Uno spray nasale sperimentale potrebbe aprire una nuova strada nella ricerca contro la malattia di Alzheimer. Uno studio italiano ha dimostrato, per ora in modelli animali e cellulari, che vescicole extracellulari derivate dalla membrana amniotica possono raggiungere il cervello, ridurre la neuroinfiammazione e proteggere le funzioni dei neuroni coinvolte nei processi di memoria.
La ricerca è stata condotta da studiosi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e del Centro di Ricerca E. Menni della Fondazione Poliambulanza. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Translational Neurodegeneration il 9 settembre.
Le vescicole raggiungono l’ippocampo
Il trattamento utilizza minuscole vescicole extracellulari prodotte da cellule stromali mesenchimali della membrana amniotica. Queste strutture trasportano molecole e segnali biologici capaci di influenzare il comportamento delle altre cellule.
Somministrate per via intranasale a topi con caratteristiche riconducibili alla malattia di Alzheimer, le vescicole hanno raggiunto l’ippocampo, area cerebrale fondamentale per la memoria e tra quelle maggiormente colpite dalla patologia. Qui sono state assorbite sia dai neuroni sia dalla microglia, le cellule impegnate nella sorveglianza e nella risposta immunitaria del cervello.
Negli animali trattati i ricercatori hanno osservato un miglioramento delle prestazioni cognitive, una riduzione dell’accumulo di beta-amiloide nell’ippocampo e una modulazione della risposta infiammatoria. Non sono invece emerse modifiche significative nella fosforilazione della proteina tau, altro elemento caratteristico dell’Alzheimer.
Effetti sulle sinapsi e sulla memoria
Lo studio indica inoltre un aumento di proteine coinvolte nella plasticità neuronale, nella trasmissione tra le cellule nervose e nei meccanismi della memoria. Il trattamento sembra quindi agire non soltanto sull’infiammazione, ma anche sull’ambiente nel quale operano neuroni e sinapsi.
Risultati compatibili sono stati ottenuti anche su neuroni umani derivati da cellule staminali pluripotenti di pazienti con Alzheimer sporadico. In laboratorio le vescicole hanno contrastato l’atrofia dei prolungamenti neuronali e favorito il recupero di alcune proteine sinaptiche.
Una ricerca ancora preclinica
I dati non indicano ancora l’esistenza di una nuova terapia disponibile per i pazienti. La sperimentazione resta in fase preclinica e saranno necessari ulteriori studi per stabilire sicurezza, dosaggi, efficacia e possibilità di trasferire questi risultati all’uomo.
La ricerca, tuttavia, rafforza una linea di studio che guarda oltre l’accumulo di beta-amiloide e tau, concentrandosi anche sulla neuroinfiammazione e sull’ambiente cellulare nel quale si sviluppa la degenerazione neuronale. La via intranasale potrebbe inoltre rappresentare uno strumento interessante per portare molecole biologicamente attive verso il sistema nervoso centrale.