dalla stessa lista o coalizione. Il premio è fissato in 70 seggi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama. Se le condizioni non vengono rispettate, la distribuzione dei seggi avviene su base proporzionale.
Proprio il 42 per cento è diventato però uno dei punti più sensibili della trattativa. In Fratelli d'Italia è stata avanzata l'ipotesi di scendere al 41 per cento, con un emendamento finora accantonato. Una modifica apparentemente limitata, ma politicamente significativa perché ridurrebbe la quota di voti necessaria alla coalizione vincente per ottenere il premio.
Sul dossier pesa anche il calendario parlamentare. La Commissione Affari costituzionali del Senato è impegnata nell'esame degli emendamenti mentre le opposizioni cercano di rallentare l'iter. Il provvedimento è atteso in Aula e l'ipotesi di un passaggio senza mandato al relatore resta concreta, con la conseguenza di trasferire direttamente nell'emiciclo diversi nodi ancora irrisolti.
L'effetto Vannacci sul centrodestra
Dietro le tensioni sulla soglia c'è anche un dato politico che la maggioranza non può più ignorare: la crescita di Roberto Vannacci e del suo partito Futuro Nazionale. La nuova formazione sta sottraendo consensi soprattutto nell'area della destra e modifica gli equilibri sui quali il centrodestra aveva costruito le proprie valutazioni elettorali.
L'ultima rilevazione Swg per il Tg La7 assegna a Futuro Nazionale il 7,7 per cento, mentre pochi giorni prima YouTrend per Sky Tg24 lo aveva indicato al 7,9 per cento, davanti sia a Forza Italia sia alla Lega. Fratelli d'Italia resta largamente il primo partito della coalizione, ma il rafforzamento di Vannacci rende più complesso il raggiungimento di una soglia superiore al 40 per cento da parte dell'attuale alleanza di governo.
È qui che la discussione tecnica sulla legge elettorale incrocia le convenienze politiche. Per FdI resta prioritario arrivare rapidamente all'approvazione della riforma, mentre tra gli alleati aumentano le cautele sul rischio di costruire un sistema che, alla prova delle urne, possa rendere più difficile ottenere il premio anziché agevolare la formazione di una maggioranza stabile.
La partita resta aperta
Il tramonto del ballottaggio non chiude dunque il confronto. Restano sul tavolo la soglia del premio, le preferenze, il rapporto con le liste minori e gli effetti di un eventuale risultato differente tra i due rami del Parlamento. Il testo uscito dalla Camera può ancora cambiare al Senato e ogni modifica renderebbe necessario un nuovo passaggio a Montecitorio.
La giornata dell'8 settembre si presenta perciò come uno snodo politico prima ancora che parlamentare. La maggioranza vuole accelerare, ma deve farlo evitando che le divisioni sulla legge destinata a regolare le prossime elezioni diventino una prova pubblica delle nuove tensioni nel centrodestra.