Volodymyr Zelensky prova a tenere insieme due piani che, con l’avvicinarsi dell’inverno, diventano sempre più difficili da separare: la ricerca di uno spazio negoziale con Mosca e la necessità di rafforzare immediatamente la capacità militare dell’Ucraina. Il presidente ucraino si dice disponibile a compromessi per arrivare a una soluzione della guerra, ma pone una condizione politica netta: le concessioni non possono essere chieste soltanto a Kiev. Anche la Russia, sostiene, dovrà fare passi concreti.

L’apertura arriva mentre gli Stati Uniti tentano di riattivare un canale diplomatico dopo le missioni degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e Kiev. Zelensky ha giudicato positivamente alcune delle proposte portate dalla delegazione, pur evitando di renderne pubblici i dettagli. L’obiettivo, nelle intenzioni ucraine, è arrivare a un formato di confronto trilaterale tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, con un coinvolgimento diretto anche dell’Europa nelle fasi decisive.

Il possibile incontro con Trump

Il prossimo passaggio potrebbe essere un nuovo faccia a faccia con Donald Trump. Zelensky conta di incontrare il presidente americano intorno al 20 settembre e vuole portare al centro del colloquio soprattutto la difesa aerea. Per Kiev la priorità resta ottenere intercettori e sistemi in grado di contrastare missili balistici e attacchi a lungo raggio, mentre prosegue il lavoro su un pacchetto destinato a proteggere il Paese durante i mesi invernali.

La diplomazia, dunque, non viene presentata come alternativa al rafforzamento militare. Per Zelensky, al contrario, una posizione più solida sul campo resta la condizione per affrontare i negoziati senza essere costretti ad accettare condizioni imposte da Mosca. È anche per questo che il governo ucraino continua a chiedere ai partner occidentali missili per i sistemi Patriot e nuove forniture per la protezione delle città e delle infrastrutture energetiche.

La pressione resta alta. Nella mattinata del 9 settembre nuovi droni russi hanno colpito l’area del valico di Starokozache, al confine tra Ucraina e Moldova, provocando due morti e tre feriti secondo le autorità ucraine. Un altro attacco ha interessato Kiev, dove è stato colpito un edificio residenziale. Le incursioni sono riprese dopo la breve attenuazione registrata durante la presenza degli emissari americani nel Paese.

Il trilaterale e il posto dell’Europa

Sul tavolo diplomatico non c’è ancora una sede definita. Tra le ipotesi circolano Turchia, Emirati Arabi Uniti e Svizzera, Paesi che negli ultimi anni hanno mantenuto canali con entrambe le parti. Zelensky indica energia, esportazioni di grano e scambi di prigionieri come terreni sui quali potrebbe essere più realistico costruire intese preliminari, prima di affrontare i dossier più difficili.

Resta soprattutto la questione territoriale, il nodo che continua a separare le posizioni. Mosca rivendica il controllo delle regioni ucraine annesse e punta in particolare sul Donbas, mentre Kiev non ha formalizzato alcuna disponibilità a riconoscere la sovranità russa sui territori occupati. Quando Zelensky parla di compromessi non indica quindi, almeno per ora, una concessione territoriale precisa.

Il presidente ucraino insiste inoltre sul fatto che Bruxelles non possa essere relegata al ruolo di finanziatore della ricostruzione o di fornitore di armi. Un accordo con la Russia, sostiene Kiev, avrebbe conseguenze dirette sulla sicurezza europea, sulle future garanzie militari all’Ucraina e sul percorso di adesione all’Unione europea. Per questo il formato a tre ipotizzato con Washington e Mosca dovrebbe, secondo Zelensky, essere accompagnato da una presenza politica europea nelle fasi cruciali.

Il gelo con Fedorov

Nell’intervista emerge anche una frattura ormai evidente con Mykhailo Fedorov, l’ex ministro della Difesa ucraino diventato advisor del ministro italiano Guido Crosetto per l’innovazione militare. Alla domanda sui rapporti con il suo ex ministro, Zelensky ha risposto: «Non lo vedo né lo sento da molto tempo», aggiungendo di non avere ricevuto chiamate o messaggi recenti.

Fedorov ha lasciato il governo ucraino in estate dopo tensioni con i vertici militari e alla fine di agosto ha accettato l’incarico presso la Difesa italiana, con particolare attenzione a droni, sistemi autonomi, difesa aerea e innovazione tecnologica. La nomina è stata confermata ufficialmente dal ministero guidato da Crosetto, che considera l’esperienza accumulata dall’Ucraina sul campo un patrimonio utile per accelerare i processi di sviluppo della difesa italiana.

La freddezza mostrata da Zelensky fotografa una distanza politica che arriva in una fase delicata per Kiev. Fedorov conserva infatti una forte riconoscibilità internazionale nel settore della tecnologia militare e dei droni, mentre il presidente ucraino cerca di ricompattare il fronte interno e, contemporaneamente, di presentarsi ai negoziati con Washington e Mosca da una posizione di forza.

La partita dell’autunno

Le prossime settimane diranno se la nuova iniziativa americana potrà produrre qualcosa di più di un riavvio dei contatti. Per ora non esiste un accordo su un cessate il fuoco e gli attacchi continuano. Zelensky considera settembre e ottobre una finestra utile per accelerare il confronto diplomatico, ma continua a chiedere più armi proprio perché non ritiene imminente una cessazione delle ostilità.

Il possibile incontro con Trump, l’eventuale vertice trilaterale e il coinvolgimento europeo diventano così tre passaggi della stessa strategia. Kiev apre alla trattativa, ma vuole evitare che la parola compromesso venga tradotta automaticamente in una nuova concessione unilaterale. Il messaggio rivolto a Mosca è che, questa volta, anche il Cremlino dovrà mettere qualcosa sul tavolo.