di Paola Iandolo
Valter Lavitola deve rimanere in carcere. Lo hanno deciso i giudici del tribunale del riesame di Roma respingendo l'istanza dei difensori - gli avvocati Sergio e Arturo Cola - di annullamento o di attenuazione della misura emessa nei suoi confronti i primi di agosto. Per l'indagato, reo confesso di essere il mandate dell'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, è stata confermata l'aggravante del metodo mafioso. Lavitola - si ricorda - aveva confessato agli inquirenti le sue responsabilità in relazione all'attentato, anche se aveva preso le distanze dalle modalità esecutive e dalla scelta di piazzare un ordigno. Scelta la cui paternità è stata attribuita al suo tuttofare Clesio Gomes Tavares che a sua volta, aveva ingaggiato i quattro irpini (tre in carce, una ai domiciliari) per portare a termine il piano dinamitardo.
Appello al Riesame
Intanto si attende la fissazione per i due irpini, presunti esecutori materiali, dell'Appello al Riesame. A presentare l'istanza i legali di padre e figlio, Antonio Passariello e Pellegrino D’Avino, difesi dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri. I due sono accusati di aver piazzato la bomba davanti all'abitazione del giornalista Rai.Il Gip del Tribunale di Roma - a fine agosto - ha rigettato l’istanza di attenuazione della misura cautelare per i due indagati, considerati gli esecutori materiali dell’attentato avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Torvajanica di Sigrido Ranucci.
Il rigetto
La decisione è arrivata dopo gli interrogatori resi - circa due settimane fa - davanti al pm della Dda di Roma Edoardo De Santis, il titolare dell’inchiesta sul raid intimidatorio. Già la Procura di Roma aveva espresso parere negativo all’istanza presentata dai difensori. Ora la parola è passare di nuovo al Tribunale del Riesame di Roma dove il rigetto è stato nuovamente essere impugnato. I dfue avevano deciso di parlare dopo due mesi dall'esecuzione della misura cautelare. Interrogatorio nel corso del quale hanno circoscritto il mandato ricevuto da Clesio Gomes Tavares, attualmente in Camerun.