“La lieve flessione delle morti sul lavoro rispetto all'anno scorso non può essere letta come un segnale rassicurante. Il miglioramento registrato nei primi mesi del 2026, infatti, sembra perdere progressivamente forza, allineando i numeri del 2026 a quelli del 2025.
A fine luglio si contano 595 vittime. A preoccupare non sono solo i numeri assoluti, ma anche la permanenza di cinque regioni in zona rossa e il contestuale aumento delle denunce di infortunio, cresciute del 5,3% rispetto al 2025. Il quadro conferma che la sicurezza sul lavoro resta una priorità nazionale, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori più vulnerabili, ovvero gli over 65 e gli stranieri. Questa fotografia conferma che una lieve diminuzione dei decessi non basta per parlare di un reale cambio di passo: prevenzione e formazione devono essere continue, concrete e integrate nell’organizzazione del lavoro”.
A commentare l’emergenza è Mauro Rossato, presidente dell’osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega, sulla base dei dati dei primi sette mesi del 2026.
IL RISCHIO DI MORTE REGIONE PER REGIONE, DA NORD A SUD
A finire in zona rossa a luglio 2026, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 17,8 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono: Calabria, Sicilia, Campania, Liguria e Puglia. In zona arancione: Trentino-Alto Adige, Veneto, Molise e Toscana. In zona gialla: Piemonte, Marche, Emilia-Romagna, Umbria, Sardegna, Basilicata, Lombardia e Abruzzo. In zona bianca: Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta.
MORTI E INFORTUNI IN ITALIA NEI PRIMI SETTE MESI DEL 2026
A luglio 2026 sono 595 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 430 in occasione di lavoro (7 in meno rispetto a luglio 2025) e 165 in itinere (5 in meno rispetto allo scorso anno). La maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro va ancora alla Lombardia (66). Seguono: Veneto (44), Campania (41), Sicilia (35), Emilia-Romagna (34), Piemonte (32), Toscana e Lazio (31), Puglia (29), Calabria (17), Liguria (15), Trentino-Alto Adige e Marche (11), Sardegna (9), Abruzzo (7), Umbria e Friuli-Venezia Giulia (6), Basilicata (3) e Molise (2). La Valle d’Aosta non registra vittime sul lavoro.
IL FENOMENO INFORTUNISTICO PER ETÀ: GLI OVER 65 SONO I PIÙ COLPITI
L’Osservatorio mestrino elabora anche l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età e lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità (numero di decessi per milione di occupati).
Nei primi sette mesi del 2026, considerando le vittime in occasione di lavoro, l’incidenza più elevata si registra ancora nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (55,4). Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni (27,3) e quelli tra i 15 e i 24 anni (21,9).
In termini assoluti, invece, la fascia più colpita dagli infortuni mortali in occasione di lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (153 vittime su un totale di 430).
DONNE E INFORTUNI MORTALI
In totale sono 54 le donne decedute nei primi sette mesi del 2026 (come nel 2025). Di queste, 29 hanno perso la vita in occasione di lavoro (4 in più del 2025) e 25 in itinere (4 in meno del 2025), cioè nel percorso casa-lavoro.
LAVORATORI STRANIERI: RISCHIO MORTALE ANCORA PIÙ CHE TRIPLO A FINE LUGLIO 2026
Sono 169 gli stranieri vittime di infortuni sul lavoro su un totale di 595, di cui 121 deceduti in occasione di lavoro e 48 in itinere. Il rischio di morte sul lavoro è oltre tre volte superiore rispetto a quello per i lavoratori italiani: 46,8 morti ogni milione di occupati, contro un indice di 14,4 degli italiani.
I SETTORI PIÙ COLPITI A FINE LUGLIO 2026
Alla fine di luglio 2026 i settori più colpiti sono Costruzioni (76 morti in occasione di lavoro), seguito da Trasporto e Magazzinaggio (55) e Attività Manifatturiere (50).
I GIORNI PIÙ PERICOLOSI A LUGLIO 2026
Il giovedì risulta essere il giorno più luttuoso della settimana, ovvero quello in cui si sono verificati più infortuni mortali a fine luglio 2026 (22,6%). Seguito dal lunedì (20,9%) e dal martedì (16,5%).
DENUNCE DI INFORTUNIO A FINE LUGLIO 2026: +5,3%
Le denunce di infortunio totali, registrate a fine luglio 2026, sono 368.085, in aumento del 5,3% rispetto a luglio 2025.
Il numero più elevato di denunce totali si registra nelle Attività Manifatturiere (41.778). Seguono: Costruzioni (22.382), Sanità (22.353), Commercio (19.801) e Trasporto e Magazzinaggio (19.635).
A luglio 2026, le denunce di infortunio presentate dalle lavoratrici sono 133.290 (104.479 in occasione di lavoro), mentre quelle degli uomini ammontano a 234.795 (203.325 in occasione di lavoro).
Infine, le denunce totali dei lavoratori stranieri sono 79.633 su 368.085 (circa 1 su 5), 66.839 in occasione di lavoro su un totale di 307.804 (ancora circa 1 su 5).